Internazionale a Ferrara festeggerà, sobriamente, la sua ventesima edizione nel fine settimana del 2, 3 e 4 ottobre. Quello che era iniziato nel 2007 come un esperimento anche un po’ azzardato si è trasformato nel corso degli anni in uno degli appuntamenti culturali di punta non solo della città, ma probabilmente anche d’Italia. Nel paese dei festival e dei raduni di ogni tipo, Internazionale a Ferrara riesce ancora a richiamare in un unico luogo la comunità di una rivista cartacea con un’identità molto precisa, al tempo stesso incuriosendo chi magari la rivista stessa non l’ha mai nemmeno sfogliata.
Per mettere a fuoco l’unicità di questo appuntamento che dura da vent’anni abbiamo voluto chiacchierare con due delle sue figure-chiave. Chiara Nielsen, vicedirettrice di Internazionale e direttrice di Internazionale a Ferrara; e Giovanni La Corte (a Ferrara per quasi tutti “Laki”), presidente dell’associazione Internazionale a Ferrara e componente del consiglio provinciale di ARCI Ferrara. Intrecciando le loro considerazioni che partono da due diversi punti d’osservazione se ne può ricavare un quadro d’insieme piuttosto dettagliato di premesse, obiettivi, ostacoli e curiosità di un evento che porta in città giornalisti provenienti da tutto il mondo. Ne abbiamo messe in fila venti, come venti sono gli anni del festival.

LE ORIGINI
Nielsen: “Quando abbiamo fatto la prima edizione nel 2007 non avevamo idea di come iniziare, fu un esperimento, perché nessuno tra noi aveva mai organizzato un evento, grande o piccolo che fosse. Infatti il programma stava in un foglio A4, senza eventi multipli in contemporanea. Quando arrivai il primo giorno in piazza Municipale e la vidi strapiena di gente, soprattutto giovani, chiamai immediatamente il direttore (Giovanni De Mauro) per dirgli che stava succedendo qualcosa di incredibile. Lì capimmo quanta voglia c’era di ritrovarsi tutti insieme nello stesso luogo grazie a Internazionale. Per quanto la società dell’epoca fosse già afflitta da una serie di problemi, penso anche fosse un momento storico di maggiore ingenuità e forse di moderata speranza verso il futuro. Perché è vero che c’erano stati l’11 settembre e le guerre in Afghanistan e Iraq, ma non era ancora esplosa la recessione economica (arrivata nell’anno successivo) e di lì a poco sarebbe stato eletto Barack Obama, che si portava dietro un’idea di Stati Uniti molto diversi da quelli degli otto anni di Bush. Era anche una fase di tecno-ottimismo, molto lontana invece dalle nefaste previsioni sulle AI che arrivano persino da chi ha per le mani questi strumenti“.
IL NOME
La Corte: “Una cosa importante sarebbe chiamare il festival col suo nome (Internazionale a Ferrara), perché ancora oggi capita che qualcuno lo definisca pubblicamente ‘L’Internazionale’ o ‘Festival dell’Internazionale’ come se fosse un raduno di vetero-comunisti del Novecento o un convegno sulla storia dell’Inter (ride, ndr)”.

