Dal Brasile a Comacchio, la speranza attiva dei Delef5 min read

Qualche mese fa, sulle pagine di FILO Magazine, Shahzeb Mohammed ha utilizzato un pezzo di una loro canzone per un video realizzato in occasione del festival Interno Verde. Il pezzo era Rivoluzione che è anche il brano che chiude il loro nuovo EP dal titolo Speranza Attiva e loro sono i Delef. Un gruppo nato nelle valli comacchiesi ma con forti influenze sudamericane e in particolare brasiliane. Registrato all’Animal House Studio di Federico Viola l’album cerca di fondere i ritmi latini al cantautorato italiano. Domani, 16 novembre suoneranno al Circolo Arci Black Star ma per promuovere questo lavoro a inizio novembre hanno fatto un minitour tra La Spezia, Pisa e Grenoble suonando in locali, teatri e anche lungo le strade. Proprio mentre erano tra Pisa e Grenoble abbiamo raggiunto telefonicamente Michele Cuccu (Chitarra e voce) che ci ha raccontato un po’ del gruppo, composto da Alfredo Mangherini (mandolino, chitarra classica e microkorg), Enrico Mangherini, (basso elettrico) e Michele Baroni (cajon e percussioni), e di questo nuovo lavoro. 

Come è nata l’idea di questo gruppo?
Tornato dal Brasile ho iniziato a scrivere un po’ di pezzi con Andrea Ferroni (Ferro) ma il progetto era molto diverso e aveva una forte componente elettronica. La mia idea era di tornare a vivere in Brasile per cui il primo EP è in portoghese e il titolo è Boa Viagem (Buon Viaggio). Poi per cause di forza maggiore sono dovuto rimanere in Italia, ho iniziato a scrivere i pezzi in italiano e il progetto è cambiato.  

Infatti in Speranza Attiva le canzoni sono tutte in Italiano…
Esatto. Le parole sono in italiano, i ritmi un pò meno. Fin da subito l’idea è stata quella di mescolare la musica brasiliana e il cantautorato italiano. Inizialmente, come dicevo prima, volevamo trovare qualcosa che mischiasse l’acustico e l’elettronico poi Ferro se n’è dovuto andare a Trieste e si sono aggiunti Alfredo Mangherini (Tedo) alla chitarra, Enrico Mangherini (Chicco) al basso e Michele Baroni alle percussioni. Il progetto ha quindi virato verso l’acustico mantenendo comunque parte della sua anima elettronica. 

Cosa vuol dire Delef?
In realtà mi piacerebbe lasciare il nome in sospeso. All’inizio lo avevamo pensato come un acronimo, che ora non svelerò, ed era molto legato all’anima elettronica del progetto. Ora che il progetto è cambiato ci piace l’idea di tenere il nome in divenire, giocandoci e a volte inventando acronimi o significati nuovi anche in base al concerto.

Dove siete adesso?
Adesso siamo a Pisa, ieri sera abbiamo suonato al cinema\teatro Lumiere, un locale molto importante e uno dei cinema più antichi d’Italia dove c’era il Release Party del cantautore Bernardo Sommani. Sabato sera invece eravamo a La Spezia e insieme a noi c’era anche Fulvio Tulli con cui stiamo condividendo questo minitour. Domani partiamo e andiamo a Grenoble ospiti da una mia sorella che si chiama Maria Grazia e durante il viaggio, nei giorni off, suoniamo per strada.

Oggi avete suonato a Pisa?
L’intenzione era quella ma a causa dell’allerta meteo siamo rimasti in casa. Più tardi risolviamo con una jam session improvvisata. Poi partiamo per Grenoble e al ritorno probabilmente ci fermeremo per qualche concertino in strada, sicuramente a Torino.

Tornando a Speranza Attiva, ci racconti di cosa parla?
Speranza attiva è il concetto che sta dietro a tutte le canzoni del cd e significa avere un atteggiamento positivo verso il futuro. Avere sogni, avere obiettivi e allo stesso tempo non sperare che questi cadano dal cielo ma ogni giorno lottare e sbatterci la testa per cercare di avvicinarli. Una frase che spiega molto bene questo concetto è attribuita a Eduardo Galeano che in uno dei suoi libri cita Fernando Birri e racconta di una chiacchierata che fecero davanti a degli studenti a Cartagena de India in Colombia. A Birri viene chiesto a cosa serve l’utopia e lui risponde che l’utopia è come la linea dell’orizzonte, tu cammini verso essa ma non la raggiungi mai, serve a camminare (qui il video). Anche se non raggiungi l’orizzonte stai comunque crescendo, facendo esperienza. Su questo concetto si sono costruite tutte le canzoni, il tempo dei sogno, rivoluzione e anche la grafica del cd. 

Come si legano i ritmi brasiliani e il modo di fare musica italiano?
Credo che la musica italiana e quella brasiliana siano più collegate di ciò che si pensa. La canzone La Banda di Mina viene da una canzone di Chico Boarque che si chiama A Banda. Quest’ultimo in brasile ha registrato 4 marzo 43 di Lucio Dalla. Si potrebbero fare tantissimi esempi, ci sono tantissime connessioni tra musica Italiana e brasiliana dal passato più remoto fino al presente. Quindi a livello musicale non siamo così lontani. Ciò in cui probabilmente ci discostiamo di più è l’attitudine. In Brasile la musica è uno strumento di evasione, uno strumento attraverso il quale suonando e ballando si sfogano energie negative. 

Se ti chiedessi di scegliere una canzone del cd, quale sceglieresti?
Vernice perché è quella più critica verso la società, è quella meno positiva, quella che parla meno di speranza attiva e più di quegli elementi depressivi che sono superabili solo attraverso la ricerca di un utopia. In più è una canzone molto brasiliana perché unisce una strofa triste a un ritornello allegro che aiuta ad evadere e a camminare verso l’orizzonte. Però ne sceglierei anche un’altra per il motivo opposto, A mente libera che è quella da ascoltare la mattina per darsi la carica.

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