Punto, due punti, punto e virgola: il Tasso porta a Ferrara parole e racconti7 min read

Primo vero giorno di freddo pungente di questo inverno e prima vera nebbia ferrarese: non mi lascio scoraggiare e arrivo presso la sede dell’Associazione di promozione letteraria Gruppo del Tasso, dove si stanno mettendo a punto gli ultimissimi preparativi per l’imminente inizio di “Punto e Virgola, Festival delle Parole Vere e dei Racconti Belli”. Incontro due dei soci, Erica Bisetto e Alessandro Tagliati, nella loro “tana”, un piccolo ufficio nei dintorni di via Bologna. Mi spiegano che il gruppo è nato 10 anni fa dall’idea di ragazzi universitari con tendenze letterarie e poetiche e con la passione per la scrittura. Matteo Bianchi, scrittore ferrarese che la città ha avuto modo di conoscere negli anni, è stato ad esempio tra i primi fondatori e collabora tutt’ora attivamente con gli altri membri.

Negli anni il Gruppo del Tasso è cresciuto, molti soci si sono aggiunti, ampliando la propria sfera d’influenza: insieme hanno organizzato eventi letterari di successo in città, tra i più famosi ad esempio In Gran Segreto, Giallo Ferrara, le aperture serali della Biblioteca Ariostea, ma anche collaborazioni con librerie cittadine o gli appuntamenti di MuseoMix

Qualche mese fa, dopo averlo sperimentato tra di loro durante le riunioni, i Tassi hanno organizzato Agorà – Movida: hanno sistemato tavoli e sedie in piazza, proponendo ai passanti di giocare con le parole. Frasi sorprendenti create scegliendo parole a caso da un sacchetto di carta, percorsi inesplorati scritti sul momento a partire da incipit e finali di racconti famosi, vie percorribili tra vizi e virtù di ispirazione dantesca. I partecipanti sono stati numerosissimi, pronti a mettersi in gioco davvero e a lasciarsi andare. Ecco dunque la conferma di ciò che già avevano intuito negli anni: le persone hanno voglia di raccontare e raccontarsi, cercano solo un’occasione per farlo liberamente. 

Ma ai Tassi piace sognare, piace osare e andare sempre oltre i propri limiti (che si sa, spesso sono solo immaginari)…

Courtesy Gruppo del Tasso

Questa consapevolezza li ha stimolati a ideare il Festival, che inizia oggi, 29 novembre e prosegue fino al 2 dicembre, e promette di risvegliare a suon di parole e giochi narrativi una Ferrara immersa nel torpore pre-natalizio. Gli eventi sono ospitati in vari luoghi sparsi per la città: Libreria.coop Il Castello, Libreria Feltrinelli, Consorzio Factory Grisù, Libreria Ibs + Libraccio, il cinema Boldini, l’Aula Magna Drigo dell’Università di Ferrara, il Centro Teatro Universitario, la Galleria del Carbone… “É un festival nomade – mi dice Alessandro Tagliati – un festival che vuole suggerire percorsi mentali alternativi, invitare al dialogo creativo e autentico, facendosi coinvolgere il più possibile nel tessuto sociale, entrando in simbiosi con la città e i suoi abitanti”. 

Gli argomenti trattati prendono spunto dall’attualità: si parlerà di razzismo nei media, di parità di genere nel mondo dell’informazione, dell’affermazione di se stessi attraverso le parole, di bufale mediatiche e disinformazione, di rigenerazione estetica della notizia di cronaca. Si potrà assistere alla proiezione in lingua originale del film francese A voix haute – A voce alta e allo spettacolo musicale e poetico Il Cretino, di Germano Bonaveri. Il comune denominatore di questi eventi è la voglia di riflettere sullo strato profondo delle cose e sulle modalità che usiamo per raccontarle, utilizzando l’arte nelle sue forme. 

Da feticista delle parole quale sono, mi trovo d’accordo con Erica quando dice che le parole non sono oggetti piatti, non sono etichette sterili. Se è vero che il vocabolario che usiamo per comunicare rispecchia il nostro mondo interiore, allora è vero anche che raffinarlo e migliorarlo porterà a un’accresciuta chiarezza mentale, data la complessa contemporaneità in cui siamo immersi: “dare un nome alle cose le fa esistere, le rende reali alla percezione umana, è un processo necessario” dice Erica. Del resto è nell’atto di attribuire un nome esatto a un’emozione o a un idea che posso riconoscerle e, aprendomi, posso farle uscire da me per comunicarle al mondo esterno.

