

Il pubblico del Grisù 451 – Festival delle Parole, che quest’anno è giunto alla quarta edizione, è raddoppiato rispetto all’anno scorso: le presenze dei primi due giorni, ci dicono gli organizzatori, raccontano un +100% sull’edizione precedente. Nel programma non c’è un solo nome che si potrebbe definire di richiamo o popolare, ma è difficile non trovare qualcosa di interessante.
Intervistiamo Paolo Panzacchi, direttore artistico del festival, all’inizio della terza di quattro giornate di festival, quella in cui si iniziano a tracciare i primi bilanci. Rimaniamo presentazione dopo presentazione – assistendo all’intreccio di autori e autrici che si raccontano e panel legati al giornalismo e al mestiere della traduzione – e abbiamo effettivamente la sensazione che stia funzionando: il pubblico aumenta, ora dopo ora sempre più persone riempiono le sale e si fermano ad ascoltare per il piacere della scoperta.

Come nasce questo festival? E cioè: come si trovano gli artisti, come si costruisce il cartellone di un festival di letterario?
“Siamo un board di cinque persone, oltre a me ci sono Amelia Esposito, Michele Ronchi Stefanati, Marco Belli, Vittoria Gualandi e siamo lo stesso gruppo dall’anno scorso, da quando possiamo dire che abbiamo cercato di cambiare marcia. Noi abbiamo due direttrici: quella principale è di andare a cercare le storie dove nessuno le cerca, di guardare dove nessuno guarda. Per esempio: quando si pensa all’esordio letterario oggi, in Italia, troppo spesso si pensa all’esordio perfetto, quello da decine di migliaia di copie, il caso editoriale. Per noi questo non è l’esordio perfetto, noi cerchiamo autori con una voce che si faccia ricordare.”
Osservando la programmazione ci vengono in mente quei festival – perlopiù musicali – che si sono costruiti un pubblico fedele non tanto per i grandi nomi che sono stati capaci di portare sul palco ma per il rapporto di fiducia che hanno saputo costruire, quella sorta di patto per cui il pubblico acquista il biglietto a scatola chiusa, avendo fegato di affidarsi a chi ha scelto la programmazione. E il Festival delle Parole sembra seguire questa linea, parlando a lettori e lettrici che hanno voglia di imparare a farsi sorprendere: in un mercato dove sono pochi i libri a superare le mille copie vendute, trovare la qualità e scoprire nuovi autori e autrici è in effetti un atto di coraggio, tanto per il pubblico quanto per chi organizza.
Esordi e grandi nomi. Ce li presenti?
“Quelli di quest’anno sono tutti esordi importanti con una voce ben definita. Elisa Andriano, Ilaria Camilletti, Maria Tesera Rovitto e Nicola Trevisan hanno ben chiaro la storia che vogliono raccontare ma non sono già casi editoriali: abbiamo voluto seguire l’inizio del loro percorso. Poi c’è la seconda direttrice su cui lavoriamo per costruire il festival, quella dei nomi importanti della letteratura. Non i classici nomi popolari, ma quelli che sono in grado di raccontare le grandi storie: quest’anno abbiamo portato Teresa Ciabatti, Maria Grazia Calandrone, Elena Stancanelli, Enrica Tesio e poi il romanzo per ragazzi di Nicoletta Verna, ci ha fatto piacere incontrarla in questa veste diversa. Noi andiamo a cercare nuove forme, perché venire al Festival delle Parole qui a Grisù 451 è una scelta, è una sorta di patto che si fa con il lettore e la lettrice. È come se dicessimo: ‘fidati di noi, se sei un lettore alla ricerca di una buona storia qui troverai pane per i tuoi denti'”.
Nel programma non ci sono solo esordi ma anche autori e autrici giovani, che stanno affermando la loro carriera spesso con un secondo romanzo. È anche questa una scelta precisa?
“Assolutamente: non è solo la scelta di dare spazio all’esordiente, seguiamo anche la conferma dell’esordiente. Quest’anno facciamo anche un ulteriore lavoro, ad esempio penso a Giulia Scomazzon e Mattia Insolia, entrambi autori alla seconda prova che stavamo tenendo d’occhio e che sono stati in grado di confermare il loro esordio.”

