Il Giardino del Mondo: come valorizzare e raccontare un quartiere e i suoi abitanti5 minuti

Un pomeriggio di inizio giugno davanti ai giardini del Grattacielo, si sta svolgendo una piccola festa… i bambini corrono, giocano e scherzano, le mamme li scrutano da lontano senza mai perderli di vista, uno stand su quattro ruote è già pronto per servire cibo proveniente da culture lontane e un banchetto con regia è già allestito facendo intendere che di lì a poco ci sarà uno spettacolo.

È uno degli eventi finali che concluderanno il progetto Il Giardino del mondo. Siamo andati alla festa per saperne di più sulle molteplici iniziative messe in campo nei mesi passati, facendo quattro chiacchiere con le quattro coordinatrici del progetto: Beatrice Morsiani e Corinna Mezzetti del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, Alberta Gaiani del Centro Provinciale d’Istruzione per gli Adulti (CPIA) e Angela Poli di Casa Niccolini.

Cos’è e come nasce questo progetto?
“Il Giardino del mondo” è un progetto che ha vinto un concorso regionale bandito dall’Istituto dei Beni Culturali della regione Emilia-Romagna dal titolo Io amo i beni culturali. Un concorso rivolto all’interazione tra soggetti pubblici, come musei, archivio, biblioteche e scuole che ogni anno ha una sua edizione, e che la regione attua per incentivare a valorizzare i suoi beni monumentali, e non solo. Questa volta il progetto intendeva promuovere un quartiere: il quartiere giardino di Ferrara.
Il titolo prende proprio ispirazione da chi abita in questo luogo, spesso famiglie di immigrati. Sin dall’inizio il progetto è partito alla grande attivando numerose e importanti collaborazioni fra vari enti: pubblici, privati, associazioni, cooperative, comitati spontanei di cittadini… in tutto 25 partner.
I due enti capofila di questo progetto sono l’Archivio Storico Comunale e CPIA. Un centro destinato anche a persone italiane, ma che negli ultimi anni vede coinvolti soprattutto cittadini stranieri di tutte le etnie per l’apprendimento della lingua italiana.
Sono state poi coinvolte una rete di scuole, a partire da quelle che operano nel quartiere: l’Istituto Comprensivo Corrado Govoni con il plesso Govoni, il plesso Poledrelli, il plesso Leopardi, il plesso Doro e la Scuola Secondaria di I grado Torquato Tasso; poi ancora il Liceo Giosuè Carducci, il Liceo Classico Ludovico Ariosto, il Nido Comunale Giardino, e il corso di Antropologia Culturale dell’Università di Ferrara.
I partner invece sono davvero tanti, fra i quali l’Associazione Comitato Zona Stadio, Basso Profilo, Associazione Fiumana, Associazione Donne di carta, tutti hanno proposto un argomento, hanno lavorato e progettato per il quartiere giardino.
L’Associazione Donne di carta, che è un’associazione nazionale con la sua cellula a Ferrara, per promuovere la lettura si è inventata un programma di racconti con storie provenienti anche da paesi stranieri. Ma ci sono stati anche laboratori di canto con musiche di tutto il mondo: abbiamo avuto una serie di incontri per insegnare canzoni in diverse lingue a due classi del Poledrelli. Perché si sa che il canto aiuta a superare le barriere.
In generale, gli argomenti sono stati: arte, musica, spettacolo, visite guidate nel quartiere, quindi anche approfondimenti storici consultando gli archivi e le fonti, fino ad arrivare allo sport. L’ultima attività, lo scorso 8 giugno, è stata infatti un’amichevole di calcio tra la squadra della società calcistica X Martiri di Porotto e la squadra degli studenti del CPIA Ferrara.
La cosa più interessante è che queste associazioni non eravamo nemmeno andati a cercarle, c’è stato una sorta di passaparola incredibile che ha fatto in modo che pian piano ognuna si presentasse con la propria proposta, felice di poter partecipare al progetto. Alcune associazioni esistono e sono attive da anni nel quartiere, noi abbiamo solo creato una cornice che le contenesse tutte.
Infine, tutto il materiale raccolto dalle scuole e dai partner culturali che hanno condotto le attività farà parte di due prodotti editoriali: una guida turistica del quartiere e un contenitore che raccoglierà tutte le attività raccontate dalle insegnanti e dai partner che le hanno proposte. Questi prodotti editoriali verranno poi presentati al convegno che l’Istituto dei beni culturali organizzerà a novembre in Regione insieme a tutti i progetti vincitori.

Quale è stato l’obiettivo principale del progetto e quali i risultati raccolti?
Il nostro obiettivo è stato quello di voler cambiare la rappresentazione mentale che le persone hanno di questo quartiere. Ciò era possibile solamente con una descrizione positiva della vita del quartiere.
Vorremmo però lasciare anche un’eredità, non vorremmo che questo progetto finisse qui, sarebbe bello se qualcuno prendesse in carico un’attività tra quelle proposte e la portasse avanti.
Il rapporto con le scuole in una cornice progettuale è importante perché porta un’idea di coesione, tutti siamo convinti che il quartiere giardino sia un quartiere da valorizzare, non solo dal punto di vista monumentale, ma anche dal punto di vista della ricchezza e delle risorse umane che vi abitano.

E i bambini si sono divertiti? Come hanno reagito?
Si sono divertiti tanto, abbiamo invitato i bambini a riscoprire le loro origini. Loro in realtà si sentono tutti ferraresi e quindi è stato bello quando nelle classi abbiamo cominciato a portare tante fiabe dal mondo, abbiamo iniziato a chiedere se qualcuno conosceva qualche ninna nanna o filastrocca in altre lingue. In questo modo tornavano a casa curiosi, facendosi raccontare storie dai genitori o dai nonni. Inoltre, per loro era indifferente avere parenti che provenissero dal Camerun o da Bologna.

 

Così, dopo la nostra chiacchierata mi immergo nello spirito di questa festa composta da canzoni russe, fiabe arabe, filastrocche italiane, canzoni brasiliane… tutte vogliono raccontarci mondi lontani, ma allo stesso tempo quanto il mondo in realtà si possa racchiudere in un unico grande giardino.

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