

Esiste un mezzo che tutti i ferraresi hanno in garage e che contribuisce a definire l’identità della città: la bicicletta. La bici (per i local, biga) d’altronde è un ottimo modo per schivare il traffico dell’ora di punta e per muoversi con poco sbattimento. C’è quella con il telaio dritto e quella con il telaio inclinato verso il basso, c’è chi ha il cestello e chi invece preferisce il porta pacchi, può essere di tanti colori e alcune hanno ancora i parafanghi con i fili colorati. Quando arrivi a Ferrara la vedi ovunque (infatti, il sito Skyscanner nel 2016 riconosceva Ferrara come la città italiana con il maggior numero di biciclette per abitante: 1 bici ogni 1,35 persone), persino sui cartelli: Ferrara, città delle biciclette. E qui ha persino due festival a tema, interamente dedicati alle due ruote non motorizzate.
Ma perché Ferrara è la città delle biciclette? È davvero un titolo meritato o soltanto uno slogan rimastoci attaccato nel tempo? Per capirlo basta guardarsi attorno: qui la bicicletta non è una moda, né un simbolo ecologista, ma semplicemente il modo più naturale di muoversi.

In realtà non esiste un giorno preciso in cui Ferrara è diventata “Città delle biciclette”, però guardando alle foto scattate a partire dagli anni Quaranta una delle prime cose che si notano sono le persone in bicicletta. Nel corso degli anni poi, quando le altre città cominciavano ad ingrandirsi e a disegnare strade sempre più modellate sull’utilizzo dell’automobile, a Ferrara ci si muoveva ancora in bici. Nel 1991 la percentuale di utilizzo era del 30,7% contro il 30% della Danimarca o il 27,8% dei Paesi Bassi. Nel 1995 arriva l’adesione da parte dell’Amministrazione alla rete europea Cities for Cyclists (oggi Cities & Regions for Cyclists) e l’anno dopo l’assessorato all’Ambiente istituisce persino l’Ufficio biciclette, unica città ad averlo in Italia, prima ancora che esistesse la mobilità sostenibile.
Il famoso cartello su tutti i punti di accesso alla città appare nel 1999. Durante gli anni ci sono state altre iniziative e altri successi, tra cui: il 1° Premio Città Sostenibili del Ministero dell’Ambiente per l’istituzione dell’Ufficio Biciclette nel 2000, la realizzazione della Carta ciclabile di Ferrara, cartina con stradario e indicazione della rete ciclabile, dei comportamenti corretti da tenere, della segnaletica dedicata ai ciclisti e informazioni sui servizi nel 2001, poi nel 2009 in occasione del Premio GPP (Progetti sostenibili e green public procurement 2009) viene menzionata la Commissione del Comune di Ferrara, per aver svolto, fin dal 1994, attività di Green Procurement, istituendo un apposito assessorato all’Ambiente. “Ferrara è nota in tutto il mondo per aver promosso l’uso delle biciclette ed istituito un apposito ufficio per la mobilità sostenibile che ha consentito alla città di essere nota a livello internazionale come la città delle biciclette, simbolo della sostenibilità e della qualità della vita locale“.