LA LONGEVITÀ
Nielsen: “Siamo sorpresi noi per primi, come siamo sorpresi anche dalla tenuta che ha il settimanale dopo trent’anni di vita. Noi di sicuro ce la mettiamo tutta e questo appuntamento rimane fondamentale per riunire la comunità dei lettori e incuriosire chi ancora non ne fa parte. Vero, c’è da faticare tanto nella preparazione del festival e nel suo svolgimento, ma ci dà tantissima energia vedere quanta voglia hanno le persone di partecipare, soprattutto le più giovani che tra temi economici, guerre e crisi climatica si ritrovano davanti un mondo complesso e che attende di essere migliorato da loro“.
La Corte: “Una delle poche cose che mi sento di dire ogni anno alla conferenza stampa di presentazione è che non è scontato avere un evento così in città da vent’anni a questa parte, per di più in larghissima parte gratuito con l’unica eccezione delle proiezioni cinematografiche. Per cui, come accade con altri eventi, bisogna senz’altro esserne orgogliosi e provare a tenerselo stretto“.
LE LOCATION
Nielsen: “Restiamo sempre colpiti da quanto Ferrara possa sembrare un luogo quasi fiabesco a chi viene dagli Stati Uniti o da altri luoghi lontani dall’Europa. Questo fatto di potersi spostare a piedi da un punto all’altro, di avere un castello con tanto di fossato nel bel mezzo della città, di vedere la gente sfrecciare in bicicletta tra le strade medievali o di potersi fermare al bar senza magari essere riconosciuti è qualcosa che spesso li sconvolge. Ma poi diventa anche un incentivo per tornare“.
La Corte: “Aggiungerei anche che una delle forze del festival sta proprio nella sua concentrazione in un’area ristretta. Negli anni abbiamo spesso considerato l’ipotesi di espandere un po’ il raggio, magari utilizzando spazi anche più capienti, ma questo ha comportato incontrare anche delle resistenze da parte di chi non aveva troppa voglia di camminare (ride, ndr)“.

LA SOSTENIBILITÀ
Nielsen: “Quello del budget è un tasto dolente, perché negli anni i contributi pubblici si sono un po’ ristretti e il supporto degli sponsor è diminuito a ogni livello. Si tratta di un tema di notevole complessità e che è insorto dopo la pandemia globale del 2020. C’è meno interesse in generale, non solo per il nostro evento, e di conseguenza è diventato anche più difficile convincere qualcuno del valore che ha il festival. Non credo sia nemmeno un problema di polarizzazione politica, perché sappiamo di altre iniziative simili alla nostra, ma con valori diversi, che hanno dovuto rinunciare a delle risorse. Senz’altro ci sorprende che questa contrazione possa coinvolgere una manifestazione che dopo vent’anni funziona ancora bene“.
La Corte: “La diminuzione delle risorse purtroppo ha implicato rivedere alcuni aspetti del festival, come per esempio i momenti di intrattenimento (es.: i concerti gratuiti, ndr), ma anche intervenire sui costi delle tecnologie, facendo scelte rivolte al risparmio. Purtroppo siamo anche in una congiuntura sfavorevole a livello generale, perché dopo il 2017 le norme per l’organizzazione di eventi pubblici sono state irrigidite e questo ha comportato spese molto più alte per chiunque, in primis per la sicurezza. Aggiungiamoci che anche i costi per i viaggi degli ospiti sono saliti vertiginosamente e questo ha imposto di ottimizzare anche il numero degli ospiti“.
IL PUBBLICO
Nielsen: “Il livello di partecipazione rimane molto alto e non vedo stanchezza. Anzi, se magari nelle edizioni della pandemia e quelle immediatamente successive si poteva notare un leggero calo, dallo scorso anno ho notato un’energia che mi ha ricordato quella degli inizi. Probabilmente ha inciso il peso specifico dei temi dell’attualità e il ruolo delle proteste per la guerra a Gaza, ma ho percepito davvero un ritorno molto forte delle generazioni più giovani. Questo contribuisce anche a sfatare un po’ questo luogo comune per il quale i giovani non si interessino e non si informino. Al festival ci sono senz’altro gli over 40, ma anche tanti ragazzi incuriositi dal mondo e dalla possibilità di raccontarlo in tanti modi diversi“.

