Giro il mondo ma poi torno: il Mr. Hyde dei cocktail si racconta6 min read

Incontro Mike Mandini e lo staff del suo locale, il MrHyde, una sera di ottobre. Stanno preparando i tavoli e il bancone, sistemando i menù e le luci per l’imminente apertura serale e mentre mi accolgono percepisco una bella atmosfera, di entusiasmo e di rilassatezza. Il locale ha aperto solo 4 mesi fa all’inizio di via Voltapaletto e la squadra che vi lavora è formata da Paolo, amico di Mike da anni che fa il barman ed è colui che prepara i cocktail, Este, la sua socia che si occupa del servizio ai clienti insieme ad un’altra collaboratrice, e infine Jesus, un altro barman che si è appena trasferito in Italia per amore.

Il team è particolarmente su di giri perché proprio qualche giorno prima Mike ha vinto il premio come miglior cocktail barman in Emilia Romagna, un riconoscimento importante per un locale nuovissimo e che si impone con un’identità forte, che rispecchia l’unicità del suo ideatore. Possiamo definire Mike un “alchimista dei cocktail”: colui che pratica l’arte della creazione ed esecuzione di cocktail utilizzando ingredienti di elevatissima qualità e tecniche innovative e stupefacenti. 

Mike mi racconta che ha costruito il locale con le sue mani, letteralmente. Quando sono entrati per iniziare i lavori di ristrutturazione e di ripristino hanno voluto riportare alla luce i pavimenti d’epoca e i mattoni a vista dei muri e gli elementi di pregio che erano andati perduti durante le varie gestioni che si sono succedute negli anni. “Vedi il reticolo di enormi tubi industrial in metallo sopra le nostre teste? È stato assemblato da me, è stata una mia idea” mi spiega sorridendo. Un senso di appartenenza emerge dalle sue parole, dalla serenità con cui si guarda attorno, come qualcuno che ha trovato il suo posto. Mike sente il luogo come davvero suo, sente di farne parte e vorrebbe che lo stesso fosse per i suoi clienti. Il nome stesso del locale è legato a lui, deriva infatti da un soprannome che gli amici gli hanno dato negli anni, in riferimento agli esperimenti alchemici e alle pozioni del Dr Jekyll e Mr Hyde, popolare personaggio dello scrittore Robert Louis Stevenson.

Mi faccio trasportare dalla musica, in un alternarsi di suoni rock e armonie rilassanti. Mi racconta dei viaggi che ha intrapreso negli anni: in Polonia, dove sono le sue origini, a Malta (“Pensa che ero il barman del Presidente!”), in Africa, dove ha scoperto il magico mondo delle spezie e di ciò che per noi è esotico. “Ma lo sai che in realtà io sarei un geometra!” mi dice. Fatico ad immaginarlo in una mansione che nel mio immaginario è rigida, impostata, con scarse occasioni di creatività… forse anche lui fatica ad immaginarlo, tant’è che dopo aver lavorato per un po’ come meccanico ha intrapreso la carriera di barista in vari locali, dove ha scoperto la sua passione per il mondo dei cocktail. È una persona artistica, lo è sempre stato “ho sempre fatto le cose fuori dagli schemi”, mi dice pensieroso. Anche quando era meccanico, riusciva a sfogare la creatività che sentiva dentro costruendo Harley-Davidson personalizzate.

Come gli è venuta l’idea di aprire un locale? Insomma, il periodo economico è quello che è, il mercato del lavoro è instabile, i rischi sono tanti… Mi spiega che la più grande motivazione è la voglia di libertà. Ha tenuto corsi per barman e ha già gestito altri locali, il lavoro gli piaceva, ma si trovava sempre a dover seguire le direttive di altri, dei proprietari. Qui nel suo MrHyde invece può far conoscere il suo mondo ai suoi clienti e può sperimentare, creare, provare, riuscire e sbagliare, anche, ma sempre rendendo conto solo a se stesso. La libertà di poter essere indipendenti, per lui non ha prezzo.

È un locale diverso dagli altri, sia nel concept che nell’aspetto visivo. “I dettagli sono essenziali” mi spiega “tanti piccoli dettagli insieme fanno la differenza, sempre”. Questa attenzione estetica è evidente: dimenticate il minimalismo bianco e nero così di moda negli ultimi tempi, scordatevi i locali creati con lo stampino, senza identità. Qui ogni oggetto ha una storia, ha un’anima ed è stato scelto con cura: il ritratto del bisnonno, i quadri spagnoli gotici, la pianta di cedro Mano di Budda, le candele sciolte sui tavoli e sul pianoforte, le sedie trasparenti in stile un po’ barocco. Oggetti testimoni del passato, scovati nei mercatini e nelle vecchie soffitte che si mescolano a ciò che invece è contemporaneo e anche a tratti futuristico: un ibrido sorprendente! 

L’entusiasmo di Mike e dei ragazzi è contagioso, ci chiedono di accomodarci e provare qualche loro specialità, facendoci assaggiare due cocktail insoliti, inventati da loro: uno è a base di acqua di mare e rum agricolo, l’altro a base di succo di rapa rossa, con rametto di timo fumante che non è solo decorazione, ci spiegano, ma col suo profumo balsamico fa parte dell’esperienza sensoriale del cocktail. Sapori sorprendenti! Poi arrivano dei gamberoni ricoperti di pasta kataifi con gelatina d’arancia amara e semi di zucca davvero buonissimi e per chiudere assaggiamo un cocktail al sapore di violetta, servito in una tazzina ricoperta d’oro. 

Mi racconta che alcuni prodotti non si trovano facilmente in commercio ma pur di non rinunciarvi ha deciso di crearseli da solo: mi mostra un’enorme bottiglia di vodka infusa ai funghi shiitake, mille spezie dai colori accesi, un mini albero del pepe. Sbirciando oltre il bancone vedo anche il sale di sedano, lo sciroppo di basilico, marmellata di limoni, cachaça al peperoncino, mosto cotto d’uva, liquori dai nomi orientaleggianti…  Sembra davvero di entrare nello studio di un’alchimista: decine di bottiglie dalle strane forme, tutte allineate, con la loro etichetta, ampolle con liquidi colorati, barattoli con polveri, bicchieri di ogni tipo, per ogni bevanda. L’impressione che ho è quella di inoltrarmi in una caverna piena di nuove potenziali scoperte e, un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, bisogna essere disposti a farsi sorprendere e guidare, senza stare troppo a ragionare, troppo a pensare.

Quando gli chiedo cosa pensa di Ferrara mi dice che “è una città bellissima, c’è sempre qualcosa di nuovo da fare, anche per i giovani, moltissimi eventi di ogni tipo. Poi ci sono i Buskers, il Teatro Comunale e il Nuovo, il Festival di Internazionale… sono manifestazioni che portano turisti e tanta gente in visita, per noi esercenti è una bella opportunità, non posso proprio lamentarmi”.

Mentre saluto e torno a casa penso che è entusiasmante che dei giovani come loro abbiano pensato di investire tempo e impegno per apportare un contributo creativo alla città, in cui credono molto. Penso tra me e me che abbiamo spesso la tendenza a lamentarci di quello che abbiamo e, per reazione, l’abitudine a desiderare quello che non possediamo ancora. Questo atteggiamento però porta a chiudere gli occhi verso le ricchezze che sono di fronte a noi tutti i giorni, piccole perle come il MrHyde, che vale la pena scoprire, senza timore di lasciarsi sorprendere.

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