Ma davvero Ferrara è l’unica e sola città delle biciclette? Oggi, per fortuna, ci sono altre località che si contendono il titolo. Bolzano, a esempio, ha iniziato a investire sulle rete ciclabile sempre negli anni Novanta, Pesaro è stata una delle prime comunità a puntare sulla Bicipolitana, una rete di percorsi urbani pensata quasi come una metropolitana della bici. Poi ancora Bologna, che negli ultimi anni con la tanto chiacchierata zona 30, ha voluto puntare su nuove piste ciclabili e politiche per ridurre il traffico automobilistico. Resta il fatto però che in tutte queste città la bicicletta rimane un mezzo per promuovere la sostenibilità e limitare il traffico urbano. A Ferrara la bicicletta è invece soprattutto tradizione e DNA locale. Il primato ferrarese, infatti, non si misura soltanto nei chilometri di piste ciclabili o nelle classifiche sulla mobilità sostenibile. Si misura soprattutto nella continuità culturale: nonostante i cambiamenti urbani e sociali degli ultimi decenni, la bicicletta continua a essere parte della quotidianità ferrarese. Complice il territorio pianeggiante, qua la usiamo per andare ovunque: all’università, a scuola, in centro, al lavoro, al mercato o semplicemente a fare un giro. La rete ciclabile è vasta e collega quasi tutta la città: 227 km di piste ciclabili (saliranno a 268 km nel 2030 secondo gli obiettivi del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, PUMS), che anche per il 2026 sono valsi a Ferrara la bandiera gialla FIAB.
Ci sono anche percorsi ciclabili non strettamente “funzionali”, ma semplicemente belli da percorrere per un giretto della domenica. Per primo il giro intorno alle nostre amate mura medievali, perché c’è chi corre, chi passeggia, ma c’è anche chi percorre tutto il perimetro in bicicletta. Poi la strada che costeggia la destra del Po e che da Ferrara porta direttamente al mare (occorre essere un po’ allenati perché sono circa 100 km e se si vuole provare l’ebrezza di percorrerla c’è la Bike Night). Oppure un altro giretto è la ciclo pedonale del Burana, una via dritta circondata dagli alberi che costeggia appunto il canale Burana che da Ferrara arriva fino a Bondeno.

Alcuni percorsi fanno parte della bicipolitana, chiamata in questo modo la rete di ciclabili che collega una città da una zona all’altra, quasi come fosse appunto una metropolitana su due ruote. Altri invece sono vere e proprie ciclovie: itinerari più lunghi e tranquilli che spesso escono dal centro e attraversano campagne, argini e piccoli paesi della provincia, diventando a volte anche percorsi turistici. Infatti, spostandoci nelle campagne dei paesi di provincia, muoversi in bicicletta diventa ancora più facile e tanti sono i percorsi adatti alla gita della domenica. Il sito Romagna Bike li raccoglie tutti se si vuole dare una sbirciata per organizzare un weekend in sella alla propria due ruote.
I tempi però cambiano e una domanda sorge spontanea: a Ferrara non è cambiato nulla? Purtroppo alcune trasformazioni degli ultimi anni hanno inevitabilmente cambiato anche il rapporto tra il tessuto urbano e le sue biciclette. Chi ricorda la città degli anni ’80 o ’90 racconta un centro abitato più lento, meno congestionato e probabilmente più semplice da attraversare pedalando. Oggi il numero di auto è aumentato, soprattutto nelle zone periferiche e nelle assi di collegamento verso il centro, quindi è ormai inevitabile fare i conti con il traffico, per cui resta un mezzo molto utilizzato nel centro storico e nella vita universitaria, ma non sempre mantiene la stessa frequenza di utilizzo nelle aree più esterne.

Il traffico non è l’unico problema che affligge i ciclisti ferraresi, che devono prodigarsi per proteggere il proprio mezzo avendo sempre con sé catene robuste, evitando di lasciare bici nuove in centro troppo a lungo e considerando quasi inevitabile almeno un furto nel corso della propria vita da pedalatore.
In conclusione, possiamo quindi affermare che Ferrara merita ancora il titolo di città delle biciclette? Decisamente sì. Non perché abbia le piste ciclabili più moderne d’Italia e nemmeno perché i ferraresi siano più orientati di altri alle scelte ecologicamente sostenibili, ma semplicemente perché qui la bicicletta è parte della quotidianità. Basta fermarsi qualche minuto a osservare: persone a passeggio per il centro, signore al mercato o fuori dai negozi, ragazzi all’uscita delle scuole, pendolari pronti a prendere il treno, sportivi o coppiette lungo le mura, per capire che a Ferrara pedalare è ancora il modo più naturale di vivere la città.


Ragazza piccolina, laureata in comunicazione e nata nella città degli Este nel 1994, a cui piace raccontare, leggere e guardare storie, fare gite, mangiare i cappellacci con la zucca e vivere in attesa dell’estate.