

Anche quest’anno con l’avvicinarsi delle chiusure di agosto – che per molti coincidono con le ferie e le vacanze d’estate – ci siamo ritrovati a chiederci “Ma tu in vacanza cosa ti porti da leggere?“. Ne è nata una piccola lista che ci è sembrato bello condividere con voi. Ci sono libri letti e riletti, altri ancora da leggere, e nessun tema comune: c’è un saggio filosofico e ci sono diversi libri che hanno vinto premi prestigiosi, c’è un racconto di montagna che si legge in un pomeriggio e una raccolta di storie americane che qualcuno di noi ha ammesso di non avere il coraggio di consigliare in pubblico.
Se nessuno tra questi titoli fa per voi, potreste recuperare la lista che abbiamo messo insieme l’anno scorso oppure sbirciare la quartina dei finalisti del Premio Estense 2026.

Occhi dal cielo, di Elia Gonella (Urania Mondadori, 2025)
In Occhi dal cielo (Vincitore Premio Urania 2024) il futuro è il punto di partenza per osservare il presente da una prospettiva diversa. Partendo dal dialogo fra cinema, storia, tecnologia e filosofia, il racconto accompagna il lettore in un percorso fatto di enigmi, intuizioni e scoperte, portandolo ad aprire una riflessione sul mondo di oggi attraverso due topos fondamentali della nostra contemporaneità: il cambiamento climatico e il rapporto uomo-macchina. Questa lettura diventa un invito a guardare il presente con occhi diversi, ricordandoci che immaginare il futuro significa, prima di tutto, interrogarci sulle scelte che compiamo ogni giorno. Perché le domande più interessanti non riguardano soltanto ciò che ci aspetta, ma anche il mondo che stiamo costruendo oggi.
Licia Barbieri

Il mito di Sisifo, di Albert Camus (Bompiani, 2001)
In un mondo in cui il clima sarà sempre più insopportabile e la cattiveria sembra regnare sovrana ha senso coltivare un senso di speranza? Se uno legge Il mito di Sisifo di Albert Camus (1942) all’inizio potrebbe rimanere fregato e pensare di no, e invece nelle parole del filosofo francese può trovare parziale conforto. Camus incentra la sua opera su una domanda che non è piacevole farsi: se la vita non ha un significato già scritto, vale comunque la pena viverla? La risposta è: sì. Quello che Camus definisce “l’assurdo” è il contrasto tra il nostro bisogno di trovare un senso e un mondo che non ci dà risposte. Camus allora propone di vivere con lucidità, libertà e intensità. Il simbolo di tutto questo è Sisifo, condannato a spingere per sempre un masso su una montagna solo per vederlo rotolare di nuovo a valle. Eppure dobbiamo immaginarlo felice: perché nel momento in cui accetta il proprio destino senza illusioni quel destino gli appartiene. È un saggio filosofico, ma è più accessibile di quanto possa sembrare: perfetto per chi si è chiesto almeno una volta che senso abbia alzarsi al mattino e fare sempre ed esattamente le stesse cose.
Alessandro Orlandin

Rifiuto, di Tony Tulathimutte (Edizioni E/O, 2025)
Ci sono libri che vogliono farsi amare, storie di eroi, archi narrativi che portano alla redenzioni, lieti fini, momenti di epica. E poi c’è Rifiuto che perlomeno vince il premio controcorrente, se esiste. Rifiuto è una somma di racconti (apparentemente) distanti che osservano i peggiori angoli della rete, del senso di fallimento e vuoto moderno e soprattutto del senso di inadeguatezza. È un libro sorprendente nello stile (e lo fa fino alla fine, come se non ci fossero stati editor, amici o revisori a frenare la penna impazzita di Tony Tulathimutte) e che affonda fino a che il lettore si chiede se fosse necessario. È l’opposto del booktok e dei grandi classici: è il libro che vorresti consigliare, ma senza trovare il coraggio per farlo, è il libro che ti è piaciuto, ma che scegli di non proporre in pubblico. Sono le pagine che più hanno saputo raccontare la miseria intellettuale moderna, quell’angolo che non riveliamo a nessuno e che si nasconde dietro all’anonimato della rete, nelle chat, nelle vite quotidiane. Se c’è un libro che sa raccontare quello di cui nessuno o quasi parla, eccolo qui: non sarà una lettura da spiaggia, ma guardatevi intorno, su quelle spiagge: i protagonisti del libro potrebbero, anzi, sicuramente sono anche lì, intorno a voi. O, forse, siete voi.
Alessio Falavena

