Intervista a Ruggero Tosi, delegato CONI a Ferrara, per capire da dove possono arrivare i prossimi olimpionici ferraresi
Cosa manca a Ferrara per diventare davvero una capitale dello sport? Il riconoscimento di Città Europea dello Sport 2027, arrivato nel corso del 2025, serve a certificare l’impegno della comunità verso l’attività sportiva e il movimento, ma forse stride un po’ con un momento storico nel quale le realtà di squadra più note sgomitano in campionati di rilievo modesto. In compenso Ferrara esprime una vivacità e una varietà sportiva che può essere anche misurata concretamente dalle analisi degli specialisti del settore.
Recentemente il quotidiano Il Sole 24 ore ha redatto la graduatoria delle province più sportive d’Italia: Ferrara si ritrova al 61° posto, e volendo dettagliare ancora di più, al 78° posto per quanto riguarda gli sport di squadra, mentre sale al 59° per gli sport individuali.
Siamo quindi più forti da soli che in squadra?
Mossi dalla curiosità di capire meglio questo dato, e conoscere qualche anticipazione sui prossimi atleti ferraresi che voleranno alle Olimpiadi, abbiamo intervistato Ruggero Tosi, delegato provinciale del CONI.

L’indice di sportività mostra una Ferrara tutto sommato competitiva nelle discipline individuali, ma un po’ debole negli sport di squadra. Da dove nasce, secondo lei, questo divario?
“Purtroppo gli sport di squadra hanno bisogno di molte più risorse, sia gestionali sia tecnico-sportive, che negli ultimi anni sono un po’ mancate. Sappiamo che è fallita la SPAL e che hanno avuto difficoltà anche il basket, la pallamano e la pallavolo. A mio parere, però, ci sono comunque la vitalità e la volontà di restituire prestigio a queste squadre. La nuova proprietà della SPAL ha risorse e idee chiare. La Ferrara Basket, che è in serie B, continua a lavorare per restarci e la dirigenza ha idee e progetti interessanti, con ricadute non solo tecniche, ma anche sociali. Anche la 4 Torri Volley, che è in serie B, sta cercando di ambire a qualcosa di più. È anche vero che, in una città piccola come Ferrara, le risorse sono sempre state piuttosto limitate e le permanenze ai massimi livelli (le rispettive serie A) non sono mai stata lunghissime“.

È quindi soprattutto un problema economico e organizzativo oppure manca una vera filiera che accompagni i ragazzi dal settore giovanile all’attività di alto livello?
“Le risposte sono un po’ entrambe. Se pensiamo, a esempio, al basket, una società come la Vis non fa attività di alto livello coi senior, ma si dedica soprattutto al settore giovanile e qualche mese fa ha vinto il suo campionato di competenza ed è arrivata seconda a livello nazionale con l’Under 19. Nelle categorie professionistiche o semi-professionistiche, invece, Ferrara si è sempre dimostrata un po’ debole. Il tessuto imprenditoriale ferrarese non è mai stato in grado di sostenere per lunghi periodi società di livello professionistico, perché richiedono investimenti sempre più ingenti. Sono però fiducioso e vedo che qualcosa si sta muovendo. A questo si aggiunge un aspetto più sociale che sportivo. Lo sport in Italia si autofinanzia: una parte di quello che le società spendono per far fare attività a un ragazzo viene dalla quota, mentre l’altra è sostenuta dagli sponsor e dalle amministrazioni, che offrono un aiuto per gli impianti o altro. Questo circolo, che ha sempre funzionato abbastanza bene, adesso si sta indebolendo: sempre più famiglie hanno difficoltà economiche e i ragazzi rischiano quindi di non poter fare sport. Di conseguenza, si riduce anche la possibilità di individuare e valorizzare nuovi talenti“.
Dal suo punto di vista quali società stanno lavorando meglio sui giovani?
“Secondo me, tutte stanno investendo molto sui giovani. La Pallamano Ferrara quest’anno è stata promossa in serie A Silver e ha una squadra completamente ferrarese. Lo stesso vale per la 4 Torri Volley, in cui ci sono giocatori cresciuti a Ferrara. A mio parere, quindi, l’attività giovanile produce buoni risultati. Bisognerebbe però fare in modo che questi giovani avessero anche la possibilità di continuare a Ferrara nelle società di alto livello, cosa che non sempre è garantita. Tra le altre realtà che stanno lavorando molto bene possiamo citare l’Hockey Bondeno, che nel 2023 ha vinto anche lo scudetto, e il Tennis Tavolo Ferrara (di cui avevamo parlato approfonditamente ad aprile 2026), che può contare su Pietro Andreoli, un ragazzo molto giovane premiato recentemente anche dal Panathlon. Nel basket vanno citate sia la Benedetto Cento sia la Pallacanestro 4 Torri, mentre nel pattinaggio artistico Pattinatori Estensi e la squadra del Quadrifoglio, che ha vinto titoli a livello nazionale ed europeo. Si tratta spesso di sport meno conosciuti, che ricevono attenzione in occasione di un risultato importante, ma poi rischiano di essere dimenticati“.


