Riapre Porta Paola: la storia delle Mura raccontata dalla sua porta d’accesso5 minuti

Tutti noi sappiamo che esistono, sono uno dei simboli della nostra città e ci siamo passati “sopra” passeggiando o correndo migliaia di volte, da soli, con il partner, con gli amici e con il cane. È il luogo prediletto dai ferraresi per fare un po’ di attività fisica, quello che consiglia anche il medico… eppure chi di noi può dire di conoscere a fondo la loro storia? Stiamo parlando ovviamente delle mura di Ferrara.
Finalmente da qualche giorno è pronto un centro di documentazione tutto dedicato alle nostre mura cittadine e si trova in un luogo spesso ignorato, un luogo di passaggio in realtà sotto gli occhi di tutti, visto che ci passiamo affianco per andare in Piazza Travaglio: ci troviamo infatti a Porta Paola, punto di ingresso della città per chi viene da via Bologna e in generale da sud.
Nel pomeriggio di venerdì 7 giugno Porta Paola ha aperto le porte in anteprima alla stampa e ai cittadini per presentare il restauro completato e l’allestimento del centro: non potevamo non andare a curiosare anche noi…

Così con il naso all’insù entriamo a vedere l’allestimento dei pannelli che ripercorrono la storia di Ferrara attraverso le sue mura, insieme ad un nutrito gruppo di cittadini curiosi che hanno ascoltato i responsabili del progetto raccontare scelte e metodologie seguite per creare questo vero e proprio piccolo museo.

Il progetto è stato pensato sia per la didattica che per il turismo, perché grazie a questa porta sia possibile per Ferrara presentarsi attraverso le proprie mura. Come se fossero la cornice di un quadro, dentro al quale si trova la città stessa con i suoi monumenti. L’edificio nel quale ci troviamo è in effetti la vecchia porta delle mura, il cui primo arco originario risale al 1412. È invece opera dell’architetto Giovan Battista Aleotti, nel 1612, la realizzazione di Porta Paola come la vediamo oggi.

Quali sono stati gli obiettivi fondamentali del restauro? Innanzitutto, riportare in evidenza i reperti archeologici del vecchio apparato murario, tra le fortificazioni più lunghe d’Italia, e tra le più imponenti e celebrate d’Europa, ma soprattutto riaprire al pubblico la porta, che era stata definitivamente chiusa anche a causa del terremoto del 2012, ripristinando così quello che un tempo era il collegamento tra via Bologna e Piazza Travaglio. L’intero allestimento è stato pensato e realizzato in modo che il percorso raccontasse la crescita di Ferrara attraverso le sue mura: facendo comprendere così anche l’espansione della città. Nella prima sala espositiva un quadro domina la scena: è “Apoteosi di Ercole” (1539c.) di Benvenuto Tisi da Garofalo, e mostra oltre alle consuete figure allegoriche dei quadri rinascimentali, le mura di Ferrara in sottofondo proprio come erano all’epoca, con l’imponente Porta Paola all’entrata e la darsena subito fuori la porta. Ferrara era interamente contenuta nelle sue mura.

Le mura nascono in effetti da sempre per scopi difensivi e per segnare un confine, sono considerate sacre, come ci insegna la storia di Remo, ucciso dal fratello Romolo per aver osato sfidarlo tentando di oltrepassare le mura di Roma: si può uccidere un fratello, ma si deve salvare la città.

Il professor Francesco Ceccarelli (UniBo) ci racconta l’intenso lavoro di analisi e recupero, iniziato ormai 40 anni fa, quando verso la fine degli anni ’70 le mura di Ferrara furono al centro di un vivacissimo dibattito internazionale per il loro recupero e la loro salvaguardia. In questo modo le antiche mura da luogo di esclusione e di degrado, ruderi di un passato, furono riconquistate e rivalorizzate costituendo una vera e propria “addizione verde”.

Porta Paola è chiamata così in onore di Papa Paolo V che fece addirittura costruire una strada per collegare la porta a Roma, celebrando così la grandezza del Papato. La nomina di Porta Paola è un evento che egli vuol ricordare anche in un particolare di un bassorilievo collocato sopra la sua tomba nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore a Roma. Altro dettaglio fotografico enorme, riportato nel suggestivo allestimento della prima sala, forse sconosciuto a molti.

Ma non sempre di espansioni si colora la storia delle mura, da quella di Leonello Borso a quella di Ercole II D’Este. Il professore racconta perfino di un progetto di riduzione delle mura, proposto nel 1700 e che fortunatamente non andò mai in porto a causa dei complicati status giuridici che i cittadini avrebbero perso, oltre al problema dei costi. Chi viveva dentro le mura era universalmente riconosciuto come un vero cittadino, chi invece viveva appena fuori era invece automaticamente considerato un contadino.

Una sala al piano superiore è infine dedicata alle fortificazioni estensi presenti sul territorio. Luoghi quasi sconosciuti che sono la proiezione delle mura ferraresi e che consentono di capire come l’influenza della cultura ferrarese sia stata determinante anche in altri contesti.

Cosa sono oggi le mura? Un monumento, un parco, un luogo in cui la natura e la storia si intrecciano.
Le mura rafforzano il senso di appartenenza ad una comunità, oggi come ieri. I ferraresi spesso le danno per scontato, ma Ferrara è una delle poche città in Italia e forse in Europa ad aver mantenuto questo legame con il passato quasi del tutto intatto. Le nostre mura sono ormai come le mura di casa, quasi si confondono con esse.

In conclusione, cari ferraresi tenete gli occhi aperti e le orecchie tese per scoprire quando aprirà definitivamente questo bellissimo Centro di documentazione. Nell’attesa, la prossima volta che passeggerete sulle mura, fermatevi a pensare un istante alla loro età, alla loro storia secolare fatta di persone, epoche, eventi catastrofici e battaglie: se siete persone un po’ curiose vi verrà voglia senz’altro di saperne di più!

1 commento

  1. Speriamo che la nuova giunta si occupi in maniera ottimale di tutto ciò che ha fatto la precedente senza lasciarlo scadere… Porta Paola, ex Mof, casa Niccolini, baluardo dell’Amore, porta Paola e molto altro ancora… sarebbe un peccato che un voto di pancia portasse alla svalorizzazione di iniziative volte alla tutela dell’arte e della storia

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