Ferrara ieri e oggi: cosa resta (e cosa scompare) in una città fotografata due volte
Con Edison Studio e Ferrara Musica puoi finalmente scoprire se ti piace il cinema espressionista tedesco

Con Edison Studio e Ferrara Musica puoi finalmente scoprire se ti piace il cinema espressionista tedesco

Il collettivo di compositori fondato da Mauro Cardi riporta sullo schermo Das Cabinet des Dr. Caligari al Teatro Comunale, in una affascinante fusione tra classico e contemporaneo.
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Questo è un articolo sponsorizzato, scritto dalla redazione di FiloMagazine e curato da Agostino Maiurano in collaborazione con Ferrara Musica.

La scorsa stagione teatrale Ferrara Musica aveva portato in città il collettivo Edison Studio, per eseguire dal vivo la colonna originale di Metropolis di Fritz Lang.
Il successo di pubblico è stato importante e quest’anno si replica: martedì 5 maggio al Teatro Comunale Claudio Abbado il collettivo torna in città, questa volta per eseguire dal vivo la colonna sonora originale di un altro capolavoro del cinema muto, e cioè Das Cabinet des Dr. Caligari di Robert Wiene, pellicola datata 1919 che ancora oggi è considerata una pietra miliare della settima arte.

foto Ariele Monti / Area Sismica

La proiezione con esecuzione sonora dal vivo – computer, tastiere elettroniche, strumenti a percussione e oggetti risonanti – sarà una vera e propria prima visione: il collettivo aveva già lavorato allo stesso tema nel 2003, su commissione dell’International Computer Music Conference di Singapore, ma oggi, a distanza di più di vent’ anni, i compositori e performer di Edison Studio hanno messo a punto una nuova versione in surround 7.1 e per un organico più ampio comprendente tutti gli attuali componenti del collettivo: Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Fabio Cifariello Ciardi, Vincenzo Core e Andrea Veneri. Un’occasione unica per scoprire se l’aggressiva bellezza del film di Wiene vi trasforma definitivamente in cultori del cinema espressionista tedesco.

Di questo nuovo lavoro, e di altri argomenti, abbiamo avuto l’occasione di discutere in una chiacchierata proprio col maestro Mauro Cardi.

Forse non è la migliore domanda per rompere il ghiaccio, ma la cosa che incuriosisce di più è capire come funziona la pratica di composizione collettiva, come si incontrano e dialogano (ormai da tre decenni) i componenti di Edison Studio e qual è l’approccio metodologico per sonorizzare un film muto.

“Il nostro lavoro di composizione collettiva è iniziato quando ci hanno invitato a Milano, alla Palazzina Liberty, per comporre una colonna sonora dal vivo con strumenti elettroacustici per il film Gli ultimi giorni di Pompei (Eleuterio Ridolfi, 1913): fino ad allora ci incontravamo, discutevamo, organizzavamo dei concerti in cui ciascuno presentava il proprio lavoro. Quella prima esperienza col cinema muto è risultata molto positiva, abbiamo così deciso di proseguire su quella strada”.

credit: Edison Studio

“Il lavoro collettivo è appassionante ma anche faticoso: abbiamo avuto tanti confronti, anche molto intensi, ma di grande crescita per tutti anche perché apparteniamo tutti grosso modo allo stesso ambito, seppure con percorsi diversi. Dall’inizio degli anni 2000 Das Cabinet des Dr. Caligari è il sesto film che facciamo insieme e ogni opera ha una gestazione molto lunga: cominciamo studiando la pellicola, dividendola in sezioni, segmentandola, consideriamo le scene, gli avvenimenti, i personaggi, l’ambiente. Alla fine di questa prima fase facciamo degli schemi molto rigorosi entro cui muoverci e a quel punto cominciamo seguendo due strade che spesso poi si intrecciano e si sovrappongono. Quella in cui ciascuno presenta proposte personali che poi vengono discusse dal collettivo, oppure l’altra, quando si lavora a idee che nascono congiuntamente. In tutti i casi c’è un continuo scambio di materiali musicali che una volta proposti diventano poi patrimonio di tutti”.

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“Oltre a questo il nostro lavoro collettivo ha un’altra peculiarità, ovvero il rapporto tra l’esibizione dal vivo e la cosiddetta base. Una parte della nostra composizione è pre-registrata, soprattutto perché alcuni sync al frame della pellicola sarebbero impossibili dal vivo, come un colpo di pistola o i passi di una persona. Sulle basi registrate abbiamo sia materiale musicale, registrazioni di strumenti elettronici, sia suoni ricavati da objets trouvées: una carta stropicciata, un carillon, strumenti musicali suonati in maniera non tradizionale. Chi verrà a vedere il film si accorgerà di come gli elementi dialoghino continuamente tra base e performance dal vivo”.

credit: Edison Studio

“Infine, ma non per ultimo, c’è la ricerca di un equilibrio tra live e registrazione per salvaguardare tanto la spettacolarità dell’evento quanto l’emozione che conferisce la creazione dal vivo, anche l’improvvisazione, che ovviamente è più rischiosa ma è anche più coinvolgente perché sta nascendo proprio lì in quell’istante. È questo il vero valore aggiunto e il successo di pubblico che abbiamo riscontrato nei nostri live ne è la dimostrazione. Devo dire che l’unione tra musica elettronica e il cinema porta sempre a grandi partecipazioni di pubblico perché nelle nostre performance si incontrano sia gli appassionati di musica che di cinema”.

Quanto, da compositori, cercate di mettervi nei panni del pubblico che sta guardando il film?