Il canto dei cuori ribelli, di Thrity Umrigar (Libreria Pienogiorno)
Mille splendidi soli è uno dei miei libri preferiti e questo lo ricorda un po’. Smita è una giornalista indiana, emigrata giovanissima negli Stati Uniti dopo eventi traumatici che l’hanno costretta a lasciare per sempre il suo paese. Un incarico la riporta a Mumbai, dove il suo destino si intreccia con quello di Meena: due donne apparentemente lontanissime, ma unite da una stessa domanda su libertà e onore. Umrigar non addolcisce nulla: racconta un’India sospesa tra modernità e tradizioni oscure, dove le donne pagano ancora un prezzo altissimo per scegliere se stesse. È una lettura che stringe lo stomaco, che fa arrabbiare, ma che non lascia mai senza speranza, perché sotto la violenza pulsa una forza di sorellanza e resistenza che resta addosso a lungo anche dopo aver letto l’ultima pagina. Se cercate una storia potente, capace di aprire gli occhi su realtà lontane senza mai risultare didascalica, questo libro fa per voi. Probabilmente verserete qualche lacrima, ma basterà integrare i liquidi con un aperitivo in spiaggia.
Debora Clerici

I ragazzi della Nickel, di Colson Whitehead (Mondadori)
Colson Whitehead è capace come pochi di narrare con lucidità un capitolo straziante della società americana. Il romanzo è ambientato negli anni Sessanta, ma potrebbe benissimo accadere ai giorni nostri. Pagina dopo pagina si scopre una realtà intrisa di abusi e violenza, di sogni e innocenza persi: I ragazzi della Nickel è una costruzione progressiva sull’ingiustizia razziale, sul dolore e sulla memoria. Non una lettura spensierata o conoslatoria, ma decisamente incisiva.
Catalina Golban

Il peso della farfalla, di Erri De Luca (Feltrinelli, 2009)
Ci sono storie che non chiedono tempo, ma attenzione. Poche decine di pagine che
profumano di roccia, neve e solitudine: la misura ideale per spezzare il ritmo pigro di
un pomeriggio estivo e portarsi addosso, tra le onde, la vertigine dell’alta quota.
Erri De Luca racconta il duello solenne tra il “re dei camosci”, giunto all’ultimo
inverno del suo regno, e il cacciatore che ne insegue le tracce da una vita. È uno
scontro di rispetto più che di odio, un confronto silenzioso tra due creature che
conoscono il valore dell’attesa, del limite e della fine. Ha il ritmo perfetto per il lettore estivo più pigro: una scrittura asciutta e scolpita che dura il tempo di un tuffo e una spalmata di crema, ma porta in quota la mente con la forza di una raffica di vento.
Una parabola selvaggia e bellissima sul destino: perché a volte, a far crollare anche
la forza più incrollabile, è solo un dettaglio minimo. Un soffio. Il peso impercettibile di
una farfalla.
Sara di Sabatino