Se c’è una cosa che la letteratura del 1900 ci ha trasmesso è il dilemma dell’uomo moderno: da un lato siamo sommersi continuamente da ammassi spesso informi di parole, ovunque siamo, anche quando non sono richiesti. Nel tentativo di comprendere tendiamo a rincorrere queste parole, in fretta, svilendo il loro senso profondo. Dall’altro lato permane il grande dramma dell’essere umano: il senso di incomunicabilità con i suoi simili e l’amarezza che ne consegue. Questo Festival vuole essere un piccolo ma grande contributo per cercare soluzioni a questa problematica. Per far rinascere le parole bisogna aggirarle, manipolarle e farle proprie cercando il contatto con sé stessi in primis e poi con l’Altro, in modo genuino. Le parole sono così importanti perché costituiscono le fondamenta del rapporto con l’Altro, cioè del dialogo. Parola spesso abusata, il dialogo non deve ridursi a un mero alternarsi di frasi vuote, deve bensì essere uno scambio naturale e creativo: io ti dono ciò che penso, ti do la mia visione delle cose e tu che ascolti risponderai aggiungendo il tuo apporto autentico, in un percorso migliorativo e di apprendimento continuo. 

Al Festival si parlerà ad esempio di cronaca nera e dei suoi effetti. Dopo il senso di sgomento e insicurezza provocato dalle brutte notizie di violenze e ingiustizie che leggiamo nei quotidiani, si inizia anche a generare nelle persone, per reazione inversa, un desiderio sano e sotterraneo di sentirsi uniti: questo crea un legame sociale che è interessante esplorare. “Ecco perché abbiamo ideato un laboratorio tenuto da Valerio Varesi, dove andremo ad analizzare da un punto di vista di rigenerazione estetico-linguistico la vicenda di cronaca nera di Igor, che in città e provincia ha monopolizzato le pagine di cronaca per settimane”. Anche da questa vicenda così greve quindi è possibile ricavare qualcosa di bello, tramite il lavoro sulle parole. Non ci avevo mai pensato in questi termini, ma è anche una modalità “ecologica”: rimpastare e rimescolare parole già utilizzate per immetterle nuovamente in un circuito originale e diverso dal precedente, per restituirgli un nuovo senso e una direzione imprevista.

I numerosi laboratori di narrazione creativa e linguistica per adulti saranno guidati da esperti, giornalisti e scrittori, che trasporteranno i partecipanti in mondi possibili a partire da invenzioni narrative che scandagliano l’intimo e trasportano altrove. “Quello che abbiamo capito in tanti anni di collaborazione e di lavoro come Associazione è che esiste una reale necessità di far uscire le parole non dalla pancia, ma dal cuore e dalla testa insieme, per creare una parola viva, che rimane nel tempo” dice Alessandro, sottolineando l’importanza della consapevolezza, quando si decide di parlare. 

L’obiettivo del Festival “Punto e Virgola” è avvicinarsi alle persone, incontrarle davvero. Proprio con questo obiettivo in mente i laboratori che richiedono partecipazione attiva sono molteplici mentre avrà luogo una sola conferenza, una vera lectio magistralis tenuta dal professore Umberto Galimberti in Aula Magna Drigo. Il professore parlerà al pubblico di giovani e nichilismo in epoca contemporanea, a partire da una prospettiva linguistica e sociale. 

Mi colpisce la bellezza del volantino e del programma dell’evento che, mi spiegano, è stato progettato da Silvia Franzoni, con acuta sensibilità simbolica. Erica mi spiega che il pappagallo vestito in frac può essere considerato la mascotte del Festival: è un animale che di solito pronuncia a malapena qualche parola impacciata, ripetendola in maniera meccanica, ma che in questa occasione ufficiale si è vestito da gran serata, perché finalmente è pronto a usare le parole come tanti piccoli mattoni, per costruire in maniera consapevole e indipendente l’idea di se stesso e del mondo attorno a se. 

Saluto Erica e Alessandro e a malincuore esco dalla tana per tuffarmi nuovamente nella nebbia ferrarese. Sono proprio queste le realtà cittadine che creano una rete di connessioni sociali: associazioni come il Gruppo del Tasso, che vogliono investire sulla bellezza delle potenzialità individuali e che credono nella capacità tutta umana di creare legami attraverso la comunicazione, nelle sue molteplici forme. Per informazioni e prenotazioni ai laboratori potete contattare i Tassi all’indirizzo: info@gruppodeltasso.it o sulla pagina Facebook “Gruppo del Tasso – Associazione Culturale”. Il programma completo si trova qui.

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