Ecco The Mosshelter: i microgiardini sotto vetro di Viale Cavour5 minuti

Mentre fuori la vita fa rumore, dentro, ai civici 82/84 di Viale Cavour, un ragazzo di 24 anni crea piccoli mondi verdi racchiusi in bocce, ampolle, damigiane, barattoli e antichi vasi da farmacia. Il suo obiettivo è invadere di verde e di poesia i salotti ferraresi, le botteghe, le vetrine, i locali della città.

Marco, classe 1994, da circa un anno ha deciso – un po’ per caso, un po’ per sfida – di avvicinarsi al mondo dei terrarium, dei micro-giardini “sotto vetro”. Di formazione agraria, viaggiatore e spirito libero, di ritorno da un anno di lavoro “on the road” in Australia, ha iniziato per gioco a raccogliere muschi autoctoni per provare a riprodurli in piccoli contenitori di vetro. All’epoca non sapeva minimamente cosa fossero i terrarium o i mossarium, i micro giardini di piante e/o di muschio. In Italia infatti il micro giardino è ancora poco diffuso se si raffronta a Paesi come la Francia in cui avere un terrarium in casa è diventata una vera e propria tendenza.

Foto di Andrea Bighi

Come in tutte le cose, mi dice Marco, la scuola migliore è quella “pratica”, quella della sperimentazione con le proprie mani. Mani che arrivano ovunque. Anche i più piccoli anfratti prendono vita grazie a muschi, fittonie, felci, ficus bonsai, hedera e tante altre specie vegetali. Pare impossibile che si possano creare micro-mondi così elaborati in vasi alle volte così piccoli e angusti, ma ogni giardiniere che si rispetti ha la sua cassetta degli attrezzi: forbici, pinze, bastoni che permettono di arrivare dove le mani non potrebbero.

“Le piante, i muschi e i sassi li raccolgo in montagna e quelli che non riesco a trovare in natura li acquisto nei garden insieme a terra, lapillo e ghiaia necessari per la creazione dei substrati”.

Se è vero quel che dice un famoso proverbio cinese ovvero che “il vaso vale per ciò che può contenere” qui il valore è sicuramente molto alto perché il contenuto è veramente sorprendente, soprattutto perché vivo e quasi perfettamente autosufficiente. “Vi è una grande responsabilità nel creare e vendere un terrarium” mi dice Marco, “sia nei confronti dell’ecosistema al quale si sta dando vita, sia nei confronti del cliente”.

“Se avete una biblioteca e un giardino, possedete tutto ciò che vi serve”, diceva Cicerone. Ma se per i libri in casa lo spazio non manca quasi mai, spesso un giardino non è compatibile con gli spazi a disposizione in città. Il giardino in vetro permette di avere un piccolo angolo di verde anche a chi lo ama ma ha poco spazio, troppo poco tempo o è meno portato di altri a prestare le cure di cui le piante vive hanno bisogno. La natura tende sempre ad agire nella maniera più semplice e in generale nessuna pianta è mai fuori luogo, tuttavia le piante hanno ognuna la propria individualità. 

E’ vero che il terrarium necessita di pochissima manutenzione: una o due potature durante l’anno, qualche minuto di aria ogni due-tre mesi, poche vaporizzazioni di acqua durante l’anno. Ma nei primi giorni dalla creazione l’ecosistema cerca un suo equilibrio e il cambio di esposizione, di temperatura, lo shock termico sono tutte condizioni che possono compromettere questo equilibrio.

Non sempre infatti il micro-habitat sopravvive. Succede che presi dallo stupore e dalla curiosità iniziale si acquisti un terrarium considerandolo un soprammobile, e lo si posizioni nel posto che esteticamente più gli si addice senza dare troppo peso a ciò che in invece per le piante è di fondamentale importanza: luce e temperatura. Alle volte però la responsabilità è imputabile al “giardiniere sottovetro” che può aver sbagliato la specie di pianta o semplicemente contaminato la terra, portando ad una compromissione di questo delicato equilibrio e alla formazione di funghi o alla prolificazione di moscerini.

Si può ricavare un terrarium da quasi ogni contenitore di vetro. La cassetta di un acquario, un vecchio vaso da farmacia, vasetti da conserve, damigiane, bottiglie. La bellezza del micro giardino è proprio quella di essere oggetto di design realizzato a mano e quindi di aspetto unico. Il suo valore cambia in base al vaso che lo ospita e alle piante scelte per viverci, generalmente piante a crescita lenta che hanno bisogno della stessa quantità di luce e umidità.

Ma potrà mai funzionare in una città come Ferrara? Marco alla mia obiezione sospira, prende fiato, se la aspettava probabilmente “sono consapevole che è una scommessa, un sogno di ragazzo che se lo può permettere, ma ci credo. Per me che di natura sono iperattivo e pessimista l’aspetto positivo di questa avventura è che mi sta obbligando a fermarmi, a passare ore e giornate a meditare sul paesaggio che voglio creare, sulla scelta delle piante migliori, sulla ricerca dell’equilibrio e dell’estetica. E’ un’arte di pazienza e precisione che ti permette anche alle volte di sognare mondi diversi”. 

Foto di Andrea Bighi

Marco le definisce “le piante del futuro”. In questi giorni di avvicinamento per me a questo mondo, leggo di  terrari connessi allo smartphone e in grado di creare le migliori condizioni per la crescita delle piante per chi non ha il pollice verde, di serre marziane destinate agli ambienti impossibili per l’uomo, di terrarium art… e mi chiedo: ma sarà davvero questo il nostro futuro?

Io voglio credere che “i giardini siano una delle forme dei sogni, come le poesie, la musica e l’algebra” (Hector Bianciotti) e per ciò non moriranno mai.

Da sabato scorso, 15 dicembre, trovate le sue particolari “geometrie verdi”, terrarium ma anche kokedama, acquari, wabikusa, piante aeree, tropicali e bonsai, nel negozio The Mosshelter appena inaugurato, ai civici 82/84 di Viale Cavour, aperto da lunedì a sabato con orari: 9.30 – 12.30 / 15.30 – 19.30.

3 commenti

  1. Mi è stato regalato a dicembre un bonsai dentro un vaso che deve sempre stare chiuso con tappo in sughero pochissima acqua fatta scivolare lungo il vetro…… posizionato in posizione luminosa….. ora sta perdendo delle foglioline….. ho sbagliato qualcosa?

  2. “dimentico la fine di tutti i film.” …. mah … io dimentico l’inizio di tutti i libri 🙁
    r.
    (om.mani.padme.um)

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