In quali discipline Ferrara ha maggiori probabilità di portare un atleta alle Olimpiadi del 2028?
“Fortunatamente due ci sono già arrivati nelle più recenti edizioni. Nel canottaggio c’è Luca Rambaldi, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Parigi 2024, che ci auguriamo possa partecipare anche alle prossime. Nella canoa, invece, c’è Marta Bertoncelli, che ha già partecipato a due edizioni. In questa disciplina raggiungere un livello così alto è complicato, perché partecipa l’equipaggio, non l’atleta. Tra le eccellenze c’è poi Filippo Pelati, che nel nuoto artistico ha conquistato due bronzi ai Mondiali del 2025 e quattro medaglie agli Europei del 2026. Fra le giovani promesse dell’atletica invece, un giovane talento emerso recentemente è Alessandra Bighi, che ha vinto la medaglia d’argento agli Europei Under 18 con un record di 1,82 metri nel salto in alto. Secondo me questa ragazza farà ancora parlare di sé. Forse è un po’ presto per parlare delle prossime Olimpiadi, però agli Europei ha migliorato di cinque centimetri il suo record personale: significa che ha capacità tecniche e qualità importanti. Nel tennis, invece, a livello italiano ci sono così tanti campioni che sta diventando più difficile emergere. Carlo Alberto Caniato sta raggiungendo un livello eccezionale e speriamo che più avanti possa ambire anche lui a un traguardo così importante. Un altro ambito di eccellenza è la ginnastica artistica: la PGF ha vinto il campionato italiano due anni fa ed è diventata una realtà di livello nazionale di primo piano. Ha anche un ragazzo in Nazionale, Steven Matteo. Per cui le prospettive olimpiche di Ferrara rimangono interessanti“.
Ferrara sarà Città Europea dello Sport nel 2027 e da due anni a questa parte ha dato vita allo Sport Festival voluto dall’assessorato. Nota un movimento e un maggiore interessamento?
“Sì, in questo senso c’è sicuramente una notevole vivacità. Il tessuto sociale delle società sportive, a parte le grandi società, è composto soprattutto da piccole realtà che vivono della limitata visibilità che viene data loro. Avere la possibilità di far conoscere la propria attività e magari avvicinare qualche bambino in più allo sport è certamente un’iniziativa encomiabile, e di questo va dato atto. Il CONI ha sempre lavorato per promuovere lo sport per tutti e diffondere una vera cultura sportiva, partendo dalle scuole, perché questa responsabilità non può essere affidata soltanto alle società“.

Oltre alle scuole e ai problemi economici, quali altri impegni concreti servirebbero? C’è anche un problema di personale e volontariato?
“La questione del volontariato è sempre più difficile, sia per ragioni anagrafiche sia per come è cambiata la società. In questo quadro si è inserita in modo incisivo la riforma dello sport, che ha cercato di regolamentare un sistema fondato sul volontariato. Ora tutti i lavoratori dello sport devono essere inquadrati e questo ha messo in difficoltà le piccole società. Per tenere un bilancio in regola serve infatti il contributo di un commercialista, con oneri aggiuntivi che tolgono energie e risorse. Probabilmente anche il settore sportivo deve evolversi, perché il mondo cambia e noi non possiamo rimanere indietro“.
“A questo si aggiunge un tema che mi è sempre stato caro: lo sport inteso come legame sociale. Molte società soffrono perché non hanno un impianto che possa essere davvero la loro casa. Gli impianti vengono concessi a ore, le società devono presentarsi in determinati orari e spesso tengono l’ufficio, e persino i palloni, a casa del presidente o dell’allenatore. Basti pensare che alcune scuole non hanno neanche una palestra. La possibilità di avere un punto di riferimento dal punto di vista dell’impiantistica darebbe un forte impulso. Bisogna trovare agevolazioni che permettano alle società che lavorano bene di avere una propria casa, senza costi di gestione difficili da sostenere, e un sistema di bandi che le metta nella condizione di gestire gli impianti. Ne beneficerebbe anche l’amministrazione comunale, perché chi gestisce un impianto in genere lo tiene molto bene. Avere una sede riconoscibile è molto importante per una società sportiva. Non dovrebbe essere soltanto il luogo in cui portare un figlio o una figlia a fare attività, ma un punto di ritrovo dove le famiglie possano fermarsi a parlare, fare amicizia e integrarsi. Una vera casa sportiva in cui riconoscersi, scambiare emozioni e opinioni e rafforzare il legame tra cittadinanza e comunità. Per me questo aspetto sociale è fondamentale“.
Per risalire nell’indice di sportività, Ferrara può farcela nel breve termine?
“Questo dipende molto dal tessuto imprenditoriale. Tutte le volte che ne ho la possibilità ringrazio coloro che considero dei veri mecenati. Purtroppo la riforma dello sport non fa differenza tra chi investe risorse nel professionismo e chi nel dilettantismo. In genere il piccolo sponsor, che può essere anche l’insegna del bar o del negozio di paese, non ha un ritorno concreto. Lo fa perché è un amico o un appassionato. L’appello che faccio all’imprenditoria è quindi quello di sostenere lo sport, non soltanto per un ritorno d’immagine, ma anche per contribuire a creare un beneficio sociale importante per tutto il territorio“.

