La fortuna di avere una città piena di musica da secoli è che si impara presto a ballare. Gli Este, ognuno a modo suo, hanno fatto della promozione delle arti un tratto distintivo dell’identità e del prestigio della propria corte. Da sempre a Ferrara, pittura, architettura, letteratura e musica hanno trovato forme diverse di sostegno e sperimentazione; e la danza non poteva ovviamente essere da meno. Nel Quattrocento la corte estense fu uno dei luoghi in cui il ballo cominciò a trasformarsi da pratica sociale in un’arte regolata e codificata con la legislazione coreografica di Domenico da Piacenza, tra i primi grandi maestri e teorici della danza occidentale. Qui Guglielmo Ebreo da Pesaro insegnò alla giovanissima Isabella d’Este l’arte del ballo Rinascimentale; sempre qui, bassedanze e balli sono state protagoniste della vita di corte, delle feste e dei banchetti. Ma soprattutto, – anche – qui, teatro, canto, musica e danza si sono intrecciati nella forma più coinvolgente dello spettacolo, sperimentazione dopo sperimentazione, fino alla forma più contemporanea del teatro.

Anche dopo gli Estensi la danza, sempre più raffinata e codificata, ha trovato spazio nei teatri cittadini e poi da questi teatri è uscita e rientrata mille volte. La programmazione del nostro Teatro Comunale, particolarmente contemporaneo e affascinato da sempre dalla sesta arte, l’ha sempre coltivata con passione: è lo stesso Teatro che ha voluto permetterle di fare esperienze nuove, portandola nei giardini della città con l’aiuto di Interno Verde, o in altri spazi non pensati – o nati – come teatrali anche grazie al Network Anticorpi XL (la rete italiana dedicata alla giovane danza d’autore, ndr), oltre alla comprensibile voglia di uscire dagli schemi.
Stagione dopo stagione, la danza contemporanea promossa dal teatro cittadino e dai suoi partner è sempre attesa e all’altezza delle aspettative. Spazi e novità formali sono parte dell’imperdibile spettacolo: nel 2026 il Festival di Danza Contemporanea, nella sua versione site specific, ha incrociato il Festival G.A.D. per la sua seconda edizione. La sigla la conosciamo, ma qui indica Gesto, Azione e Drammaturgia per presentare la sua vocazione fisica, artistica, performativa e squisitamente urbana. Così, è particolarmente importante sapere che tra i protagonisti della preview della stagione della danza 26-27 ci fosse comunque – e di nuovo – il ben noto quartiere Giardino-Arianuova-Doro, e che ad inaugurare il prezioso festival sia stata la visione di un immenso nome del nuovo teatro internazionale, Eugenio Barba. Regista, pedagogo e teorico teatrale, Barba fu allievo e collaboratore di Jerzy Grotowski, e fondatore dell’Odin Teatret, tra le esperienze più influenti del teatro contemporaneo.

La lunghissima performance che ha inaugurato il Festival G.A.D., intitolata La città che danza, ha avuto l’onore di essere ideata dal grande regista, assieme a Marco Luciani, ed è stata un vero regalo. Una prima nazionale regalata ad una città che ha fatto della danza un tratto elegantemente distintivo – proprio come avrebbero voluto gli Este – ma anche un regalo di compleanno, per i 90 anni di Eugenio Barba. Un pensiero necessario perché arriva poco dopo una separazione tanto inaspettata quanto ingiusta: l’Odin Teatret, la sua dimora artistica, la sua scuola, oggi non gli appartiene più. Sessant’anni di lavoro non sono di certo persi, ma ci si chiede dove Barba abbia trovato la forza di pensare ad un nuovo inizio, di sentirsi ancora all’interno della stessa incessante ricerca, anche se fuori da un luogo fisico che ha saputo trasformare in casa (per lui e per tante generazioni di giovani attori). La risposta arriva proprio guardando Una città che danza prendere vita al Parco Coletta.

Cos’è un luogo se non è animato dalle persone? A cosa serve uno spazio vuoto? Le comunità creano le destinazioni d’uso dei loro luoghi e quando le comunità se ne vanno, può restare solo il ricordo di qualcosa che è successo. A Ferrara però la comunità ha risposto all’appello: ha riempito uno spazio urbano di arte, da pranzo (più precisamente dalle 12) fino al tramonto, per trasformarlo in una scenografia unica, come solo la vita sa fare. Una città che si riempie volentieri di musica ha riscoperto e creato riti contemporanei, mettendo insieme tante tessere di un mosaico che spesso dimentichiamo di osservare da lontano.

