C’è una cosa che salta subito agli occhi passando da qualche giorno lungo corso Giovecca a Ferrara: l’enorme cantiere dell’antica sede centrale Carife (che da oltre due anni invadeva pericolosamente la carreggiata) è finalmente concluso. Non solo: alcuni striscioni lungo la facciata del palazzo annunciano il suo nuovo bellissimo corso con dettagli pittorici dei secoli passati. Palazzo Barbantini-Koch apre oggi una nuova pagina della propria storia e si ripresenta alla città come polo culturale di Ferrara de La Galleria BPER. Progettato all’inizio del Novecento come sede della Cassa di Risparmio di Ferrara, l’edificio in stile neorinascimentale torna così a essere un luogo aperto alla collettività, dopo un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione.

Entrarci di nuovo dopo tanti anni fa una certa impressione – personalmente non ci mettevo piede da quando ero bambino – un po’ perché gli stilemi imponenti e maestosi che lo hanno sempre caratterizzato sono ancora tutti al loro posto ben riconoscibili, in dialogo con gli interventi di ammodernamento eleganti ma sobri, funzionali e moderni, a mio avviso di grande gusto. E un po’ perché quando si parla della sede di quella che ha rappresentato la banca di questo territorio per oltre un secolo, non si può prescindere dal ricordarne la sua dolorosa fine, gli strascichi legali e finanziari, i traumi e i danni che ha causato a migliaia di risparmiatori. Un vero e proprio terremoto finanziario, qualche anno prima di quello vero: una ferita ancora aperta che ha segnato un prima e un dopo. Fa piacere dunque che le porte di Palazzo Barbantini-Koch siano di nuovo aperte a tutti i ferraresi, come nuovo polo museale ma anche culturale, partendo proprio dal protocollo d’intesa siglato con la Fondazione di Ferrara, ente del Terzo Settore da poco nato in continuità con la Fondazione Estense, a sua volta evoluzione della Fondazione Carife. La Fondazione trasferirà a breve la propria sede proprio nel palazzo.


Un palazzo che mette in dialogo arte, architettura e memoria
Il nuovo polo fa parte del progetto de La Galleria BPER, la realtà che dal 2017 coordina la Corporate Collection del Gruppo bancario modenese. La Galleria promuove mostre, progetti scientifici e iniziative educative, e collabora con altre istituzioni culturali, mettendo in relazione opere, territori e comunità.
Con Ferrara salgono così a tre le principali sedi dei Poli Culturali BPER: la prima è Modena, con Palazzo San Carlo, sede storica della banca che ospita la Pinacoteca BPER e la direzione scientifica del progetto; la seconda è L’Aquila, con Palazzo Farinosi-Branconi, riaperto a settembre 2026 con un percorso permanente dedicato all’arte dell’Italia centrale e meridionale dal Quattrocento al primo Novecento.
Il Polo è concepito come un luogo attivo, in cui collezione, archivio, mostre, attività educative e ricerca costruiscono nuove occasioni di conoscenza e partecipazione. L’accordo con la Fondazione di Ferrara prevederà infatti iniziative congiunte: eventi, giornate di studio, seminari, visite, attività di divulgazione scientifica ed editoriale, percorsi formativi e tirocini.


La collezione permanente: cinque secoli d’arte ferrarese
Al piano nobile il percorso Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente, a cura di Lucia Peruzzi e Luciano Rivi, presenta 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe, distribuite in 18 sale per circa 760 metri quadrati. Attraversa oltre cinque secoli di storia dell’arte, dal Rinascimento al Novecento. I nuclei storici dell’ex Cassa di Risparmio di Ferrara dialogano con opere provenienti da altre raccolte della Corporate Collection BPER. Una raccolta formatasi nel tempo, tra acquisizioni, recuperi, donazioni e depositi.


Il percorso racconta insieme la storia dell’arte e quella del collezionismo bancario ferrarese: la sezione dedicata all’arte antica ricostruisce infatti la tradizione collezionistica locale e la geografia culturale estense. Tra le opere esposte figurano l’Allegoria del Buon governo di Gaspare Venturini, originariamente parte dell’apparato decorativo del Camerino dei Libri voluto dal duca Cesare d’Este per Palazzo dei Diamanti, e il Ritratto di Gabriele Tadino di Tiziano e bottega (qui sotto riprodotte in foto).




Quella sull’Ottocento e sul Novecento restituisce la vitalità della cultura ferrarese attraverso artisti come Gaetano Previati, Giuseppe Mentessi, Filippo de Pisis, Achille Funi, Arrigo Minerbi e Jules Pierre Van Biesbroeck.