Fuori dal capoluogo ci sono altre realtà particolarmente brave nel lavoro che stanno facendo?
“Ci sono società valide, però tutte senza ambizioni di alto livello. Purtroppo, nei centri più piccoli, è sempre esistito un po’ di campanilismo che può ostacolare la crescita. Si dovrebbe invece capire che, collaborando con le altre società, si potrebbe permettere ai ragazzi di eccellere e raggiungere risultati migliori“.
Infine, per quanto riguarda lo sport praticato dagli adulti e l’attività non agonistica, ci sono associazioni o risultati da ricordare?
“Sì, eccome. Possiamo ricordare Fulvio Bussolari, vincitore del campionato italiano Master di nordic walking, e Antonio Boldrini, che ha conquistato il titolo mondiale ai Master CrossFit Games 2026. Abbiamo enti di promozione fortemente radicati nel territorio. Sia UISP sia CSI, insieme agli altri enti all’interno del CONI, propongono attività che favoriscono la pratica sportiva in età adulta. Organizzano anche campionati di ciclismo, corsa, podismo e tante altre discipline. I risultati che si ottengono anche in età adulta rispecchiano il mio modo di vedere lo sport: prima un bambino dovrebbe fare attività sportiva a scuola, poi entrare in una società e praticare sport agonistico seguendo un percorso adeguato. Se riceve queste basi, continuerà a praticare sport per tutta la vita“.
Riguardo al tema degli impianti sportivi, è stata presentata da pochissimo (il 10 ottobre) la Cittadella Sport Village, un progetto che nasce dall’idea di riunire tutto lo sport in un unico villaggio. Un’area di 55.000 metri quadrati che comprende quattro impianti storici di Ferrara: il campo di atletica Lenzi, il motovelodromo Coppi, il pattinodromo Buriani e il tennis club ex Circolo Le Mura. Un polo multisport pensato per accogliere oltre venti discipline sportive tra cui: atletica, ciclismo, calcio, tennis, padel, pickleball, pattinaggio, beach volley e beach tennis.

Molte attività sono già operative, altre lo saranno nei prossimi mesi. L’intenzione è fare della Cittadella non solo un luogo dove praticare sport, ma anche uno spazio di incontro per atleti, famiglie e cittadini di tutte le età. “Senza gli impianti non si fanno i campioni, non si fanno gli atleti“, ha detto durante la presentazione Mirko Rimessi, responsabile della comunicazione del CONI di Ferrara, sottolineando l’importanza di strutture adeguate per la crescita dello sport sul territorio. La sfida sarà offrire nuove opportunità alle società sportive e ai ferraresi, valorizzando strutture che hanno già una lunga storia alle spalle. Senza dimenticare la dimensione sociale, perché, come ha sottolineato il consigliere regionale Paolo Calvano, “Fare sport è un modo davvero per voler bene a se stessi e stare bene insieme agli altri“.
La riqualificazione degli impianti si inserisce nella prospettiva di Ferrara Città Europea dello Sport, e a tal proposito abbiamo chiesto qualche anticipazione su questo progetto direttamente all’assessore comunale dello sport, Francesco Carità. “Per noi unire il turismo allo sport e cercare di dare visibilità a questa città è la politica che abbiamo messo in campo in questi anni“, ha spiegato l’assessore, sottolineando la volontà dell’amministrazione di valorizzare gli impianti cittadini anche attraverso manifestazioni di rilievo nazionale e internazionale.

Un percorso già avviato con iniziative come il Ferrara Sport Festival, che nell’ultima edizione ha coinvolto circa 120 società sportive e ospitato 240 eventi in tre giorni. Guardando al 2027, tra gli appuntamenti annunciati figurano il ritorno della maratona cittadina a febbraio, assente nella sua formula completa da circa dieci anni, un evento mondiale di jiu-jitsu brasiliano e una manifestazione nazionale di scherma, che tornerà a Ferrara dopo circa venticinque anni. L’obiettivo è richiamare in città atleti, appassionati e visitatori da ogni dove, facendo conoscere Ferrara anche attraverso le sue manifestazioni sportive.
