A Gaibana non c’è un bar ma c'è ArtiFicio, dove si fa arte e si beve il tè
Per quest’anno basta così col caldo: ma cosa vogliamo fare a Ferrara nel futuro?

Per quest’anno basta così col caldo: ma cosa vogliamo fare a Ferrara nel futuro?

Ora che è (davvero) finita un’altra estate – la più calda mai registrata – possiamo dirlo: l’abbiamo superata. E l’abbiamo raccontata, ne abbiamo parlato al lavoro e in famiglia, abbiamo installato App e seguito previsioni meteo, osservato i danni dei fenomeni più intensi – sia quelli legati al caldo estremo che quell’insieme di precipitazioni – trombe d’aria e temporali. S’è visto di tutto: ma vogliamo davvero dimenticarcene e ricominciare a parlarne solo a primavera inoltrata?

Che estate è stata a Ferrara

Non è stata una buona estate, ovviamente: lunga, piena di ondate di calore (l’Arpae ne ha contate 5 in Emilia-Romagna), caratterizzata da eventi ad alto impatto – come i temporali di luglio – e soprattutto con un gran numero di giornate in cui le temperature quasi non sono scese. In Regione le notti tropicali (e cioè quelle in cui la temperatura minima non scende mai al di sotto dei 20 °C) sono state 47, i giorni torridi (quelli in cui la temperatura massima è uguale o superiore a 35 °C) sono stati 32. A Ferrara ne abbiamo registrati 45.

Abbiamo provato a renderlo visibile. Per esempio, nelle serie storiche di WeatherSpark i colori raccontano come cambia la temperatura nell’arco delle 24 ore: dal verde delle ore più fresche al rosso delle temperature più elevate. Il confronto mostra una differenza importante: nel 2026 il caldo intenso occupa porzioni molto più ampie della giornata, e si prolunga durante la notte e nelle prime ore del mattino.

Estate 2026

33,8 °C

Media 1985–2025

30,3 °C

2026: +3,5 °C rispetto alla media

Inserzione pubblicitaria

Posizione del 2026

1ª su 42

record precedente: 2003 con 33,8 °C

Media mobile 10 anni (fino al 2025)Media 1985–2025Estate 2026
28 °C29 °C30 °C31 °C32 °C33 °C34 °C35 °C198519901995200020052010201520202025202633,8 °Cmedia 10 anni31,7 °C

Estate 2026

20,8 °C

Media 1985–2025

19,6 °C

2026: +1,1 °C rispetto alla media

Posizione del 2026

11ª su 42

record: 2024 con 22,7 °C

Media mobile 10 anni (fino al 2025)Media 1985–2025Estate 2026
17 °C18 °C19 °C20 °C21 °C22 °C198519901995200020052010201520202025202620,8 °Cmedia 10 anni21,2 °C

Estate 2026

45 giorni

Media 1985–2025

12 giorni

2026: +33 giorni rispetto alla media

Posizione del 2026

1ª su 42

record precedente: 2003 con 36 giorni

Media mobile 10 anni (fino al 2025)Media 1985–2025Estate 2026
01020304050198519901995200020052010201520202025202645 giornimedia 10 anni18 giorni

Estate 2026

63 notti

Media 1985–2025

49 notti

2026: +14 notti rispetto alla media

Posizione del 2026

11ª su 42 (a pari merito)

record: 2024 con 84 notti

Media mobile 10 anni (fino al 2025)Media 1985–2025Estate 2026
020406080198519901995200020052010201520202025202663 nottimedia 10 anni67 notti

Estate 2026

27,1 °C

Media 1985–2025

26,1 °C

2026: +1,0 °C rispetto alla media

Posizione del 2026

13ª su 42

record: 2017 con 29,8 °C

Media mobile 10 anni (fino al 2025)Media 1985–2025Estate 2026
23 °C24 °C25 °C26 °C27 °C28 °C29 °C198519901995200020052010201520202025202627,1 °Cmedia 10 anni27,9 °C

La media giornaliera cambia metodo di calcolo nel tempo (si vedano il salto del 1993 e il dato del 2025): sono più affidabili massime e minime.

