Lo spirito che muove la giostra: Leonardo Rosa racconta il Pedagogico4 minuti

Potrai pur aver studiato nel dettaglio i rapporti di parentela legittima e illegittima della Casa d’Este, ma se non hai mai messo piede al Pedagogico o almeno sentito parlare della sua giostrina, non sei un ferrarese DOC.

Protagonista indiscusso di quelle storie che ci piace raccontare prima di addormentarsi in una vecchia casa dal pavimento scricchiolante, in una notte di luna piena quando fuori fischia forte il vento, quell’edificio abbandonato e tetro rappresenta per tanti, amanti del brivido o semplici curiosi, lo sfondo delle vicende più inquietanti mai lette o ascoltate, tramandate con sempre un dettaglio in più rispetto alla volta precedente, perché aggiungere un pizzico di noir accresce il mistero.

E proprio Mistero e altri programmi sui generis, nei quali narratori dal volto coperto o armati di strumentazione da Ghostbusters (ma sprovvisti, ahimè di uno spirito guida alla Slimer) hanno tessuto la trama delle vicende…  o leggende, hanno dedicato puntate e puntate a quel che è diventato una wunderkammer del brivido, riportandolo in auge dopo anni di silenzio.

Quindi, quando incontro Leonardo Rosa, noto volto e firma del giornalismo cittadino e mi racconta del suo libro Lo spirito che muove la Giostra, non posso che essere incuriosita.

Da ferrarese “recentemente” acquisita, non sono ancora stanca della tiritera su Aguscello e non vedo l’ora di leggere un nuovo romanzo in cui, finalmente, posso seguire i protagonisti e le loro vicende ripercorrendo visivamente – e non solo – tutti i loro spostamenti gustandomi il piacere delle parole di chi sa narrare diligentemente senza orpelli poco appetibili.

“Lo spirito che muove la giostra non è un horror” mi dice Leonardo.

“Non volevo lo fosse. L’ex Ospedale psichiatrico infantile è, così come Ferrara tutta, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda. Non solo sfondo quindi, ma elemento cardine di una narrazione che vuole giocare sul coté esoterico della città che, come Torino e Trieste, è avvolta da un’aura sacra e diabolica allo stesso tempo. Tutti, da ragazzini, eravamo vittime del creepy charm di quelle mura ormai sgretolate, sulle quali la natura sta riprendendo vorace il sopravvento, ma non siamo stati in tanti a varcarne i confini dopo il calar del sole. C’erano le prove di coraggio, per spezzare la monotonia provinciale di quei pomeriggi trascorsi a fare la spola tra le vie del centro, ma la suggestione era davvero fortissima e quegli scheletri di lettini, le scritte… funzionavano a dovere!

Prima di scrivere il libro, che, con mio stupore nonché assoluta soddisfazione, in questi giorni ha guadagnato il primo posto tra le file delle vendite della Feltrinelli cittadina, mi sono accuratamente documentato – un lavoro certosino durato più di un anno – oltre che sull’abecedario leggendario relativo al Pedagogico, sulle vicende che ne hanno scandito la storia, a partire dai primi ricordi edilizi fino alla chiusura definitiva.

Ho ritenuto fondamentale infatti, alla fine della narrazione, inserire una scheda, redatta in collaborazione con Fausto Bassini, sulla base di ricerche pubblicate dall’architetto Harteros, nella quale vengono citate alcune delle notizie relative al Pedagogico. Si tratta però, al contrario delle fantasie che si alternano tra le righe del mio libro, di dati reali, come quello che riguarda la chiusura avvenuta nel 1974 non in seguito alla morte misteriosa di tutti i suoi ospiti causata da una terribile epidemia / un pazzo assassino / un incendio doloso ( e ne potrei citare altre…) bensì all’impossibilità di far fronte agli elevati costi di gestione della struttura.  C’è un accenno inoltre, agli scabrosi e riprovevoli atteggiamenti delle suore di Aguscello… ma forse, se vi raccontassi subito anche questa, verrebbe meno un pizzico di suspence!”

Sono in pochi, a voler scindere quasi chirurgicamente, i fatti dalle ombre. Bambini imprigionati nei labirinti delle loro fragili menti, vittime di pratiche poco coerenti con la vocazione dell’edificio, suore o operatrici sanitarie carnefici, protagoniste forti di abusi e violenze celate all’interno dei corridoi ove, a quasi cinquant’anni dalla chiusura o dal famoso incendio, risuonerebbero ancora gli echi delle vocine che si perdono tra i movimenti della giostra.

Courtesy Leonardo Rosa

Leonardo lo sa bene e non inciampa goffamente in quella che si rivelerebbe un’ennesima raccolta di aneddoti poco attendibili. Sceglie invece un’altra via, ove un giovane commissario, Giovanni Falchi, sfida i suoi demoni personali, attraversando non senza difficoltà una tappa del suo percorso insidiosa ma fondamentale, costellata da dubbi che gli regalano occhiaie, notti insonni, fremiti e incomprensioni. La nebbia delle nostra città accompagna silenziosa ma non nuoce alle immagini chiare, incredibilmente reali, che il lettore vede scorrere davanti a sé, pregustando l’idea di una trasposizione cinematografica. Alla presa con un caso su cui l’opinione pubblica ferrarese non smette di intrufolarsi nuocendo alla sua stessa culla, il protagonista sfida le leggi non scritte, cercando di andare oltre i fantasmi di un luogo nel quale oramai si rifugiano non solo le piccole anime, ma anche i resti di persone svanite nell’adorazione di essenze cupe. Messe nere, pentacoli e personalità dalla dubbia coscienza si alternano in scena tra scetticismo e suggestione, senza che il lettore si renda conto di aver assaporato centinaia di pagine in poche ore.

Lo spirito che muove la giostra
Leonardo Rosa
Editore: Robin – Collana: I luoghi del delitto – Anno edizione: 2018

Bonus: La puntata di Mistero sull’Ospedale psichiatrico di Aguscello

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