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Centoventi opere per vedere il mondo cambiare forma: a Palazzo dei Diamanti la mostra Da Monet a Van Gogh a Kandinsky è un grande libro di storia dell’arte

Centoventi opere per vedere il mondo cambiare forma: a Palazzo dei Diamanti la mostra Da Monet a Van Gogh a Kandinsky è un grande libro di storia dell’arte

Attraversare le sale della mostra Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità è come sfogliare le pagine di un ottimo libro di storia dell’arte capace di riassumere in 120 opere il passaggio epocale della pittura europea tra il XIX e XX secolo. Il percorso proposto al Palazzo dei Diamanti è frutto della collaborazione tra Ferrara Arte, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, e del lavoro eccelso dei curatori Sandra Kisters e Vasilij Gusella: nove capitoli che saranno visitabili dal 19 settembre 2026 fino al 10 gennaio 2027, e che restituiscono le tappe salienti del passaggio epocale dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale.

Dalla prima stanza all’ultima passano meno di ottant’anni: siamo nell’Ottocento, alle origini del paesaggio moderno. Sulle pareti, pulite ed elegantissime, spiccano gli scorci della foresta di Fontainebleau riprodotti con soggettiva fedeltà da Théodore Rousseau e da altri grandi nomi dell’epoca della percezione del reale. Siamo lontani dall’estetica neoclassica, idealizzata e patinata, ma vicini alla più vera delle sensazioni. Il paesaggio si offre sincero, leggibile, pronto ad accogliere l’osservatore con le sue variazioni di luce colte con estrema precisione, eppure spesso solo frutto di un ricordo.

A catturare le vere sfumature dell’atmosfera, arrivano gli studiosi dell’impressione. I paesaggi diventano pennellate veloci per coloro che, dipingendo en plein air, provano a bloccare un magico istante. Ci troviamo attorno a metà Ottocento, e la società si muove più veloce sulle nuove reti ferroviarie: come sempre l’arte si lascia plasmare dalla realtà che vive, e ne scompone i caratteri per assecondarla o rivederne i canoni. Così i paesaggi diventano un po’ meno definiti, più veloci, ma sempre lontani da quella urbanizzazione che ha ancora bisogno di essere compresa. La vita moderna ha già girato l’angolo ma entra in punta di piedi nell’opera dei paesaggisti in mostra. In questa sezione, molto ben nutrita, troviamo – tra gli altri – Millet, Courbet, Jongkind e Daubigny pronti ad influenzare un giovane Monet.

Barbizon è il loro quartier generale, un paese vicino alla foresta di Fontainebleau; e da Barbizon, i loro canoni giungono fino all’Italia. Palizzi e Pasini sono i primi a frequentare il gruppo francese, mentre nei pressi di Firenze, i macchiaioli elaborano le loro novità tecniche. Il paesaggio è luce, ombra e sperimentazione anche per Signorini, Fattori, Sernesi e gli altri.

Telemaco Signorini, La luna di miele, 1862-63 / Olio su tela, cm 31,5 x 98 – Viareggio, Istituto Matteucci 

La velocità incombe, e i paesaggi iniziano a prendere vita. Un’installazione immersiva anticipa la preziosa sala degli impressionisti ed è impossibile non lasciarsi emozionare dai tratti composti e rapidi di Monet e del quadro che rappresenta questa mostra. Accanto a lui Sisley, Pissarro, Gauguin e Renoir scrivono una pagina fondamentale di questo libro di storia dell’arte. Il paesaggio diventa una percezione così soggettiva quanto universale e anche se i quadri chiedono di essere osservati da lontano, perdersi tra i dettagli delle pennellate è un’altra esperienza da non perdere.

Poi è il momento di Van Gogh. I colori escono dalle cornici: senza troppe sfumature, arrivano chiari ad impressionare il nostro sguardo. La scuola dell’Aia predilige le forme plastiche e i contrasti in questo viaggio verso la modernità, e i soggetti sono ancora poveri, testimoni di una realtà concreta e riconoscibile. La realtà continua a cambiare, e il postimpressionismo si interroga sulla soggettività. Non basta più rappresentare un paesaggio. Non basta nemmeno coglierne l’essenza tra luce e ombre. Superare la realtà significa viverla intensamente e coglierne i significati più simbolici, universali. Il paesaggio si carica di sensazioni, con colori sempre più forti e emblemi nascosti. Redon, Previati, Segantini e Signac rappresentano perfettamente questa fase, tra postimpressionismo e divisionismo.

Però negli stessi anni – e cioè nella seconda metà dell’Ottocento – qualcuno si lascia affascinare dal paesaggio urbanizzato tipico della vita moderna. Il ferrarese Boldini, a Parigi, include nella scenografia carrozze e cavalli, e così fa anche Degas in un’opera dal fascino ineguagliabile. Poi le strade, i ponti, le botteghe, fino agli interni di città. I ritratti entrano nel percorso espositivo per allestire una delle sale più interessanti: Degas racconta la danza, Toulouse-Lautrec lo spettacolo, Renoir torna con splendide fanciulle, e Picasso con una Donna seduta al caffé

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Il paesaggio moderno prende i caratteri di Boccioni e Sironi, nel vortice di un primo futurismo. La città corre sempre più veloce e con così tanta energia da perdere i contorni. Le figure si intrecciano, si nascondono, si perdono nelle sfumature perché la vera essenza della realtà non è imprigionabile in uno schema. L’astrazione è ad un passo di distanza. A Kandinsky il compito di portarci lontano dalle istantanee delle prime sale: l’interpretazione ha ora un nuovo significato quando si cerca di ricondurre colori e forme ad un soggetto. Un altro tipo di emozione prende il sopravvento: la calma del paesaggio diventa tensione spirituale e fascinazione primitiva. 

Poi l’involuzione. Abbiamo corso dietro ad un treno, abbiamo attraversato il caos della città, e l’ultimo quadro ci costringe alla frenata perfetta. Mondrian costruisce un nuovo ordine tra le linee pulite della sua Composizione N. II. Raccogliamo i pezzi di questa corsa alla frammentazione; ora riportiamo il respiro al solito ritmo e tuffiamoci nei riquadri bianchi della tela. Tutto torna al suo posto per scavare in profondità.

In questa mostra, arte, storia e realtà si intrecciano confondendo i loro ruoli. Il mondo visibile è un’interpretazione, la storia una percezione. Gli artisti parlano una lingua fatta di luci, ombre, colori e tratti; una lingua comprensibile anche a chi non la mastica. 120 capolavori della storia dell’arte per un viaggio che unisce l’Italia all’intera Europa, tutto tra le sale del nostro Palazzo dei Diamanti.

Piet Mondrian, Composizione N. II, 1929 / Olio su tela, cm 52 x 52 – Rotterdam, Collezione Museum Boijmans Van Beuningen. Dono degli amici dell’artista. Foto Studio Tromp
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