

“Io ci sono ancora in effetti: non mi sono licenziata” sono le prime parole di Antonella Vicenzi quando la intervistiamo al telefono.
Vicenzi è l’ultima giornalista in organico a Telestense, la storica emittente di Ferrara e provincia che il 13 marzo 2026 il tribunale di Ferrara ha dichiarato fallita dopo 50 anni di attività. Nicola Franceschini, invece, è stato l’ultimo giornalista ad essersi licenziato, a metà gennaio. Mentre altri se ne sono andati, Vicenzi e Franceschini sono in un qualche modo rimasti fino alla fine in quella che per oltre 25 anni entrambi hanno considerato quasi una famiglia e di cui continuano a parlare come se fosse cosa viva.


“È qualcosa che ogni giorno, anche solo via messaggio o entrando in un’attività mi viene chiesto, un affetto quasi personale che deriva dall’essere stato uno dei volti più presenti di Telestense. Sono ben cosciente di dovere tanto, quasi tutto a quella esperienza, che mi ha permesso di conoscere davvero la città e le sue persone” spiega Franceschini.
Sei anni fa Dalia Bighinati, autrice, direttrice del telegiornale di Telestense, aveva aperto le porte degli studi per raccontarci gli oltre 40 anni di storia dell’emittente: alcuni segnali si stavano delineando già allora, come le crescenti difficoltà economiche, la diminuzione costante dell’organico, la sempre minore realizzazione di produzioni proprie. Dal 2014 si è registrata una costante diminuzione della pubblicità, poi il Covid ha accelerato uno stravolgimento che negli anni precedenti aveva già trasformato la tv: Telestense era già diventata parte di un’offerta molto ampia all’interno del digitale terrestre, dovendo concorrere con l’arrivo delle nuove tecnologie e con forme di intrattenimento in costante ascesa. Poi nell’ottobre 2025 ha chiuso Telesanterno, che apparteneva allo stesso gruppo imprenditoriale che gestiva Telestense, REI srl, e a dicembre lo storico appuntamento della diretta di Capodanno con l’incendio del Castello non è andato in onda. Poco dopo è saltato anche il tradizionale appuntamento sportivo di Lunedì Sport con Alessandro Sovrani.

