

Se qualcuno vent’anni fa avesse detto a un metallaro ferrarese che un giorno avrebbe visto i Megadeth, una delle band più importanti nella storia della musica heavy metal, in Piazza Ariostea, probabilmente si sarebbe preso una risata in faccia; risata che sarebbe ulteriormente esplosa all’idea che in apertura ci fosse proprio un gruppo locale. Eppure eccoci qua.
Negli ultimi anni il Ferrara Summer Festival ha iniziato a inserire in cartellone artisti provenienti dall’universo rock e metal (ricordiamo l’edizione 2025 con i Judas Priest), ma il 2026 segna un cambio di passo: Megadeth, Anthrax, Black Label Society, A Perfect Circle, Bring Me the Horizon e Marilyn Manson arriveranno in città nel giro di poche settimane. Ad aprire il concerto dell’unica data italiana del tour mondiale dei Megadeth (quella di Ferrara, appunto) ci saranno i Game Over, uno dei gruppi nati dalla scena ferrarese.

Per molti appassionati del genere il Ferrara Summer Festival è l’occasione di vedere sotto casa artisti che, fino a poco tempo fa, significavano trasferte, autostrade e rientri notturni da qualche palazzetto. Ma il metal, a Ferrara, non arriva certo nel 2026.
La storia del metallo in città è più che decennale, ed è fatta di persone che si impegnano per mantenere viva una scena fatta di sinergie, prima che di differenze. Chiamarla “scena metal” è però una semplificazione comoda, ma non del tutto precisa: dentro ci sono finiti hard rock, thrash, hardcore, crossover, punk, nu-metal, metalcore e una quantità di sottogeneri che solo un metallaro molto paziente potrebbe ordinare. Ma andiamo con ordine.

L’heavy metal (o semplicemente “metal”, letteralmente metallo pesante) è un genere musicale nato dall’evoluzione dell’hard rock tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 soprattutto in Inghilterra, America e poi Germania. Si distingue per ritmi aggressivi, riff di chitarra elettrica pesantemente distorti, assoli virtuosistici e una forte enfasi sulla potenza sonora. Infatti un concerto metal è caratterizzato da movimenti collettivi nati per sfogare l’energia: headbanging (scuotere la testa a ritmo di musica, muovendo i capelli a tempo), mosh (o pogo, saltare e spingersi sotto il palco) e il wall of Death (dividersi in due fazioni e corrersi incontro quando parte la musica).
Vito e Rambe (tutti in città li conoscono semplicemente come Vito e Rambe) sono due dei senatori del genere e fanno parte della storica band Ipnosi, attiva in città dal 1989: ci hanno raccontato come il loro approccio al genere è stato più o meno casuale ma decisamente intenso. La prima folgorazione di Vito, ad esempio, fu con una cassetta degli ACDC: “avevo 12 anni e non avevo mai sentito suonare nessuno in quel modo prima, era una roba pazzesca”. Per anni, ci ha confidato, ha ascoltato una cassetta trovata per caso a terra per scoprire solo in un secondo momento chi suonasse: “era un live dei Judas Priest, bellissimo, ma l’ho scoperto dopo cinque anni, figurati quanta poca informazione, altro che il Shazam”.

