In attesa della riapertura: la straordinaria storia della Galleria Massari

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di Anna Chiara Venturini

In attesa che si concluda il nuovo allestimento delle sale di Palazzo Massari in occasione della sua futura riapertura, vale la pena riscoprire la storia di una delle collezioni d’arte più affascinanti di Ferrara. Una vicenda che affonda le radici in quel risveglio culturale che, dal Settecento in poi, continuò ad attraversare la città grazie a personalità di spicco come i cardinali Tommaso Ruffo e Gian Maria Riminaldi.

Ritratto della famiglia Tiepolo, Francois Guillaume Menageot / già quadreria Massari – Pinacoteca Nazionale di Ferrara

È in questo contesto che nacquero importanti collezioni private – come quella di Alfonso da Varano, la Costabili, la Saroli e la Barbi-Cinti, e più avanti la Mayr, Santini, Vendeghini e Lombardi – animate da famiglie che raccolsero preziose testimonianze artistiche locali, bolognesi e di altre scuole pittoriche. Scelte dettate dal gusto estetico e dal bisogno di prestigio dei committenti, supportati da periti di fiducia , ma che ebbero il grande merito di frenare il lento e corrosivo fenomeno di dispersione delle raccolte precedenti.

Per tutto l’Ottocento, questa schiera di esperti, archivisti e amministratori ha affiancato le più nobili famiglie locali nella scelta, tutela e conservazione dei beni , supportata anche dalla pubblicazione di cataloghi ragionati curati da storiografi e critici. Certo, la storia del collezionismo ferrarese è rimasta un fenomeno a fasi alterne, legato ai destini e alle finanze delle singole famiglie. Collezionare significava raccogliere oggetti d’arte con l’atteggiamento del “salviamo il salvabile” – a suo modo comunque non disprezzabile – ma anche accogliere ciò che si adattava meglio all’arredo del proprio palazzo, a prescindere dalla qualità pittorica, affidandosi a dipinti su cui la patina del tempo offriva la garanzia di un passato storicamente irripetibile.

Da qui alla collezione Massari il passo è breve. Nel 1901 nasce il primo catalogo della Galleria Massari curato da Augusto Droghetti, allora segretario della Società Protettrice di Belle Arti a Ferrara: vi figuravano 204 dipinti ordinati in base alla successione delle sale del palazzo. Molti quadri furono acquistati con la collaborazione di piccoli antiquari o da persone di fiducia incaricate dal duca Galeazzo, e la quadreria venne ufficialmente inaugurata nel 1902, in occasione di un raduno ciclistico in città. Ne facevano parte opere di diverse scuole pittoriche, e una trentina di queste proveniva dalla raccolta Saroli, poi Lombardi.

Alla morte del duca Galeazzo, il figlio Francesco continuò l’illuminato mecenatismo del padre, affidando a Nino Barbantini la cura del secondo catalogo. Redatto con grande serietà e spirito critico, il volume aggiornò diverse attribuzioni pittoriche e fu accompagnato da una relazione sullo stato di conservazione e sui restauri effettuati. Dei oltre 200 quadri catalogati da Droghetti, Barbantini ne registrò solo 181: per quelli mancanti non ci sono indicazioni di vendita o eredità, ed è ipotizzabile che li avesse ritenuti di scarso valore artistico. Tra le opere presenti, una parte proveniva dalla collezione Mazza che, nella seconda metà dell’Ottocento, aveva raggiunto i 250 pezzi, quasi tutti di artisti ferraresi.

Nel 1917 venne poi incaricato del terzo catalogo Giuseppe Bortignoni di Bologna, che eseguì anche restauri su alcuni dipinti e riordinò la quadreria in Palazzo Massari con la collaborazione del Cavaliere Giovanni Zagatti. Quella edizione, contenente 312 schede di opere (di cui un centinaio di recente introduzione), rappresentò il momento più significativo della storia museografica della galleria. Il ricco patrimonio racchiudeva molte opere del Seicento e Settecento, oltre a numerose opere moderne, tra cui un disegno di Previati acquistato in una mostra di beneficenza patriottica.

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Palazzo Massari / Fototeca del Museo Civico d’Arte Antica

La storia della collezione subisce una svolta nel 1932 con la morte a Firenze del duca Francesco. Il patrimonio di famiglia venne ereditato dalle figlie Maria Teresa e Maria Cristina: dopo una delicata trattativa, alla primogenita Maria Teresa andarono i beni di Voghiera e Voghenza; mentre a Maria Cristina andò parte di quelli di Ducentola e la quadreria di Ferrara. Sposata al barone Luigi Ricasoli Firidolfi, Maria Teresa trasportò l’eredità nella sua residenza di Firenze, dove morì nel 1985 (un anno dopo, i figli venderanno la Villa Massari di Voghenza alla famiglia Mazzoni): la Collezione Massari restò quindi suddivisa tra Ferrara e Firenze. Nel 1961 si conclusero le trattative per la vendita da parte della duchessa Maria Cristina Massari alla Cassa di Risparmio di Ferrara di un primo lotto di 47 quadri, a cui nel 1973 la Banca ne aggiunse altri 20 acquistati dalla baronessa Maria Teresa. Nel 1980 l’intero corpus ex quadreria Massari confluì nel catalogo ufficiale delle collezioni d’arte della Cassa di Risparmio.

Dal 1992 parte dei dipinti della Fondazione Cassa di Risparmio sono stati formalmente depositati presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Nel 2017 una convenzione tra il Ministero dei Beni Culturali e la Fondazione ha sancito il deposito gratuito di 109 opere d’arte presso la Pinacoteca stessa per consentirne la fruizione pubblica, percorso culminato nel luglio 2025 quando la Fondazione Estense ha donato definitivamente i dipinti già Massari alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara – prime opere in Italia ad essere destinate alla pubblica fruizione. Più recentemente, nell’agosto 2018, anche la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara ha ricevuto in deposito dalla Cassa di Risparmio alcuni oggetti appartenuti alla duchessa Maria Cristina Massari.

Palazzo Massari / Fototeca del Museo Civico d’Arte Antica

Oggi, in attesa di poter varcare nuovamente la soglia del Palazzo, alcuni preziosi scatti fotografici conservati presso la Fototeca del Museo Civico d’Arte Antica di Ferrara ci restituiscono un’idea dell’arredo originale di famiglia nell’edificio di corso Porta Mare, custode silenzioso di una grande storia ferrarese.

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