

Giugno è il mese del Pride, ma lo è anche un po’ luglio, almeno a Comacchio, che storicamente non si fa dettare i tempi da nessuno. Nel mese scorso abbiamo visto le tante iniziative nelle città vicine: Ferrara, Bologna, Rovigo. Diventa più raro trovarle nei comuni della provincia. Ma l’orgoglio comacchiese non si può confinare e così sabato 4 luglio è tornato – per la quarta edizione – il Comacchio Pride, una giornata per unire “celebrazione, diritti, arte e spettacolo in un grande momento collettivo dedicato all’inclusione e alla libertà di essere sé stessi“.

Alcune centinaia di persone hanno partecipato prima al corteo, poi ai concerti e dj set. C’erano coppie, gruppi di amici, famiglie con i passeggini, genitori e figli, un ragazzo vestito da fenicottero in omaggio all’ecosistema locale, come pure il cartello con un’anguilla arcobaleno e la scritta “Omofobia sguiscia via”. E tante altre scritte: “Esistiamo, resistiamo, insistiamo”; “La discriminazione, prima o poi colpisce tutti”; “L’unica cosa da remigrare è il vostro odio”.
Come se fossero le classiche cartoline dal mare, riportiamo i “Saluti da…” di alcune figure significative di questa quarta edizione fortemente voluta dall’associazione Open Up, presieduta da Gennaro Sorvillo, insieme a infaticabili socie e soci: Mengi Cavallari, Filippo Burbano Fantastichini, Giovanna Galeone, Carolina Lavin Fantastichini, Maria Fiorani e Sara Pazzafini.

MARISA
La vediamo sull’Apecar che apre il corteo fra ponti e canali – accanto a dj Fabio Tuzz e alle performer della Ferrara Burlesque School – e ci chiediamo chi sia questa signora. Dopo che la parata ha attraversato tutto il centro di Comacchio, portando allegria e scompiglio tra abitanti e turisti, le andiamo incontro. “Sono la mamma del dj” ci dice orgogliosa. “Anzi ora sono suocera, perché mio figlio ha scelto proprio giugno per sposare Andrea, con un rito civile nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, un luogo simbolico per noi, ma dovrebbe esserlo per tutta l’Italia. Sono felice per mio figlio, lo sono sempre stata, e anche mio marito, che da alcuni mesi non c’è più, per questo Fabio mi ha chiesto di accompagnarlo oggi, ho accettato volentieri, io qui mi diverto. Spero che le famiglie di questi ragazzi li capiscano, sennò per loro è davvero difficile“.

GENNARO
Gennaro Sorvillo, fin dal cognome tradisce di non essere proprio autoctono, ma le sue trascinanti origini partenopee lo hanno portato a vivere Comacchio come una nuova casa dove ha aperto un locale, lo Sbirro Gastrotheque, e ha dato il via al pride dei Trepponti, ormai divenuto appuntamento fisso.
“Ci battiamo per i diritti e la libertà di tutti, di ogni minoranza discriminata. Oggi siamo tornati a sentirci parte di una comunità. Abbiamo scelto di creare coinvolgimento attraverso l’arte, la musica, i colori: non c’è modo più bello di manifestare. Per me questa è la risposta a chi dice che il pride è un Carnevale, ebbene sì! Ma è anche un modo di testimoniare in maniera pacifica e variopinta, diversa dalle altre manifestazioni. Perché noi vogliamo avere anche un’identità precisa, farci riconoscere per il modo in cui scendiamo in piazza. Molti ci identificano come ‘le persone in strada col perizoma’, però non sono mai stati a un pride, forse lo hanno visto attraverso lo scatto di un fotografo interessato solo a un culo. Ma questo non racconta la grande partecipazione di chi è arrivato qui da tante città, non solo Emilia-Romagna, ma anche Veneto e altre regioni“.
“Per me oggi organizzare il pride a Comacchio non è solo una sfida, ma un modo per portare cultura e giovani in un territorio che si sta spopolando. La Gen Z ha perso interesse per questi luoghi, mentre oggi è stato bello vederli sfilare, ballare, divertirsi, partecipare attivamente. Spesso sono costretti ad andare via, negare la loro storia e le loro radici. Oggi puoi sentirti orgoglioso di essere comacchiese, fiero di essere quello che sei e vivere come vuoi“.