A contribuire ad un caos urbano sono state chiamate scuole di danza (quindici, tutte del territorio), associazioni, musicisti, compagnie teatrali, scuole dell’obbligo, scuole di vita, cittadini, ciclisti, grandi e piccoli artisti di tutto il mondo: è stata la creazione, trasformazione e rinascita di un mondo, in un luogo qualsiasi, eppure così riconoscibile e vissuto. Ferrara – la città delle biciclette, entrate nella scena come dispositivo poetico e coreografico, e non come semplice oggetto – è viva e vissuta, e per questo esiste. Finché la città danza resta così chiaro e visibile il suo posto nel mondo.
Così l’hip hop viene scortato da una maschera antica, Maikubi dalle teste danzanti. Come i tre samurai rivali e inseparabili, tutte le danze si incrociano, si sovrappongono e si superano. Pulcinella grida un inno alla libertà, e viene soffiato via, proprio come un pugno di farina, da un rito che profuma di sud America. E tra questo e quello, la tradizione romagnola, i codici della danza classica, le voci, i canti, i corpi di donne, ma anche i burattini, la musica, il circo. Una vera e propria festa che culmina nell’omaggio della città artistica unita per ribadire gli auguri a Barba, per questi suoi primi 90 anni. Nulla si ripete, tutto evolve e ogni volta si impara qualcosa di nuovo.






A lato, sempre presenti in questo spazio ricostruito, Eugenio Barba, il festeggiato, con la musa Julia Varley, immancabile, e due girasoli, adagiati sulle spalle di padrino e madrina. Sono loro i girasoli dell’azione performativa, che si muovono alla ricerca di movimento per godersi l’agognato regalo.

L’azione performativa ha coinvolto l’intero parco, per poi riversarsi su altri spazi della città grazie a prosieguo del festival di danza contemporanea site specific nei due giorni successivi. Al termine della rassegna è stato assegnato per la prima volta il Premio Eugenio Barba per le Arti Performative, nato dalla collaborazione tra il Teatro Comunale di Ferrara e la Rete Anticorpi Emilia-Romagna, per offrire ai giovani protagonisti della danza contemporanea nuove occasioni per sviluppare la propria ricerca artistica, attraverso residenze creative e future opportunità di programmazione. Al termine di ogni spettacolo del Festival G.A.D, il pubblico ha potuto indicare la propria preferenza: a ottenere il maggior numero di voti è stato Riccardo De Simone con la performance Everybody Has a Fate Out. La giuria ha invece assegnato all’unanimità il proprio riconoscimento a Davide Tagliavini per That’s All.
Proprio a Barba, al quale il Premio è intitolato, è stato consegnato il riconoscimento alla carriera da Carlo Bergamasco – direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara.

Il Festival di Danza Contemporanea del Teatro Comunale continua con altri quattro appuntamenti, su cinque date. A collegare la porzione site specific con il ritorno in teatro, la Festa della Danza – 19 e 20 settembre – che riporterà in scena le scuole di danza del territorio, questa volta sul canonico ed emozionante palco del Teatro Comunale. A seguire, il 27 settembre, Deledda della Compagnia Mvula Sungani Physical Dance, con Emanuela Bianchini e Damiano Grifoni: un omaggio a Grazia Deledda, simbolo di coraggio e emancipazione. Poi sarà il turno di Dear Son, il 25 ottobre, della Compagnia Riva & Repele; una storia di famiglia, tra guerra e dolore, che invita a riflettere sulla vita e il senso profondo che le dona l’amore. Infine, l’8 novembre, la Compagnia a|ch Anželika Cholina Dance Theatre Vilnius, con 16 danzatori sul palco, presenta Anna Karenina in danza.
Per iniziare con il piede giusto questa stagione 2026-27, Eugenio Barba e Marco Luciani ci hanno regalato il movimento. Vedere una città così unita nell’arte, in tutta la sua eterogeneità, è un vero e proprio spettacolo.
Si ringrazia la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara per le foto concesse.

