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A Gaibana non c’è un bar ma c’è ArtiFicio, dove si fa arte e si beve il tè

A Gaibana non c’è un bar ma c’è ArtiFicio, dove si fa arte e si beve il tè

Cosa sapevamo della frazione di Gaibana, fino a un anno fa?
Abitanti: 296. Famiglie: 135. Chilometri da Ferrara: 12. Linee di trasporto pubblico TPER: 344/345. Storia: si sviluppa lungo la via Ravenna – antico corso della strada Adriatica, ora affiancato da una superstrada – tra le frazioni di Gaibanella e Monestirolo. Accanto le scorre il canale di Primaro e deve il suo nome al taglio dell’argine destro del Volano, al seguito del quale si formò una Fossa detta di Gaibana. La località figura tra le arimannìe (terre fiscali speciali, trasmesse per vie ereditarie) nei capitoli stabiliti tra Alessandro III e l’Imperatore Federico Barbarossa (1177). Elemento di pregio della frazione è la Chiesa parrocchiale della Natività, di origine romanica documentata fin dal XI secolo.

Cosa sappiamo invece ora, un anno dopo che un gruppo di artisti, attori, registi, danzatori e musicisti è entrato proprio a ottobre 2025 in quelle che erano le ex scuole di Gaibana, abbandonate da 30 anni? Loro sono la compagnia Arti Teatro (acronimo per Area Ricerche Teatrali Indipendenti), riunito nell’associazione Carpa (acronimo per Centro Artistico di Ricerca Periferie Attive) e noi siamo andati a trovarli per raccontarvelo.

Nel 2023 il Comune di Ferrara aveva annunciato l’aggiudicazione dei lavori di riuso e rifunzionalizzazione dell’edificio delle ex scuole di Gaibana: un impegno economico di 482.338,58 euro (su un totale di 643.500) nell’ambito della Missione 5 del PNRR dedicata alla rigenerazione urbana. L’intervento (ancora non completamente concluso, perchè sono stati fatti significativi lavori di recupero degli ambienti al piano terra e in parte del primo piano, che però ancora non è agibile) ha permesso di assegnare lo stabile ad una realtà culturale che già da anni operava nel territorio e aveva fatto richiesta di una sede: la concessione è in comodato d’uso per una durata di sei anni, rinnovabile. Così oggi le ex scuole si chiamano ArtiFicio, come annuncia un pannello blu sulla facciata, e ospitano ancora lezioni. Solo sono diverse da quelle di un tempo.

“Quando ci hanno proposto questo luogo siamo rimasti stupiti, ci siamo subito interrogati sul problema della distanza dalla città e della mobilità, che è poi lo stesso che vivono gli abitanti di questa frazione. Ma dopo qualche momento di titubanza, ci è sembrato rispondere in pieno alla nostra volontà di lavorare sulle periferie, che siano urbane o rurali come questa. Al nostro arrivo c’era perplessità: nessuno sapeva chi fossimo, e noi stessi avevamo un’identità variegata, composita, in divenire. Poi abbiamo iniziato ad organizzare incontri periodici con chi vive qui, li abbiamo chiamati Scintille, per accendere una luce. Volevamo conoscere le persone, le loro storie, le loro necessità. Così si è creato un rapporto di fiducia tale, che quando a settembre di quest’anno abbiamo organizzato il festival internazionale del teatro urbano Gad | Gesto Azione Drammaturgia sotto il grattacielo, in tanti sono venuti non solo a vedere, ma a darci concretamente una mano“.

Loro sono Arti Teatro, e cioè Marco Luciano, Veronica Ragusa, Francesca Caselli, Flavia Lepizzera, Giulia Provenzano, Zhenya Gavrilova, Giulio Belletti, Stefano Galassi, Giacomo Maccanti, Andrea Zerbini, Franco Campioni. Creano spettacoli, iniziative, festival, progetti in carcere e nelle scuole e arrivano da città diverse: prima di fermarsi a Gaibana hanno attraversato l’Italia da Sud a Nord. Arti Teatro nasce infatti a Napoli nel 2007: già allora l’obiettivo era costruire uno spazio di ricerca fuori dai percorsi più convenzionali.

EROI/atto primo elaborazione e regia di Lucio Colle Liberamente da J.P. Sartre con Marco Luciano

La compagnia aveva trovato casa in una vecchia cisterna romana sotterranea, trasformata in luogo teatrale. Lì il gruppo aveva organizzato «L’indispensabile», una rassegna permanente che ha ospitato oltre trecento compagnie. Nel 2013 Arti Teatro si trasferisce a Torino, dove ha gestito per diversi anni la sala teatrale Danilo Dolci e partecipato alle esperienze di aggregazione culturale della città. Nel 2017 arriva a Ferrara grazie a una collaborazione con il Teatro Nucleo, con cui si era sviluppato un rapporto artistico e umano. Poi la compagnia ha scelto di riprendere progressivamente il proprio percorso autonomo e si è dotata anche di una struttura organizzativa: così nel 2020 è nata Carpa.

Quando hanno ricevuto le chiavi dell’edificio non conoscevano ancora il territorio e prima di immaginare un programma di attività, hanno scelto di cominciare dal dialogo con gli abitanti. Il primo appuntamento? Una castagnata: un modo semplice e diretto per aprire le porte e cominciare a conoscersi.