MENGI
A Ferrara Mengi Cavallari la si ricorda per la deliziosa esperienza della pizzeria Da Mengi 22, in via Carlo Mayr, dove già si era distinta con iniziative per i diritti. Bello ritrovarla in prima fila al Pride, al quale collabora fin dal 2023 quando si chiamava “Lelle in Sella” ed era una pazza sbiciclata da Comacchio al mare, con risciò, bandiere, fischietti e costumi variopinti.
“Dal primo anno c’è stata un’evoluzione in positivo, nel senso che la comunità ha capito il nostro intento e ha cominciato a seguirci e darci fiducia, così come pure il Comune di Comacchio che ci ha sempre supportato, come anche la Regione. Il paese è presente, attento e attivo rispetto a questo nostro progetto. In tanti ci fermano per strada e ci ringraziano. Per questo posto e per i territori limitrofi è una cosa davvero importante. ‘Grazie perché ci date la possibilità di vivere una giornata in piena libertà’, ci dicono. ‘Oggi facciamo festa, siamo noi stessi e non dobbiamo preoccuparci’. È questo che dà senso al nostro impegno: è volontariato, ma è un vero lavoro, con tante implicazioni, burocratiche, organizzative ed emotive, e dura tutto l’anno. Da domani iniziamo a pensare al 2027“.
LETIZIA E JOHNNY
A pochi giorni dall’insediamento della nuova giunta del neosindaco di Comacchio Samuele Bellotti, eletto con il centrodestra, è subito battesimo arcobaleno per i suoi assessori freschi di nomina: Letizia Novarin ai grandi eventi e Johnny Sabadin alla cultura.
“Incarniamo lo spirito di questo pride che è appunto un grande evento culturale. Si tratta di un evento di una normalità assoluta, un bello spettacolo, un momento di libertà. Se ci ha creato problemi sono solo legati al volume”, ci ridono su e rilanciano un invito al Museo Remo Brindisi del Lido di Spina per la mostra “Carlo Zauli – Geometrie materiche”, inaugurata lo stesso giorno e aperta fino al 30 settembre, per il centenario della nascita del ceramista faentino, amico di Remo Brindisi.

FIORELLA
Fiorella Shane Arveda è un’avvocata penalista che opera a Comacchio, specializzata in casi legati alla comunità Lgbtqia+ e parte dell’area penale del gruppo Giuridico del Cassero di Bologna per la difesa dei diritti delle persone della comunità dalle discriminazioni in ambiti familiari e lavorativi. Sale sul palco tra un live e l’altro per portare alcune importanti questioni.
“Di recente mi sono occupata di due casi emblematici. Uno è quello della rete di adescamento per rapinare e ricattare uomini gay. Le vittime, almeno sei, venivano contattate su app e siti di incontri poi aggredite, picchiate e legate con fascette da elettricista. Dopo essere state fotografate, venivano costrette a eseguire bonifici per non diffondere le immagini. Con il lavoro del mio studio abbiamo contribuito a individuare e far condannare i responsabili. L’atra sentenza storica che ho seguito è quella del Tribunale di Foggia in merito all’aggressione di un sessantenne omosessuale lasciato poi a terra esanime. A oggi non c’è una legge che preveda la discriminazione per orientamento sessuale, ma sono riuscita a far riconoscere questa aggravante, uno dei primi casi in Italia: quando si riconosce questa gravità, si riconosce anche che questo fenomeno deve essere combattuto“.

I famosi
Ultimi ma non per importanza, sono i volti noti che hanno aderito a vario titolo al Comacchio Pride. Vale la pena sottolineare che la loro partecipazione non prevede cachet, lo fanno per la causa e senza risparmiarsi. Si è visto anche con trentacinque gradi all’ombra. Li elenchiamo perché lo meritano: Viscardi, talento di X Factor; Giulia Molino, cantante e interprete di Amici; Samanta Togni, protagonista per anni di Ballando con le Stelle, che ha condotto la serata comacchiese assieme al direttore artistico Diego Di Flora, già autore dei Pride di Napoli e Siracusa. E poi il “madrino” Marco Carta, vincitore di Amici e Sanremo, che ha cantato brani vecchi e nuovi, e portato alcuni ricordi personali. “Ho perso presto mia madre, sono cresciuto con mia nonna, che aveva già capito tutto e quando stavo fuori dalla porta col mio primo fidanzato, è stata lei a invitarlo ad entrare. Lo dico perché in tanti si sentono sbagliati, fino a volerla fare finita perché discriminati. Per questo ci ho tenuto a fare coming out in tv, in modo che anche altri si potessero identificare“.