LA FORMULA
Nielsen: “Nel corso degli anni il festival ha mantenuto alcuni suoi tratti distintivi, ma ha anche provato a rinnovarsi. Per noi è fondamentale rimanere agganciati alla rivista, ai suoi formati, ai suoi temi. Il festival lo viviamo come un numero speciale fatto dal vivo, assieme al pubblico, seppure a volte ci siano ospiti che non compaiono sulle pagine del settimanale. Sarebbe bello comunque trovare nuovi format per rendere il festival più interattivo e meno passivo. Ci ragioniamo spesso. Da qualche anno abbiamo introdotto l’evento denominato Reporter Slam e ha riscosso un buon successo. Internazionale a Ferrara funziona anche perché ce n’è davvero per tutti i gusti, grazie anche alle rassegne Mondovisioni e Mondoascolti che consentono di scoprire lavori altrimenti difficili da trovare“.
I VALORI
Nielsen: “Il nostro obiettivo è dare alle persone gli strumenti per capire i problemi del nostro tempo, anziché metterci a evidenziare esclusivamente le contrapposizioni senza proporre soluzioni. La rivista ha una sua linea editoriale che è ben definita ed è logica di una conseguenza di una scelta, proprio come per tutte le altre testate giornalistiche del mondo. Non siamo certo per il pensiero unico e infatti il criterio che viene adottato sul settimanale è quello di dare spazio anche ad argomentazioni con le quali non siamo d’accordo, ma che forniscono un punto di vista interessante su una determinata questione che ci pare all’ordine del giorno“.
IL CONTRADDITTORIO AL FESTIVAL
Nielsen: “Ci viene spesso rimproverato di non avere la classica forma del contraddittorio, ma il modello dei talk show in cui ci si accapiglia può essere valido se si vuole fare intrattenimento; lo è di meno se si vuole fare una sintesi ragionata. La logica delle tifoserie, che si vede sempre più spesso, è terribile e non porta a niente se non allo scontro. Penso invece che per le persone che hanno la fortuna di essere lontane da crisi e conflitti ci sia il lusso del pensiero critico e dell’analisi. Chi è sotto le bombe non ha la possibilità di avere uno sguardo distaccato, noi in questo momento invece sì ed è quello che proviamo a fare nella speranza di individuare delle soluzioni“.

LE LUNGHE FILE
Nielsen: “Capisco le lamentele e magari al pubblico può sembrare che non ce ne preoccupiamo. In realtà trascorriamo tantissimo tempo a parlare di questo problema e a confrontarci per capire come ridurre i disagi per le persone. Il sistema delle prenotazioni online purtroppo non funziona, perché abbiamo visto che i posti vengono prenotati e poi il 60% degli utenti non si presenta. Questo crea un meccanismo ingiusto. Per questa edizione abbiamo raddoppiato il numero di sportelli che distribuiranno i tagliandi e speriamo che questo possa essere d’aiuto. Nel tempo comunque abbiamo visto che il programma permette quasi sempre di avere un piano B e che se anche non si riesce ad assistere all’evento al quale si puntava si può finire con lo scoprire qualcosa di nuovo e altrettanto interessante, magari in un ambito completamente diverso“.
La Corte: “Purtroppo non esiste una soluzione in grado di accontentare tutti ed eliminare i disagi. Il vecchio modello del mettersi in coda fino a che c’era posto ci sembrava decisamente più problematico di quello dei tagliandi. Adottare un’app dedicata probabilmente aiuterebbe a prevenire le lunghe attese, ma bisogna considerare i costi per crearla, le implicazioni tutt’altro che banali in tema di gestione dei dati personali e le eventuali storture che potrebbero derivare da prenotazioni multiple. Come ripete spesso il direttore De Mauro: ‘Le cose le puoi pagare coi soldi o col tempo’ e noi di soldi non ne stiamo chiedendo“.
LA HALL OF FAME DEGLI OSPITI
Nielsen: “In vent’anni ne sono passati così tanti che è anche difficile fare una lista. Si rischia per forza di dimenticare qualcuno. I primi che vengono in mente, in ordine sparso, sono John Berger, Arundhati Roy, Svjatlana Aleksievic, Denis Mukwege, Angela Davis, Hanif Kureishi, David Carr, Paul B. Preciado e Virginie Despentes che diedero vita a un incontro scoppiettante… ma anche Amadou e Mariam che si esibirono in un fantastico concerto, Serena Dandini col suo spettacolo ‘Ferite a morte’…. Ma si potrebbero fare dozzine di altri nomi, magari meno noti al grande pubblico, che hanno emozionato noi e chi li ha sentiti parlare. E poi è bello vedere che il festival è un’occasione per far incontrare ospiti che non si erano mai visti di persona, pur conoscendosi per fama o per corrispondenza. In un caso è persino nata una relazione che poi è diventata un matrimonio!“.

