

La personale di Luca di Battista, artista e illustratore originario dell’Abruzzo, non si incontra per caso tra i ciottoli della città: bisogna scrivergli, prendere un appuntamento e aspettare il pomeriggio, la sola finestra disponibile per la visita. Questo rituale di accesso suona come una preparazione e ci insegna a muoverci come l’artista stesso: in punta di piedi, con l’attenzione di chi osserva la penombra di un neon o il silenzio di una città che dorme. Siamo da Studio Fantasma, uno spazio indipendente nascosto tra le vie di Ferrara, dove il confine tra studio e luogo espositivo resta volutamente sottile. Se hai preso appuntamento ed entri, la sensazione è quella di trovarsi dentro un ambiente in continuo divenire, in mezzo a tracce di un lavoro che non si mostra mai come definitivo e resta invece in una condizione aperta, processuale, attraversabile. Più che uno spazio, una pratica.

Di Battista ha una poetica che intreccia immagine, scrittura e ricerca visiva e la sua piccola personale – che era visitabile fino al 25 aprile – prende avvio da un tratto preciso della costa abruzzese: Postilli è infatti una frazione sospesa tra Ortona e Francavilla. Se sulla mappa Postilli è una punto sul litorale adriatico, nel lavoro di Di Battista diventa una condizione esistenziale, un “bordo” da cui osservare il mondo. Nelle sue opere — fotografie, appunti visivi e frammenti — riecheggia la stessa tensione che si prova in certi sogni d’infanzia o in certi ritorni a casa nella notte:
Un’oasi dove il tempo è fermo ed io sono lì in piedi ad adorare la luna.
Il progetto indaga ciò che accade nelle relazioni sospese, nei passaggi e nelle distanze: è un’indagine sul piccolo, sulle visioni e suggestioni di un posto che abbraccia ma non trattiene, su tutto ciò che resta in sospeso e non si risolve. La Postilli di Di Battisti è un territorio reale, fatto di spiagge non attrezzate, strutture lineari, paesaggi essenziali.
Le opere costruiscono una geografia emotiva più che fisica: non raccontano in modo lineare, ma per accumulo e tensione. Dentro c’è una continua oscillazione tra distanza e desiderio perché ogni lavoro trattiene qualcosa che non trova una forma definitiva, come se restasse sempre una possibilità aperta, una soglia non del tutto attraversata. Postilli diventa uno spazio intermedio, una presenza che allo stesso tempo è assenza tra ciò che è stato e ciò che resta non detto.



Accanto alla dimensione territoriale affiora anche una componente più intima. Il progetto infatti si muove come un autoritratto indiretto, fatto di immagini che evocano luoghi forse mai abitati davvero: visioni che sembrano appartenere ad un altrove, come una geografia dell’immaginazione, dove il ricordo si mescola alla costruzione. È qui che emerge anche una tensione più personale: un rapporto con il territorio che esiste, ma che non si stabilizza mai completamente. Un senso di appartenenza che si incrina, che genera attrito. “Una condizione apolide”, come ci dice lo stesso di Battista.

La mostra non cerca di spiegare né di chiudere nulla. Rimane dentro un mondo sospeso, provando a dargli una forma visibile. Non offre una narrazione risolta, perché non tutto ciò che viviamo trova una soluzione. E forse è proprio questo il punto: non uscire subito… re-stare per un attimo in quel margine.
Informazioni
Studio Fantasma, C.so Ercole I d’Este 12/A, Ferrara | studiofantasma.rip


Sara ha scelto Ferrara per restare, ma spesso torna nel suo paesello in un pezzettino d’Abruzzo a respirare e sgranchire le gambe.
Ha rincorso l’arte, la sua grande passione, dapprima con gli studi e ora con il lavoro: si occupa di didattica museale e collabora con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. Legge haiku e ascolta tanta musica rock, il suo odore preferito è quello del pane: se non la trovate, è sicuramente col suo taccuino su una montagna. Giusto il tempo di un’alba.