Ci siamo guardati intorno, per capire quale sia il pubblico che risponde a questa voglia di curiosità e scoperta. Ci pare ci siano due gruppi ben distinti, molti giovani e molti over 50.
“Vero, abbiamo una fortissima presenza di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni e un’altrettanto corposa risposta di persone tra i 55 e i 65 anni, manca un po’ una rappresentanza della mia generazione, quella dei quarantenni. Però ho osservato questo: i quarantenni che ci sono sono anche quelli che comprano più libri, sono i lettori più forti e sanno già cosa vogliono, mentre i giovani e quelli più avanti con gli anni sono molto interessati a scoprire il nome nuovo, e magari ad annotarselo per poi cercarlo successivamente in libreria.“
Panzacchi ci racconta come lo scorso anno si sia registrata una grossa presenza di persone da fuori città, quasi predominante rispetto a quella locale: forti di questo dato, gli organizzatori hanno scelto per quest’anno di impostare in particolare i primi giorni di festival su temi più locali, con un’ottima risposta. L’apertura del festival, il giovedì, è stata legata ad una presentazione dedicata a Giorgio Bassani e a un reading di racconti del territorio di Ferrara, Modena, Bologna: “abbiamo avuto un’ottima risposta del pubblico”.


Su che basi economiche si regge il festival?
“Sicuramente è un progetto complesso: noi siamo grati al privato, a tutti gli sponsor che hanno creduto nel progetto, cosi come agli sponsor tecnici. Non riceviamo contributi pubblici di nessun tipo, anche se siamo grati per il patrocinio di Comune e Regione. Anno dopo anno possiamo dire che se oggi nel mondo della musica, della letteratura, dei festival, si parla tanto dell’effetto moltiplicatore (e cioè il rapporto tra investimento e ritorno economico, ndr) noi abbiamo un effetto tra 6 e 12, mentre oggi ci si strappa i capelli rapporti molto più bassi, tra il 2 e il 3: la letteratura oggi può essere una grande risorsa per gli investimenti pubblici della cultura.“

Com’è cresciuto il festival in questi anni, in termini di relazione e riconoscimento?
“Siamo diventati un festival di riferimento, ci cercando per provare a proporre esordi così come autori confermati. Abbiamo passato il primo anno di festival andando in libreria a vedere cosa c’era disponibile e telefonando ad amici e amiche per capire se avevano pubblicato qualcosa. Il programma di quest’anno ha contato circa 30 eventi, ed è il risultato di una selezione di oltre 350 proposte che ci sono arrivate direttamente da uffici stampa e responsabili editoriali di case editrici.


A ottobre scorso, come tutti gli anni, abbiamo fatto un paio di scommesse, chiamando per questa edizione gli autori e le autrici dei 2-3 romanzi che avrebbero potuto entrare nella dozzina del Premio Strega. Abbiamo centrato la scommessa con il romanzo “Donna Regina” di Teresa Ciabatti, che mantiene una tradizione di scommesse vinte: nel 2023 eravamo riusciti a centrare Gian Marco Griffi, finalista contro ogni pronostico, che poi è diventato un caso editoriale con “Ferrovie dal Messico”.
Non ce ne andremo senza qualche consiglio di lettura, allora. Quali potrebbero essere quindi 3 grandi romanzi da recuperare, anche per chi non ha potuto partecipare al festival?
“Certo, ti consiglio tre grandi nomi che hanno una prospettiva di grande respiro a livello di letteratura italiana. Il primo nome è quello di Mattia Insolia, che conferma una padronanza assoluta della lingua e la capaictà di scaricare a terra una storia. Poi un nuovo grande nome è sicuramente quello di Elisa Andriano, destinata a fare grandi passi nella grande letteratura italiana: lei non è per forza il grande nome per il grande editore ma è l’editoria con la E maiuscola, l’editoria di qualità. Poi secondo me una grande conferma è Ilaria Camilletti, una ragazza giovanissima, esordiente a 19 anni grazia a Accento Editore, la casa editrice di Alessandro Cattelan che conferma l’ottimo lavoro che fa sugli esordienti. Se io oggi facessi l’editore, farei questa stessa scelta: in un mondo in cui le persone tentennano nell’affermare le proprie idee, chi ha il coraggio di scommettere su una voce inedita, sia per il modo in cui racconta sia per lo stile, secondo me sceglie la strada giusta.“
Informazioni
Festival delle Parole – V edizione, presso Factory Grisù, via Poledrelli 21, Ferrara
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Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.