comunicato del Comitato Federico Aldrovandi
Non è una “scomparsa”. Non è una “tragedia”, né una “disfatta” e nemmeno una “sfortuna”.
Federico Aldrovandi è stato ucciso.
Oggi sono passati ventun anni e, in casi come questo, la scelta delle parole non è una questione formale: è un dovere d’onestà verso la storia e verso sé stessi. Ciò che è successo ad Aldro non è un incidente che “accade”: è il risultato di precise responsabilità strutturali all’interno di chi dovrebbe garantire la sicurezza e che invece esercita il potere della forza sui cittadini.
Chi decide quanta forza possono esercitare le forze dell’ordine durante un controllo?
Chi le recluta, le addestra, le amministra e ne garantisce il comportamento?
Chi indaga quando le cose vanno male, chi risarcisce e chi ha permesso tutto questo per decenni, dal governo Scelba a oggi?
Tutto questo ha un nome preciso: è politica. Non è una questione di destra o di sinistra, ma di sistema. La morte di Aldro è intrisa di politica. È il riflesso di quel fascismo sistemico e violento, profondamente radicato nel nostro Paese, che riemerge puntuale ogni volta: Federico è stato ucciso anche perché, in quel momento, è stato scambiato per ciò che il potere storicamente odia e reprime — che fosse un migrante, un tossico, un ragazzo dei centri sociali o un “antagonista”. Eppure, la sua storia ha mosso le coscienze di tutti, superando ogni steccato ideologico.
Per vent’anni il nome di Aldro è riuscito ad unirci. Lo scorso anno abbiamo messo tutte le energie per creare momenti di condivisione, quest’anno sarà per noi un anniversario più raccolto. Si impone una riflessione su questi tempi: quanti casi analoghi abbiamo incrociato negli anni? Quante persone continuano ancora oggi a cercarci per chiedere supporto, aiuto, un ascolto che le istituzioni negano?
Noi ce l’abbiamo messa sempre tutta, con la famiglia e le cittadine e i cittadini che hanno voluto supportarci. È importante che oggi la memoria di Federico e di tutte le vittime della violenza di stato sia raccolta dai giovani, ma anche dalla politica e dalle istituzioni, che si impegnino a onorare il compito di tutela delle nostre comunità, senza ricorrere a derive repressive e securitarie. Noi amici di Aldro continueremo, come sempre a vegliare su ogni iniziativa che porta il suo nome, perché non venga strumentalizzata, e restiamo a disposizione per chi vorrà continuare a ricordarlo e impegnarsi perché non accada mai più.
Ci manchi, Fede.
Federico Aldrovandi: ucciso da quattro poliziotti, infangato da una questura, mai dimenticato da chi sa ancora da che parte stare.