Se i gatti scomparissero dal mondo, di Kawamura Genki (Einaudi, 2020)
Un ragazzo di 30 anni che fa il postino scopre di avere poco tempo da vivere a causa di un tumore. Ma non si dispera, pensa alla tessera del centro benessere e al prossimo timbro che gli avrebbe fatto vincere un massaggio gratis, e al fatto che ha comprato detersivi e carta igienica per un esercito e lui vive solo con il suo gatto Cavolo. Poi incontra il Diavolo che gli propone un giorno di vita in più in cambio di qualcosa che lui stesso deciderà di far sparire dal mondo per sempre, prima tocca ai telefoni, poi ai film, agli orologi e infine ai gatti. Nel corso di questa storia il nostro protagonista si renderà conto che quella relazione forse poteva fuzionare, che alla sua mamma avrebbe potuto dire grazie e ti voglio bene e che forse ha senso ricucire il rapporto con suo padre anche se sono tanto diversi. Un libro che emoziona e smuove da dentro, che ti porta a pensare a quante cose futili prestiamo attenzione e a quanto poco spesso ci accorgiamo che per vivere una vita piena le cose importanti sono davvero poche.
Marta Gatti

La canzone di Achille, di Madeline Miller (Marsilio, 2019)
Era anni che la mia migliore amica mi diceva di recuperarlo, e aveva ragione: non saprei dire se conquista per lo stile di scrittura (è un vero piacere leggerlo, non a caso ha vinto il Orange Prize for Fiction nel 2012) o per la delicatezza con cui la Miller – che è laureata in lettere antiche – prende il mito greco e lo rimpasta a suo piacimento, ma insomma ti vince, questo è certo, con l’ineluttabilità di Achille che scende in battaglia. Tanto che, dovendolo consigliare, non riuscirei a dire se non un “È semplicemente bellissimo“, lasciando a chi lo leggerà il compito di trovare parole migliori.
Silvia Franzoni

Lo stretto necessario, di Pierluigi Pardo (Rizzoli, 2017)
Un lavoro in un’agenzia di comunicazione, progetti, riunioni, clienti. Ci ricorda qualcosa. Poi un appartamento a Milano, una moglie, una figlia, gli amici, lo stadio e una vita che, almeno in apparenza, funziona. Anche qui non è difficile immedesimarsi.
E poi l’estate del 2006, perché basta vivere di ricordi, nel momento forse più basso della storia del calcio italiano, serve progettare, ripartire, investire, guardare avanti. Però l’estate del 2006…. Quella in cui il cielo era azzurro sopra Berlino, e azzurre erano anche le strade italiane, attraversate da fiumi di tricolori nella notte più bella che il nostro calcio abbia mai vissuto. È qui che incontriamo Giulio, protagonista di una vita che funziona ma che, inevitabilmente, gli lascia addosso un’inquietudine difficile da spiegare. Gli manca qualcosa, ma non è mai qualcosa di quantificabile. Né identificabile. Mentre la Nazionale continua il suo cammino nel Mondiale tedesco, parte insieme all’amico Federico per un viaggio attraverso l’Italia. Il calcio resta sullo sfondo, come un compagno di strada, mentre il viaggio diventa l’occasione per fare i conti con desideri, rimpianti, relazioni e responsabilità. Una fuga che è soprattutto una ricerca: di un equilibrio, di ciò che conta davvero, di se stessi. Per trovarsi. Per trovarci.
Riccardo Condarcuri

I convitati di pietra, di Michele Mari (Einaudi, 2025)
Fresco di vittoria al Premio Strega 2026 ho letto questo romanzo senza conoscere nulla di più dell’idea iniziale. Eccola qui: nel 1975, un anno dopo l’esame di maturità, la III A di un Liceo di Milano si ritrova per la consueta cena di classe, e decide di dar vita a una riffa che condizionerà il resto delle loro esistenze. Ognuno di loro verserà tutti gli anni una cifra uguale, che sarà investita e darà vita a un cospicuo tesoretto: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi. Cosa potrebbe andare storto quando si parla di soldi e morte? Quando la posta in gioco è così alta che tutti i rancori mai sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie torneranno a galla ad ogni cena annuale con vendette da servire freddissime? Una roulette russa spietata e macabra, grottesca e divertente, raccontata con la giusta lievità dallo scrittore milanese Michele Mari, classe 1955 come alcuni degli studenti del libro, che segue i suoi personaggi fino a oltre il 2050 raccontandoci passioni e fissazioni, come quella per il collezionismo di fumetti, il cinema (di Gene Hackman!) o… le macumbe. A proposito di cinema, come non citare Compagni di scuola (citato nel romanzo), o Dieci piccoli indiani… Alla fine ne resterà solo uno? Due appunti di stile particolari, ma che non devono spaventarvi: non ci sono capitoli, non ci sono dialoghi, nemmeno uno.
Eugenio Ciccone
Fuori le palle, di Victoire Tuaillon (ADD editore, 2023)