Non sorprenda che si parli di cassette: quello era il periodo in cui tutto avveniva tramite canali analogici e le relazioni all’interno delle nicchie musicali si tenevano insieme con la buona volontà, tanta gavetta e scambi che avvenivano attraverso mezzi rudimentali – cassette appunto, e poi piccoli biglietti contenenti i recapiti, spesso domestici, e adesivi. La scena si creava invitando a suonare negli spazi autogestiti band conosciute durante concerti, e facendosi a loro volta invitare.
Ferrara tra gli anni ‘80 e i ‘90 contava con un paio di locali intorno ai quali orbitava una piccola ma coesa scena che partiva dal metal e col tempo ha spaziato verso altri generi, tra piccoli centri sociali e pub storici come il Red Lion di via Correggiari. Si iniziava a suonare senza particolari conoscenze tecniche ma con tanta voglia di fare del ‘casino’ e ci si incontrava per passare i pomeriggi insieme in quel di Piazza Ariostea. Tra le primissime band in città Vito e Rambe ricordano gli Impact, che hanno avuto successo internazionale, e i Madhouse (sì, come la canzone degli Anthrax), ma vale la pena citare anche i Cerberal, che sono attivi dal 1996.
Grazie a questo primo zoccolo duro è stato forse più semplice per le generazioni successive trovare una scena artistica con cui confrontarsi. Nei primi anni 2000 il metal classico non era più al centro dell’immaginario giovanile come prima, ma ha continuato a funzionare come codice di riconoscimento per una nicchia molto attiva. Erano anni in cui bastava una maglietta col logo di una band per attaccare bottone e fare amicizia, un approccio all’apparenza frivolo ma che dava spesso luogo a confronti e approfondimenti che si traducevano in un interesse più forte. Bastava poco per trovarsi a mettere su una band (anche solo per divertirsi) e i pomeriggi scorrevano tra scambi di cd, consigli d’ascolto e disquisizioni su quale gruppo fosse il vero ‘Dio’ del genere.


In quegli stessi anni nasceva Sonika, una associazione nata nel 2002 e diventata negli anni un punto di riferimento per i musicisti locali. Potremmo azzardare a dire che chiunque abbia avuto a Ferrara negli ultimi 20 anni un gruppo metal (e non) sia passato almeno una volta dagli spazi di Sonika: qui da sempre le formazioni si mischiano, i progetti si evolvono e nascono nuove interessanti proposte. Come ci racconta Federico di Marco, che da più di 20 anni contribuisce a mantenere viva Sonika, in quelle sale si è sviluppato l’estro di gruppi come i Game Over – che hanno tenuto tournée internazionali, condividendo il palco con leggende del metal quali Megadeth, Exodus, Testament e Overkill, solo per citarne alcune – i Voodoo Highway, Asgard, Shoot The White Flag, Reinforced Concrete, Demolition Saint, HEMP, Blindrage e gli Vlterior.

È proprio grazie a Sonika se Ferrara tra il 2009 e il 2012 (con 2 piccole riedizioni nel 2017 e 2018) ha avuto il suo primo festival dedicato al genere: il Maelström Metal Fest, che in quegli anni è diventato lo spazio di aggregazione della scena heavy ferrarese. Il Maelström è stata la prima occasione per vedere a Ferrara alcune delle band nazionali e internazionali di maggior rilievo dell’epoca ed è stata anche un’ottima palestra per cimentarsi con i live dopo le numerose ore passate a provare.

E oggi, come si vive il metal in città? Non ci sono più luoghi identitari costruiti intorno al genere (la Corte vi dice qualcosa?) e la scena live pare frammentata in spazi che non appartengono solo al metal: alcuni spazi resistono, altri sono fermi, altri ancora cambiano direzione. È un’evoluzione, non un declino: chi frequenta le sale prove vede ragazzi molto giovani avvicinarsi al rock e al metal, le sale prove di Sonika continuano ad essere un polo di aggregazione creativa e di scambio, ma la scena live si muove solo tra il MUGA e il Blackstar, gli unici due spazi a proporre concerti di gruppi attinenti al genere in città.
Il Summer Festival porta a Ferrara nomi che per anni sembravano destinati ad altre città, e questa è sicuramente una buona notizia. Ma se quei concerti possono diventare qualcosa di più di una parentesi, dipende anche da quanto spazio continueranno ad avere band locali, sale prove, piccoli live e quelle stesse persone che da anni tengono in piedi una realtà, come lo è quella del metal ferrarese, con passione e tanto sudore (letteralmente). Ci sentiamo però di dire che, a giudicare dalla passione di chi continua a suonare, organizzare e raccontare, il metallo ferrarese non sembra intenzionato ad arrugginire.
Si ringraziano Vito, Rambe, Federico, Bonda, Umbe e Zurma per aver condiviso con noi esperienze e ricordi e averci aiutato a scrivere questo articolo.