Le mostre temporanee: si parte con VANITAS
L’apertura del Polo coincide con l’avvio del programma espositivo temporaneo. Dall’8 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 il palazzo ospita VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, in collaborazione con 24 ORE Cultura. Con oltre 40 opere tra dipinti e sculture, la mostra ripercorre la rappresentazione del fiore nell’arte italiana tra Ottocento e primo Novecento, da Francesco Hayez a Felice Casorati, attraversando Romanticismo, Naturalismo, Divisionismo, Decadentismo e Simbolismo. Il fiore diventa chiave di lettura di temi universali come bellezza e fragilità, vita e caducità, desiderio e perdita.


Dall’8 ottobre, in dialogo con la mostra, l’artista spagnola Doa Oa presenta inoltre Nontiscordardimé, un intervento site-specific dedicato alla fragilità del vivente, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità.







Archivio storico, installazioni e didattica
Il Polo porta all’attenzione del pubblico anche la memoria documentaria della città: l’Archivio storico BPER, confluito nel 2017 con l’incorporazione di Nuova CARIFE, conserva per la sola ex Cassa di Risparmio circa 570 metri lineari di documentazione, con serie amministrative e contabili che risalgono al 1838. Registri, verbali, carteggi, fotografie ed elaborati progettuali permettono di ricostruire le trasformazioni economiche, sociali, urbanistiche e culturali di Ferrara tra Otto e Novecento.

Le porte che si aprono sulla storica Sala del Consiglio recano in cima il motto latino “In die bona fruere bonis et malam diem praecave”, che significa nei giorni buoni goditi i beni e preparati al giorno cattivo: insomma, quando le cose vanno bene goditi ciò che hai, ma pensa fin da subito ai tempi difficili che potrebbero arrivare. Con il senno di poi rileggere questa frase suona tristemente ironico.
All’interno della sala il progetto narrativo e multimediale I Palazzi Testimoni di BPER racconta l’edificio come un palinsesto, in cui leggere le tracce delle vicende che lo hanno attraversato.


In generale è molto interessante anche il linguaggio visivo che all’interno del palazzo integra grafica, strutture tridimensionali e dispositivi digitali. Il sistema comprende tre installazioni riunite sotto il titolo FRAGMENTS, concepite per mettere in relazione l’architettura, le opere e la memoria dell’edificio. Nell’ingresso una struttura a “L” alta quattro metri con schermo, nel foyer delle mostre temporanee una specchiera di dodici monitor che alterna dettagli delle opere e riflessi dei visitatori, e nella Sala del Consiglio una timeline luminosa con postazioni interattive. Sulla facciata, quattro banner alti oltre quattro metri rendono come detto ben riconoscibile il Polo anche dalla strada. Il palazzo comprende anche una sala conferenze, spazi per la didattica, laboratori di restauro e depositi. La proposta educativa, progettata da Civita Mostre e Musei, offre alle scuole di ogni ordine e grado visite interattive, itinerari tematici e laboratori, con particolare attenzione agli studenti con bisogni educativi speciali e disabilità.


Un museo e un monumento: storia di Palazzo Barbantini-Koch
Palazzo Barbantini-Koch è uno degli edifici più rappresentativi della stagione dell’architettura bancaria italiana tra Otto e Novecento. Nacque da subito come nuova sede della Cassa di Risparmio di Ferrara: nel 1903 l’ingegnere ferrarese Luigi Barbantini (zio del più noto critico d’arte Nino Barbantini) ricevette l’incarico del progetto definitivo. All’impianto distributivo contribuì una commissione tecnica formata da Giacomo Duprà, Cleto Gasparini e dall’architetto e ingegnere romano Gaetano Koch, già progettista dell’omonimo palazzo romano sede della Banca d’Italia, le cui somiglianze stilistiche sono evidenti.


Il progetto fu approvato nel 1905. I due nomi che oggi ricordiamo per questo palazzo non riuscirono purtroppo a vederlo completato: Barbantini morì nel 1907 e Koch nel 1910, ma il cantiere proseguì con Attilio Muggia e Gualtiero Pontoni, affiancati da Paolo Sironi per i dettagli decorativi e il palazzo venne completato nel 1911. Il progetto organizzava l’edificio attorno a due grandi spazi centrali illuminati dall’alto e a un monumentale scalone principale. Alla realizzazione parteciparono maestranze specializzate anche fuori Ferrara: Leins & C. di Stoccarda per i serramenti, Bombelli di Milano per le cancellate, Maccaferri di Bologna per i ferri battuti, e fornitori di marmi di Chiampo.
Negli anni Trenta, in vista del centenario della Cassa, gli ambienti di rappresentanza furono rinnovati con un intervento diretto da Carlo Savonuzzi e Giuseppe Gatti Casazza, che ne ridefinì alcuni aspetti secondo il linguaggio architettonico dell’epoca. L’edificio conserva così le tracce di più fasi progettuali. Il recente restauro ha puntato a mantenerle leggibili, adeguando al tempo stesso gli spazi alla nuova vocazione culturale.

L’apertura al pubblico è prevista da giovedì a domenica, dall’8 ottobre 2026. Informazioni e prenotazioni sul sito lagalleriabper.it