Elaborazione su dati giornalieri dell’archivio storico di ilmeteo.it, stazione di Ferrara, giugno-agosto 1985–2026. La media mobile è calcolata sui dieci anni precedenti e non comprende il 2026. Notti calde: notti con temperatura minima di almeno 20 °C.

Per quanto riguarda le piogge è stata un’estate nella media, come riporta il bollettino Arpae Emilia Romagna, ma la maggior parte delle volte le piogge sono cadute in pochi giorni e in grande quantità. Il più delle volte a questi fenomeni più intensi – e cioè, ai temporali più importanti, come quello del 21 luglio, che ha causato il crollo di parte della copertura del multistore Dondi di Vigarano Mainarda – si accompagnano danni non indifferenti: alberi caduti, automobili distrutte e case con danni rilevanti.

E quindi, cosa stiamo facendo e cosa dovremmo fare? Ne abbiamo parlato con Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, il più grande d’Italia per consistenza di contribuenza ed entità delle opere di bonifica, e Alessandro Balboni, vicesindaco di Ferrara con deleghe a Opere pubbliche, infrastrutture, rigenerazione urbana, manutenzione strade, forestazione urbana e ambiente.

Il Consorzio di Bonifica ha presentato ad agosto il nuovo documento programmatico “Idropolis 2027-2030”, che propone oltre 80 interventi per un totale di 250 milioni di euro per una strategia di programmazione territoriale per il comprensorio ferrarese: “un proseguimento, in realtà, di quelli che possiamo considerare atti di pianificazione per il futuro”. 

L’area del Ferrarese è tra le aree UNESCO più esposte agli effetti del cambiamento climatico (e proprio per questo, ha un Piano di Adattamento dedicato). Come ricorda Calderoni, “è vero che siamo un territorio di pianura, ma basta una ricerca in rete per scoprire quali siano le tre province a maggiore rischio idrogeologico in Italia: Venezia, Ravenna e Ferrara. Eppure ci percepiamo come un luogo sicuro. È vero anche che non abbiamo visto i disastri dell’alluvione in Romagna nel 2023, perché l’orografia del nostro terreno non dà la possibilità alle acque di fare quel tipo di percorso: non siamo, ad esempio, vicini a montagne o colline. Ma rimangono altri limiti naturali: oltre il 40%  della superficie provinciale è sotto il livello del mare ed è complicato avere una difesa naturale dalle acque dei due due grandi fiumi pensili che ci circondano, il Po e il Reno”. 

Temporale a supercella osservato da Bondeno, luglio 2026 / foto di Debora Rossetti via Meteo POP

“Questi due fiumi – continua Calderoni – sono di carattere torrentizio, si riempiono e si vuotano, alternando i due scenari. Il piano Idropolis vuole ripristinare le condizioni delle nostre acque, con la consapevolezza che la maggior parte delle opere sono state attuate con la riforma agraria, tra il 1951 e il 1969. Ma sono opere nate in un contesto di urbanizzazione completamente diverso: abbiamo progettato un sistema che, al netto del cambiamento climatico, doveva funzionare in un territorio che aveva il 50% in meno di urbanizzazione rispetto al contesto attuale. Ed ecco che abbiamo già il primo difetto, a cui si aggiungono i cambiamenti in atto.“

E poi c’è il Po: a Pontelagoscuro è sceso sotto i 300 m³/s già a metà luglio 2026 e ha toccato circa 233 m³/s a metà agosto, ben al di sotto della soglia di 450 m³/s necessaria a contenere l’intrusione salina; a ottobre 2026 la portata si è parzialmente ripristinata, ma resta comunque intorno a 630 m³/s, circa due terzi sotto la media storica. Eppure, ricorda Calderoni, “nel 2025 abbiamo registrato punte fino a quasi 7.000 metri cubi al secondo di acqua: non utilizziamo alla perfezione ciò che abbiamo, bisogna pensare a sistemi di accumulo, per supportare l’agricoltura quando serve”. 