Forse è arrivato il momento di scoprire che il patriarcato non è solo un tizio viscido che sogghigna “voi donne siete troppo emotive quando avete il ciclo”. Plot twist: è un sistema un filo più complesso. Tuaillon ci mostra in modo accessibile e non noioso (giuro) come il privilegio bianco e maschile si sia infilato ovunque: lavoro, soldi, famiglia, politica, sesso, corpi, relazioni…La cosa bella? Non è una gara a chi sta peggio e nemmeno il grande processo agli uomini™. È capire i meccanismi che abbiamo normalizzato e che finiscono per stare stretti a tuttə. Perché il femminismo non vuole toglierti qualcosa. Vuole smontare un sistema che ci sta facendo giocare con regole discutibili che ingabbiano ogni individuo in ruoli preimpostati. E magari riscriverle insieme.
Giulia Montanari

Inventario di alcune cose perdute, di Judith Schalansky (Nottetempo, 2020)
Ho incontrato questo libro preparandomi al concerto dei Beirut – il progetto musicale di Zach Condon – che lo scorso 30 giugno hanno presentato dal vivo a Parigi l’album “A study of losses”, nato per sonorizzare uno spettacolo della compagnia circense svedese Kompani Giraff, basato proprio sul libro dell’autrice tedesca. Quindi riassumendo: “Inventario di alcune cose perdute” di Judith Schalansky > “A study of losses” Kompani Giraff > “A study of losses” Beirut > io > Filo > voi. Sei gradi di separazione rispettati.È una raccolta di dodici storie, ciascuna dedicata a una cosa che non c’è piú. «La Storia del mondo – ci dice la casa editrice – è piena di cose che sono andate perdute, smarrite nel corso del tempo o distrutte intenzionalmente, a volte semplicemente dimenticate. O magari, come si racconta nell’Orlando furioso, volate in un archivio sulla Luna» e ai ferraresi questo già suona familiare. Si va dall’esotica isoletta di Tuanaki, indicata su vecchie mappe, che ormai giace sotto il livello del mare, alla tigre del Caspio, il cui ultimo esemplare impagliato andò distrutto in un incendio. Ogni scomparsa è una ricostruzione dei fatti tra fantasia e realtà, nella consapevolezza che ognuno di noi ha un proprio Atlante di qualcosa che è stato smarrito. Un caro gioco della propria infanzia, un libro prestato, un amore perduto, un vecchio vinile, un ricordo dimenticato, un’occasione persa, un gioiello della nonna. «Come tutti i libri – dichiara l’autrice stessa – anche questo è mosso dal desiderio di far sopravvivere qualcosa, di far rivivere il passato, rievocare le cose dimenticate, dare la parola a quelle ammutolite e rimpiangere quelle che abbiamo mancato di fare. Nulla può essere riportato indietro con la scrittura, ma tutto si può rendere esperibile. Così questo volume parla in egual misura di ricerche e ritrovamenti, perdite e conquiste, e lascia intuire che la distinzione tra presenza e assenza può essere marginale finché esiste la memoria». Non l’ho ancora finito, lo sto leggendo proprio in questi giorni, per cui se vorrete avventurarvi con me tra queste pagine, sarà bello scambiarsi i pensieri, dopo che avrete letto questo, io leggerò voi.
Stefania Andreotti
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