GLI OSPITI MANCATI
Nielsen: “Anche qui la lista potrebbe essere lunga. Ce ne sono diversi che abbiamo rincorso per tanto tempo senza mai riuscire a portarli a Ferrara. Penso a Chimamanda Ngozi Adichie, Daniel Alarcon, Michael Pollan, David Remnick (direttore del New Yorker)… La lettera viene mandata ogni anno, ma per vari motivi non si trova mai l’accordo o proprio non c’è una risposta. Ci consoliamo dicendoci che è meglio che alcuni rimangano solo dei miti nell’immaginario collettivo“.
L’ESISTENZA DI ROB BRESZNY
Nielsen: “Posso testimoniare che Rob Breszny esiste, è una persona reale e non l’invenzione di un artista o di un collettivo. Lo abbiamo invitato tante volte, ma anche con lui non abbiamo avuto successo. Parte del suo fascino sta anche in questa sua natura sfuggente. Forse è meglio così, perché per dare a tutti la possibilità di vederlo dal vivo ci ritroveremmo probabilmente a dover fare richiesta per lo stadio (ride, ndr)“.
LE RICHIESTE DEGLI OSPITI
Nielsen: “Gli ospiti nella maggior parte dei casi non hanno chissà quali richieste, magari sono più i loro assistenti a essere molto rigidi su alcuni aspetti, ma le soluzioni si trovano quasi sempre. Uno, di cui non posso fare il nome, domandò di poter cambiare stanza d’hotel perché i quadri che c’erano sui muri lo disturbavano. Ma sono casi isolati“.
La Corte: “Fortunatamente siamo lontani dai livelli dei performer in altri ambiti (musica, teatro) e ora come ora la sfida più grande su questo fronte è trovare dei dog sitter per tutti gli ospiti che vogliono raggiungere Ferrara assieme ai loro cani (ride, ndr)“.

GLI OSTACOLI
Nielsen: “Uno dei problemi sorti col passare degli anni è quello degli ingaggi. Da sempre negli Stati Uniti si usa chiedere una somma di denaro per un intervento pubblico, a prescindere dal proprio status. In alcuni casi si tratta di somme affrontabili, in altri si va su ordini di grandezza completamente fuori scala. In un caso ci venne presentata una richiesta di 100mila dollari. La consuetudine del gettone di presenza è diventata più frequente anche per gli ospiti che vengono dagli altri continenti e questo inevitabilmente ci porta a dover fare delle scelte a fronte di un budget che non è quello di dieci o quindici anni fa“.
La Corte: “A livello organizzativo ci troviamo invece a fare i conti con due aspetti: quello delle sedi, soprattutto ora che la Sala Estense non è agibile e il Boldini è chiuso da anni e la sovrapposizione di tantissimi altri eventi che incidono su viabilità e spostamenti. Basti pensare che nel fine settimana del festival ci saranno anche la partenza del Giro dell’Emilia di ciclismo e il Pink Floyd Festival al Teatro Nuovo. Non è stato facile trovare una sintesi assieme all’amministrazione comunale. Ma più in generale il calendario delle manifestazioni organizzate durante l’anno è arrivato a toccare quota 450, per cui non c’è mai un weekend in cui non si verifichi la concomitanza di più iniziative“.
LE RICADUTE ECONOMICHE
La Corte: “Se da un lato gli sponsor locali non abbondano e sono difficili da coinvolgere, bisogna anche riconoscere che le attività commerciali del centro storico sono sempre felici di sapere che il festival continua a esserci. Internazionale a Ferrara è un evento molto trasversale che coinvolge persone di ogni età e soprattutto porta in città tantissimi visitatori da ogni regione d’Italia. C’è poi un altro aspetto che probabilmente non si vede dall’esterno: nei giorni del festival gli hotel vengono riempiti quasi al massimo delle possibilità, tanto che noi dell’organizzazione dobbiamo fare le prenotazioni con quasi un anno d’anticipo per non entrare in affanno“.