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“Poi sono arrivate le lettere scritte a mano e lasciate nelle cassette della posta, inviti personali a partecipare agli incontri. Al primo appuntamento si sono presentate una ventina di persone, al secondo sono diventate una quarantina. Insieme abbiamo cercato di capire che cosa c’è e che cosa manca nella frazione e ci siamo accorti, per esempio, che non esiste un bar o un vero luogo di aggregazione raggiungibile a piedi. Ma le persone hanno voglia di stare insieme, di conversare, di bere un caffè: per questo prima ancora di proporre attività specifiche abbiamo messo lo spazio a loro disposizione. Da allora gli incontri sono proseguiti davanti a un tè o un aperitivo, mettendo sul tavolo i bisogni della frazione, e le attività che potrebbero trovare spazio nell’edificio, oltre alle competenze e passioni di chi vive a Gaibana. Abbiamo scoperto che qui vive Max Guarini, un bravissimo pittore che abbiamo coinvolto in un laboratorio. Poi c’è Carolina che è arteterapeuta. Ognuno ha messo a disposizione le proprie capacità“.

È così che ArtiFicio ha cominciato a diventare qualcosa di più di una sede per le prove o di una sala in cui ospitare spettacoli ed è il nome stesso a raccontare questa idea: ArtiFicio è il luogo in cui Arti Teatro realizza le proprie produzioni, ma anche un posto in cui la creatività può circolare, contaminarsi e diventare patrimonio condiviso: “vorremmo che diventasse un cantiere culturale permanente, un incubatore di idee, di progettualità, di bellezza impiantato in un luogo ad impronta rurale, una periferia che si sposa bene con le nostre intenzioni e con quello che avevamo sognato di fare quando abbiamo aperto questa associazione“.

Quindi, un anno dopo, cosa sappiamo di Gaibana?
Sappiamo che la serie di spettacoli, musica e laboratori di «VoltaGaibana» ha raccolto “oltre 1500 presenze, in cinque giornate, un risultato significativo per una frazione di queste dimensioni: gli anziani scoltavano le esibizioni dei giovani rapper e un bar della zona (La Stella del Sud, nella frazione di Giabanella) ha preparato i pasti per gli artisti, chiedendo soltanto il rimborso delle spese. Da lì abbiamo capito che stavano iniziando a sentirsi parte del progetto“. Sappiamo anche che il progetto fotografico «La classe e l’acqua», in collaborazione con il fotografo ferrarese Daniele Mantovani, ha riportato in aula gli abitanti che hanno un legame con quelle stesse aule, perchè raccontassero i ricordi di un edificio che oggi sta vivendo una nuova vita. Gaibana è diventata anche un po’ più internazionale, perchè dal 2025 sono passati dalla frazione artisti da tutto il mondo: Parvathy Baul dal’India, Robert Jakobsson di Theater Albatross dalla Svezia, Eugenio Barba e Julia Varley da Italia e Danimarca, Daniel Jacewicz di Teater Brama dalla Polonia, Yalan Lin da Taiwan, Teatro Cenit dalla Colombia e anche il Festival GAD ha ospitato compagnie da diversi paesi.

La città che Danza @ festival GAD 2026 Gesto Azione Drammaturgia / foto di Francesco Galli

“Noi non portiamo qualcosa a qualcuno ma siamo convinti che sia il posto a trasformare il nostro modo di vedere l’arte e la sua funzione“, ci spiega Luciano. E infatti gli fa eco Ragusa: “Le esigenze emerse durante gli incontri stanno già orientando le prossime attività e tra queste c’è il filò, la tradizionale occasione di ritrovo in cui si conversa, si cuce, si condivide ciò che si sa fare e ciò che si ha. Sono state soprattutto alcune donne della frazione a raccontare quanto manchi un momento di questo tipo. Vorrei intrecciarlo con un percorso dedicato al femminile e alle arti performative, anche attraverso la rete internazionale Magdalena Project, di cui faccio parte e che riunisce donne impegnate nelle arti della scena“. Poi, se si riusciranno a trovare i fondi per completare la ristrutturazione, il piano superiore di ArtiFicio potrebbe diventare una foresteria per ospitare residenze artistiche e sviluppare progetti condivisi. Anche la musica è un progetto futuro: “nei nostri spettacoli è un linguaggio fondamentale, capace di superare le barriere della parola. Vorremmo creare un gruppo aperto a tutti“.

Per ora il calendario di ArtiFicio prevede, ogni giovedì, il laboratorio di creazione teatrale “Nella Mia Ora di Libertà”. Poi a novembre Veronica Ragusa presenterà “Viola, storia di un no”, uno spettacolo dedicato a Franca Viola, con la presenza di artiste della rete del Magdalena Project; e a gennaio in collaborazione con il Centro Teatro Universitario, Eugenio Barba sarà a Gaibana per lavorare a una nuova creazione con la performer taiwanese Yalan Lin, Lorenzo Gleijeses e altri artisti dell’Odin Teatret. Ma c’è anche un calendario fuori da ArtiFicio, come ci spiegano Luciano, Ragusa e Caselli: “nella casa circondariale di Ferrara lavoriamo con circa 25 detenuti e stiamo preparando “Avvoltoi”, ispirato ai personaggi e alle poesie di Beckett, che andrà in scena il 10, 11 e 12 dicembre. Lavoriamo anche con i bambini più piccoli, in collaborazione con il Germoglio, e proponiamo attività alle scuole del territorio. A Ferrara abbiamo costruito un rapporto significativo con il liceo Carducci, coinvolgendo gli studenti anche nel nostro lavoro teatrale in carcere. Portarli ad assistere alle prove permette di confrontarsi con una realtà che molti conoscono soltanto attraverso film e televisione“.

Ecco quello che è successo in appena un anno a Gaibana, una frazione che ha dato (uno) spazio alla cultura.


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