Per Calderoni “Il tema della sicurezza idraulica viene sopra ogni altro ragionamento: un’azienda oggi valuta anche il territorio in cui stabilirsi e quando parla di sicurezza pensa anche alla sicurezza del suolo, pensa alla certezza che fornisce il luogo in cui investe. È una scelta, questa della sicurezza idraulica e climatica, che può essere un grande volano occupazionale. Per questo dobbiamo mettere in campo una strategia di adattamento, agire sulla prevenzione. L’unica iniziativa rilevante in quel senso è stata il Pnrr: pur nascendo per tutt’altra emergenza, ha consentito di investire decine di milioni di euro in sicurezza idraulica. Oggi possiamo dire che l’area di Ferrara, e Portomaggiore, sono più sicure grazie al Pnrr, che ci ha consentito di realizzare molti interventi. Con Idropolis ne proponiamo al territorio altri 80”.

E in città? Come ci racconta Balboni, a Ferrara si sta già cercando di correre ai ripari per affrontare le estati che verranno: “Partiamo dalle misure che hanno un approccio olistico: se parliamo, ad esempio, del tema delle isole di calore, bisogna puntare sulla forestazione urbana e forestare nella maniera opportuna, e ciò significa valutare quantità e tipologia dell’intervento. Anche la scelta della specie degli alberi diventa determinante per avere effetti rilevanti. Tra lo scorso e l’attuale mandato abbiamo piantato in tutto circa 15 mila nuovi alberi a dimora, cercando di costruire una cintura verde intorno alla città che facesse da infrastruttura verde nei pressi dei quartieri più popolosi. Questo non risolve certo il problema del riscaldamento: dà però un beneficio alle persone che abitano nella zona e consegnano spazio pubblico utilizzabile durante le ore più calde della giornata, in particolare per le popolazioni più fragili.”

“Poi ci sono le politiche soft: alcuni programmi europei vanno nella direzione del supporto alla “povertà climatica”. Se non posso permettermi un condizionatore vivrò un disagio collegato al clima e di questo bisogna iniziare a parlare. Stiamo quindi cercando di fare scouting di bandi per avere supporto in questa attività così come cerchiamo bandi che ci supportino nella creazione delle comunità energetiche, per poi lavorare su quelli che sono gli spazi da utilizzare nei momenti estivi, come i rifugi climatici che come Comune abbiamo segnalato nel mese di luglio”.

Se si parla di emergenza climatica, si parla di risorse e di economie: quanto costano le opere, quanto impattano i disastri naturali e quanto le ricostruzioni. In città, come spiega Balboni, “il futuro parco Quilici prevede un intervento con infrastrutture pensate per un uso collettivo, un’ area palestra, un’area ciclopedonale e una picnic, e si unisce a molti altri interventi che cambiano il modo in cui possiamo pensare di fruire del nostro territorio. Penso ad esempio alla nuova direzione data a Piazza Travaglio, che segue quella di piazza Cortevecchia e ai futuri progetti per l’area della Rivana o dell’ex Officina. La direzione è quella di attrezzare gli spazi verdi per avere una fruizione sana degli stessi”.

Per Calderoni, invece, “dovremmo investire circa 12-14 miliardi di euro a livello nazionale e potremmo mettere in sicurezza il territorio italiano ed essere più pronti ad affrontare gli eventi più importanti, così come a gestire le fasi di siccità. Probabilmente l’Europa ha corso troppo veloce su alcune normative ma la politica non può minimizzare o dividersi sull’emergenza, che esiste: il salto di maturità della politica è discutere delle cose importanti quando il problema non c’è”.

Per usare le parole dello stesso Calderoni, infatti, “della poca acqua bisogna discutere quando l’acqua c’è: la discussione nel pieno dell’emergenza è improduttiva, non produce effetti.” Quindi: come ci prepariamo alla prossima estate?

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