

Il Premio Estense è a metà dell’opera anche per questa sua 62esima edizione: alla giuria tecnica – composta da Davide Berti, Giorgia Cardinaletti, Francesco Costa, Giancarlo Mazzuca, Marzio G. Mian, Agnese Pini, Venanzio Postiglione, Alessandra Sardoni e Fabio Tamburini – sono infatti già state sottoposte 75 candidature per il complesso processo di selezione dei quattro libri finalisti e la quartina che si contenderà il premio è stata presentata in conferenza stampa a fine maggio. In questo momento, i quattro titoli scelti sono in mano alla giuria di lettori, costituita da 40 membri – più due studenti scelti tra i vincitori del Premio Estense Scuola.

I libri giunti in finale sono ben collocabili tra le pieghe e le ferite della contemporaneità, come spesso è successo nella storia del Premio Estense. Non saranno universalmente definibili letture da spiaggia, ma tutti e quattro i libri sanno senza dubbio mantenere alta l’attenzione, anche tra gli urletti dei bambini che giocano sotto l’ombrellone e l’ultima hit che esce a tutto volume dagli altoparlanti del Bagno Conchiglia. D’altra parte, cosa definisce una corretta letture da spiaggia, se non la sua capacità di favorire la massima concentrazione in mezzo al caos e sotto i 50 gradi malsani di un ambiente bistrattato? Perché la storia del libro letto sulla spiaggia bianca di una caletta nascosta, deserta, con la giusta brezza che arriva dal mare, regge per una percentuale troppo bassa di umanità. Insomma: il Premio Estense è una bella scusa per prendere in mano quattro analisi informate e ragionate sui temi della nostra epoca.

Il cielo sporco di Gianluca Di Feo (Ugo Guanda Editore, 2025)
Il cielo sporco di Gianluca Di Feo è quella che sembra essere la fotografia più drammatica, perchè sottolinea senza censura la deriva dell’orrore della guerra che stiamo vivendo. Una guerra senza volti, quella della rivoluzione tecnologica, a partire da quella russo-ucraina, fatta da macchine capaci di individuare autonomamente un target, di sorvegliarlo e di eliminarlo con facilità. Il reportage di Di Feo ripercorre le tappe di questa disumana evoluzione, dalla guerra al potere, dalla protezione alla geopolitica. La guerra dei droni non è soltanto un conflitto: l’intelligenza che li governa sta già cambiando il mondo, il rapporto tra umanità e tecnologia, tra popolo e potere; e ha ancora strada da fare.

La peste. Indagine sulla destra in Germania, di Tonia Mastrobuoni (Feltrinelli Editore, 2025)
Non lascia spazio all’indifferenza nemmeno La Peste. Indagine sulla destra in Germania di Tonia Mastrobuoni: la presenza di gruppi e realtà neonaziste in villaggi isolati delle regioni più marginali della Germania può non essere più considerato un segreto, ma stiamo assistendo oggi ad una silenziosa avanzata, ad una pericolosissima normalizzazione di alcuni termini – e temi – usati per descrivere le peggiori intenzioni. Dietro alla forma più estrema di ambientalismo, ad esempio, la bio-comunità völkisch rafforza il rifiuto più estremo della modernizzazione, inneggiando alla conservazione della cultura, delle tradizioni, del patrimonio naturalistico e della razza pura. La Mastrobuoni mette in fila i pezzi di questa mappa del terrore, dal culto della purezza dei völkischen, al coinvolgimento palese degli esponenti del partito Alternative für Deutschland, passando per le incongruenze di un sistema giudiziario che minimizza davanti alle più evidenti violazioni alla Costituzione. I fatti parlano così chiaro che l’indagine della giornalista di La Repubblica non ha bisogno di approfondimenti critici.

Invincibili. La mafia albanese da Roma alla conquista del mondo, di Nello Trocchia (Rizzoli, 2025)
Si legge con il fiato sospeso anche Invincibili di Nello Trocchia. I soliti ingredienti – lo strapotere generato da certi legami, e la sottovalutazione degli organi deputati alla protezione – hanno portato la mafia albanese ai vertici, da Roma alla conquista del mondo. Molte generazioni ricordano le navi approdare al porto di Bari, la solidarietà, le condanne, le titubanze del governo, e migliaia di cittadini albanesi in cerca di speranza per il futuro. La risposta di una buona parte degli italiani, ricorda Trocchia, fu quella che ad oggi resta ancora la più diffusa, nel mondo: diffidenza e paura nei confronti delle persone spesso più innocue, disperate, ma nessuna difesa rispetto ai criminali più pericolosi quelli che pian piano hanno saputo nascondersi tra le mafie locali. In poco più di trent’anni, dal traffico di donne costrette alla prostituzione e dal contrabbando di armi, sempre per conto della criminalità organizzata italiana, la mafia albanese è passata al controllo autonomo di traffici illeciti internazionali, capaci di spostare grossissimi flussi di denaro sporco. Trocchia racconta una storia cruda e documentata, servendosi di testimonianze dirette, documenti, ma anche vicende personali. Un mafia capace, furba, potente e mai sola che riporta alla mente con chiarezza le grandi crepe del nostro Paese.

L’altro Garibaldi, di Virman Cusenza (Mondadori, 2026)
Virman Cusenza dipinge un ritratto documentato de L’altro Garibaldi, grazie ai diari agricoli del Generale, scritti dal suo buen retiro a Caprera. Non l’impavido Eroe dei Due Mondi che abbiamo imparato a conoscere a scuola, quello che racconta Cusenza è un Giuseppe Garibaldi inedito, protagonista di una vita molto più privata, amante della natura, cosmopolita, capace di forti passioni e di avere una visione particolarmente lucida del progresso. La Casa Bianca sarda era un laboratorio, e il quartier generale della sua mente, predisposta sia per diventare una moderna azienda agricola, dotata di macchinari all’avanguardia, che per rappresentare una filosofia di vita, e ospitare grandi eventi dal piglio diplomatico e culturale. I diari offrono un nuovo punto di vista, ripercorrono tappe, descrivono situazioni, spiegano ideologie e direzioni, tra le annotazioni precise e appassionate della temperatura esterna, la direzione del vento, i cicli della natura e della vita.
Le giurie, quella tecnica e quella di lettori, si riuniranno il 26 settembre per la discussione pubblica finale che decreta il libro vincitore e la sera stessa verrà assegnata l’Aquila Estense, durante una cerimonia al Teatro Comunale. Voi, lettori di Filo che non avete questa scadenza, avete invece tutto il tempo per dedicarvi alla lettura della quartina.


Clelia nasce a Ferrara il 5 gennaio 1988, in una famiglia di artisti che tenta di salvare la creatura dal tremendo e precario mondo dell’arte, per più di 20 anni. A maggio 2017, nell’Aula Magna del DAMS di Bologna, mamma Alessandra-musicista e papà Franco-restauratore accettano di aver cresciuto una cantante laureata in Storia Dell’Arte. Oggi è copywriter per l’agenzia Dinamica, scrive racconti brevi per amore delle parole, e collabora con le associazioni culturali ARCI Contrarock ed Officina MECA.