“Lo facciamo molto e cerchiamo di utilizzare gli ‘strumenti del mestiere’ della composizione per tenere alta la curva dell’attenzione. La musica crea tensioni che prima o poi esplodono in scena. In questo senso ci mettiamo nei panni dell’ascoltatore, diventando ascoltatori a nostra volta, nelle lunghe sessioni di ascolto durante le quali prendiamo appunti e sulla base delle quali poi discutiamo”.

La vostra strumentazione è molto ricca e complessa: qual è quella che prediligete e considerate irrinunciabile?

“Sicuramente la componente tecnologica: ciascuno di noi è dotato di un computer, una scheda audio, un microfono, connessi al mixer e conseguentemente all’impianto audio. Altri strumenti più tradizionali variano da progetto a progetto. Per esempio in Das Cabinet des Dr. Caligari avremo sul palco tre tastiere MIDI collegate a campionatori che ci permettono di spaziare attraverso un’ampia gamma di possibilità sonore, una chitarra elettrica, un basso, una cetra lituana che verrà suonata in maniera non tradizionale e poi una serie di oggetti sonori, sia campionati che da utilizzare dal vivo. In Metropolis invece io ardisco anche di suonare il violino e non sono esattamente un violinista. Però anche il violino lo abbiamo utilizzato in modo non tradizionale, come ‘produttore di eventi sonori’”.

Rispetto al “vecchio” pianista che accompagnava le visioni dei film muti, vi sentite più in continuità o in discontinuità?

“C’è una differenza sostanziale, enorme direi, rispetto a quel tipo di accompagnamento, e cioè l’aspetto timbrico: per noi il timbro, ossia la possibilità di ‘colorare’ una certa scena con un certo tipo di suoni, è fondamentale. In questo le possibilità sonore del pianoforte sono limitate rispetto alla strumentazione che abbiamo a disposizione oggi. In continuità con quel tipo di realizzazione musicale resta l’improvvisazione, soprattutto cercando di interpretare anche quanto arriva sul palcoscenico dal pubblico. Una minore o maggiore partecipazione, un determinato grado di emozione hanno un certo influsso sull’esecuzione. Il pubblico spesso è incerto se concentrarsi sulla visione del film o se indugiare su di noi, cercando di captare qualche movimento che anticipi una soluzione sonora. Sul palco di Ferrara saremo divisi in due gruppi, tre a destra e due a sinistra, mentre uno di noi controllerà il mixer dal fondo della sala”.

credit: Edison Studio

Questo introduce un’altra domanda: quanto adattate la vostra performance al contesto in cui vi esibite? Quanto può cambiare se vi trovate in un teatro di tradizione, come il Comunale di Ferrara, piuttosto che in un cinema o in altri tipi di sale?

“Sicuramente è molto importante il tipo d’impianto che si ha a disposizione. A Ferrara avremo a disposizione un impianto 7.1, quindi con un suono importante che copre tutte le zone della sala. Poi anche il tipo d’ambiente può fare la differenza: spettacoli come questo li abbiamo realizzati spesso in teatri, oltre a Ferrara ad esempio anche a Ravenna, altre volte in sale da concerto, per esempio a Santa Cecilia, altre volte in cinema. In quei casi è importante rimodellare l’ambiente acustico in base alle dimensioni, al grado di assorbimento del suono. E infine bisogna considerare anche il tipo di audience. Cerchiamo sempre di fare sopralluoghi o almeno di avere a disposizione delle planimetrie degli spazi per capire il tipo di ambiente e rettificare eventualmente il lavoro di preparazione in considerazione delle caratteristiche dell’ambiente della sala”.

credit: Edison Studio

Che idea si è fatto del ruolo dell’intelligenza artificiale nella musica e in particolare nella musica elettronica?

“Qui risponderò più a titolo personale, poiché me ne sto occupando da almeno un paio di anni e ho tenuto qualche conferenza in alcuni conservatori italiani. Mi interessa molto l’argomento come compositore, anche se, per il momento, non abbiamo introdotto nulla che abbia a che fare con l’intelligenza artificiale nel nostro lavoro di Edison Studio. Mi interessano molto la capacità dell’IA di elaborare grandi quantità di dati grezzi, dati numerici. Mi riferisco per lo più alla cosiddetta GOFAI (Good Old-Fashioned Artificial Intelligence o Intelligenza artificiale simbolica, ndr), quella di primo tipo, non quella generativa. Mi interessa la possibilità di creare materiali musicali complessi traducibili in matrici numeriche, la cui elaborazione utilizza procedimenti deterministici. È quel tipo di interesse che non so bene dove mi possa portare. Adesso sto provando esperimenti in cui durante i processi che portano alla partitura finale, inserisco dei passaggi che in tempo reale sono suggeriti da un’intelligenza artificiale: ma mi è molto difficile fare una previsione sul futuro”.

Mauro Cardi

Con l’avvento del sonoro sembrava che i film muti dovessero finire e invece, nel 2026, le nuove tecnologie ci consentono ancora di godere della visione di quanto creato in quel lontano momento storico dall’uomo e di farlo con un rinnovato grado di complessità e di interesse. Dunque come vede, in questo contesto così complesso, il futuro di Edison Studio? Prossimi progetti?

“Ogni due-tre anni ci occupiamo di una nuova produzione, quindi stiamo già pensando al prossimo film, di cui non posso anticipare nulla. Come può evolversi il collettivo? Credo che l’intelligenza artificiale possa essere un elemento che entra in gioco attraverso le sue applicazioni tecnologiche. Allo stesso tempo non temiamo di esserne soppiantati!”.


05 maggio 2026 – ore 20.30
Das Cabinet des Dr. Caligari – Proiezione con musiche elettroacustiche composte ed eseguite da Edison Studio (Nuova versione 2026, prima esecuzione)
Info e biglietti

Per saperne di più sul lavoro di Mauro Cardi e di Edison Studio:
www.edisonstudio.it/

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