LO SPETTRO DEL TRASLOCO
La Corte: “Nel 2019, quando il centro-destra vinse le amministrative, ci fu un po’ di agitazione, è inutile negarlo. Si pensava che la nuova giunta avrebbe fatto scelte diverse, magari ridimensionando il festival o addirittura spingendolo lontano da Ferrara. Tanto che in quel momento diversi sindaci di altre città si offrirono di accogliere Internazionale. Non posso fare pubblicamente i nomi, ma si trattava anche di comunità grandi e che in alcuni casi potevano probabilmente garantire anche maggiore sostegno economico. Ma non si è mai arrivati a questo e siamo contenti“.
Nielsen: “Da organizzatori sentiamo una responsabilità verso la città, non verso una particolare amministrazione. Se è vero che il festival è nato in un periodo in cui era il centro-sinistra a governare Ferrara, è altrettanto vero che con l’attuale amministrazione di centro-destra abbiamo trovato altrettanta correttezza, cooperazione e sostegno. E poi siamo innamorati di Ferrara per com’è fatta e per l’atmosfera che trasmette, sarebbe difficile immaginare il festival in un altro luogo. Mettiamoci anche che la macchina organizzativa di ARCI per noi è fondamentale e trovare persone così preparate altrove non sarebbe né scontato né immediato“.
I FESTEGGIAMENTI
Nielsen: “Saranno festeggiamenti sobri per il ventesimo compleanno, ci sarà solo una festa al sabato sera al Circolo ARCI Bolognesi. In fondo dobbiamo rimanere concentrati per fare in modo che tutto vada per il meglio nell’arco dei tre giorni. Ci sarà però una nuova proiezione di Persepolis per onorare la memoria di Marjane Satrapi che era una grande amica di Internazionale. Nel 2007 facemmo arrabbiare tantissimo il distributore del film, perché scegliemmo di proporlo numerose volte per soddisfare tutti quelli che lo volevano vedere“.

LA DIFFUSIONE DEL MODELLO-INTERNAZIONALE
La Corte: “Sarebbe senz’altro bello se Internazionale a Ferrara potesse andare oltre al singolo weekend di ottobre, magari con una formula in grado di portare in altri luoghi lo stesso tipo di approccio, ovviamente in periodi diversi dell’anno. Ma questo comporta inevitabilmente ulteriori costi e sforzi organizzativi che in questo momento sono difficili da sostenere. Un passo in questo senso è comunque già stato fatto con Internazionale Kids a Reggio Emilia, che si svolge a maggio, ma anche con singole iniziative che vedono coinvolti i redattori della rivista all’interno delle scuole, come abbiamo fatto a Cento e Portomaggiore. Sicuramente c’è attenzione su questo tema“.
IL FUTURO
Nielsen: “Non so che aspetto potrà avere il festival nei suoi prossimi vent’anni, intanto mi auguro possa tagliare anche quel traguardo, continuando a coinvolgere i giovani come ha fatto finora“.
La Corte: “Sicuramente andremo avanti fino a che Internazionale vorrà organizzare il festival e nel frattempo teniamo d’occhio anche gli altri grandi eventi che possono essere comparabili per struttura e soprattutto numero di presenti, perché è importante capire che cambiamenti avvengono e che conseguenze possono avere. Per noi sarebbe importante mantenere la gratuità della manifestazione. Mettere un biglietto anche solo di 5 euro per determinati eventi cambierebbe notevolmente la situazione e permetterebbe di fare di più, ma forse andrebbe a intaccare uno dei punti di forza che ha reso Internazionale a Ferrara un appuntamento così apprezzato“.


