Otto storie per far rivivere antiche voci del passato ferrarese


Vi siete mai trovati nella non facile situazione di scrivere di un’opera di cui si è entusiasti all’interno di un contesto formale o, comunque, in una situazione che richiederebbe un po’ di sereno distacco? Ecco, è questa la mia particolare difficoltà nello scrivere queste note di recensione della raccolta di otto racconti Voci estinte cantano di Enrico Scavo (Ed. Officina Libraria, Roma, 2026).

E proprio dall’autore bisogna partire per provare a raccontare quanta ricchezza di inventiva e di conoscenze è racchiusa in soli otto racconti. Enrico Scavo è un giovane e brillante Dottore di ricerca in Musicologia e Storia della Musica presso l’Università di Ferrara, la sua tesi, scelta per la pubblicazione presso la casa editrice Libreria Musicale Italiana nel 2024, descrive con cura e dettaglio l’esperienza de: “L’Accademia della Morte di Ferrara: l’oratorio e il primato di Giovanni Battista Bassani”, un argomento poco noto al grande pubblico che racconta forse gli ultimi fulgori musicali della città estense in epoca barocca e quindi già lontana dai fasti del Ducato Estense (e che in qualche modo torna in uno degli otto racconti attuali).

Con Voci estinte cantano, Scavo – buona penna creativa! – decide di fare un salto carpiato passando dalla pubblicazione tecnica e accademica all’ambito narrativo, più precisamente a quello storico narrativo musicale a sfondo biografico. Si tratta di un filone che sta vivendo un piccolo revival dopo quel momento magico segnato dalla pubblicazione di Tous les matins du monde di Pascal Quignard (1991), romanzo sul rapporto tra il compositore Marin Marais e il suo Maestro Monsieur de Saint Colombe, che diede poi spunto all’omonimo film della stessa annata con Gérard Depardieu. Revival, dicevamo, poiché sono recenti i lavori con cui è giusto confrontare il libro di Scavo: pensiamo al magnifico e misurato L’affare Vivaldi di Federico Maria Sardelli (2015), al più recente Lucietta – Organista di Vivaldi dello stesso autore (2023), oppure al più immaginifico Madrigale senza suono di Andrea Tarabbia (2019) o il romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa del 2008, che ha visto anche una trasposizione cinematografico lo scorso anno.

Enrico conosce bene questi autori e ha saputo attingere a piene mani da queste esperienze per dare vita a otto racconti legati a personaggi musicali – vite sospese del passato estense – in cui l’equilibrio tra episodi storico-biografici e invenzione narrativa è sempre saggiamente dosato, creando la giusta tensione “musicale” (ci sembra il caso di aggiungere) che tiene incollato il lettore. E qui subito un’avvertenza importante: si tratta di un libro per tutti, non bisogna aver studiato in Conservatorio per godere di questi racconti, anzi si può ben dire che questo libro ha due piani di lettura. Il primo è squisitamente narrativo, capace di generare nel lettore neofita coinvolgimento per le vicende narrate, curiosità riguardo a temi e personaggi musicali (maggiori e minori), interesse per i luoghi storici della città di Ferrara e dei suoi dintorni più volte descritti da Scavo; il secondo livello di lettura è, invece, storico e musicale, per un lettore più esperto dei temi, il quale potrà godere di citazioni, riferimenti e arguzie inserite in ogni racconto.

Si tratta, allo stesso tempo, anche di una piccola storia di Ferrara dal suo momento di massimo splendore – il ducato degli Este – al ‘900, passando attraverso un lento decadimento di usi e costumi, ben tangibile sia nei racconti che riguardano personaggi più noti della storia cittadina, sia in quelli minori e, forse, proprio per questo più vicini alla quotidianità. Attraverso i secoli, ascolterete mutare lo stile di scrittura che si adegua alla contemporaneità del racconto, rendendo tutto più vivo e verosimile. Le capacità di scrittura di Scavo sono messe alla prova non solo della storia, ma anche del genere: l’autore si cimenta con disinvoltura attraverso il genere comico, quello drammatico ed elegiaco, cedendo solo poche volte a una generosità “gongorina” nelle descrizioni, frutto di un’evidente coinvolgimento personale nelle vicende raccontate, di un’approfondita conoscenza e di un intimo legame con i luoghi più rappresentativi di Ferrara.

Notate bene il virtuosismo: chi vi scrive fa lo sforzo di non accennarvi mai ai personaggi dei racconti. Vi assicuro che ve ne parlerei per ore… Ma vi toglierei tutto il divertimento della scoperta affascinante di questo nuovo piccolo libro.


Il prossimo appuntamento con l’autore è venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 17.30 al Museo Archeologico Nazionale, con ingresso libero fino a esaurimento posti.

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