“Io credo ancora che una tv locale serva. Serve perché gli anziani sono abituati, perché era la televisione della SPAL (che pure dopo il fallimento di giugno 2025 ha recentemente portato oltre seimila persone allo stadio per un match di Eccellenza), serve perché viene a mancare una voce in città che ha raccontato tanto“, sottolinea Vicenzi.
Nel ricordare quest’esperienza la giornalista racconta quasi la storia della città, della provincia e delle tante occasioni in cui la tv è stata soprattutto il racconto di un territorio: “Telestense è stata la SPAL, il racconto del basket, il tv giornale. Ai tempi d’oro la redazione contava anche dieci giornalisti, anche di più aggiungendo lo sport che aveva un suo tg dedicato. Quella redazione ha lanciato carriere: penso a Federica Lodi (di cui avevamo raccontato il percorso in questo articolo , Nda) ed a diversi tecnici che sono partiti qui e che oggi lavorano a Sky“.
Vicenzi e Franceschini sono entrati a Telestense dalla porta di servizio dell’emittente radiofonica Rete Alfa, che chiuse i battenti alla fine del 2015. Franceschini lo ricorda così: “Io sono entrato un po’ di soppiatto nel dicembre 2002 diciamo ufficialmente nel marzo dell’anno dopo. Entrai perché facevo la regia a Marco Mariotti: penso che inizialmente mi abbiano assunto soprattutto per la mia disponibilità oraria. Venivo in radio alle sei e mezza del mattino per il programma di inizio giornata. Non c’era nessuno ancora a Telestense: la tv lavora più dalla tarda mattinata, lui conduceva il programma da solo e siamo poi diventati una coppia radiofonica. Ho fatto solo radio per un anno e mezzo e poi è stato lui a propormi di andare in video“.
“Io ne ero terrorizzato: ricordo alcuni esperimenti estivi e poi la nascita di quello che è diventato il mio programma “Domenica con te”, dal 2004 un format di intrattenimento e SPAL, in sostanza: la diretta è diventata casa mia, la preferisco ancora oggi rispetto a tutti gli altri formati, c’è sempre quella variabilità di gestire eventi e tempi sul momento che è molto stimolante“.
Vicenzi e Franceschini raccontano il lento calo della possibilità di lavorare in maniera efficace, anno dopo anno, una certa difficoltà nel capire come l’arrivo di nuovi attori in campo, come i social media, dovessero essere usati come risorsa e supporto e poi, parallelamente, le difficoltà economiche.
Il punto di rottura è stato la fuoriuscita dell’emittente dalle cento televisioni locali che godono di contributi pubblici: la mancanza di investimenti e assunzioni ha fatto lentamente fatto scivolare Telestense nelle posizioni della graduatoria, fino a estrometterla dell’elenco. Il consiglio di Stato aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale, ma il ricorso è stato però respinto, in sostanza, dalla Corte Costituzione, ponendo la definitiva pietra sul destino delle emittenti locali: in assenza di quei fondi, con gli importanti costi da mantenere anche solo per andare in onda (diverse migliaia di euro mensili per il solo segnale che viene, in questo caso, diffuso da Ei Tower) la situazione debitoria è diventata sempre più complessa da gestire per moltissime realtà, e Telestense tra queste. Nonostante la situazione nelle parole di Antonella Vicenzi c’è ancora l’energia vitale di una voce che non voleva essere spenta.
“La città, anzi la città e la provincia, si sono sentite raccontate. Le persone si sono sentite raccontate. Telestense è sempre stata una piccola famiglia, non ha mai avuto realmente una concorrenza cittadina in termini televisivi e sono ben consapevole che anche la stampa cartacea o online faccia questo lavoro, ma penso che il video sia un formato diverso“.
“Noi non dovevamo combattere per l’attenzione, ma approfondire: di questi 27 anni ricordo le dirette per la battaglia della salvaguardia dell’ospedale San Camillo; il caso Aldrovandi; le trasmissioni in diretta del Palio; le storie delle organizzazioni agricole, artigianali e commerciali. Il capodanno, di cui forse avrò saltato due edizioni, per il resto c’ero in tutte, in prima persona“. Vicenzi ci parla di quanto sarebbe stato giornalisticamente interessante affrontare il tema del Grattacielo. Quante serate, approfondimenti e dibattiti si sarebbero potuti tenere e ospitare? Telestense sarebbe stata sul posto, come per il terremoto del 2012: “Anche allora noi eravamo lì, in diretta, per raccontare quei temi. In diretta da Sant’Agostino, nel mio caso. Le persone che erano verso il mare non hanno sentito il terremoto ma l’hanno visto in tv, con noi, così come hanno vissuto le notti della piena del Po nel 2000“.
“La tv locale è come la farmacia, l’ambulatorio, il panificio: è una esperienza di prossimità”
Quando parliamo con Franceschini conferma le stesse impressioni e ci parla delle persone e di una televisione percepita quasi un servizio pubblico, come la Rai ma a Ferrara: “Telestense mi ha permesso di conoscere molto meglio la città. Non in senso urbanistico, ma nel momento in cui vieni a stretto contatto con associazioni, eventi, privati, politica, sport, quella città impari a vederla, ne capisci gli equilibri. Ovviamente nessuno sarà mai oggettivo al cento per cento, eppure credo che il fatto di parlare con le persone e poter dare loro spazio sia una risorsa preziosa, è qualcosa che mi ha dato tanto“.
“Anche perché se pensiamo a dieci o vent’anni fa lavorare in una televisione locale era come avere la possibilità di accedere a un livello di informazione che non potevi raggiungere diversamente. Non esistevano altre possibilità di contatto come quelle di oggi, non c’erano i podcast, non c’erano i reel, e non era così facile come oggi. Anche negli ultimi anni la politica cittadina aveva comunque interesse e piacere di essere presente nella tv locale“.
Nella seconda parte del 2025, come detto, la crisi si è intensificata. Nicola racconta la crescente impossibilità ad andare in onda: “L’ultimo programma sportivo, Match, è andato in onda a fine settembre. Dopo non c’era più un tecnico in regia, nessuno che spingesse il tasto REC, i programmi hanno iniziato a latitare perché mancava il personale. L’ultima edizione del tg è del 5 dicembre, non c’è stata una vera e propria fine comunicata, mancava di nuovo un tecnico e non c’è più stato il personale necessario, i rimandi costanti sono diventati la parola fine, settimana dopo settimana il tv giornale non era più qualcosa che andava in onda“.

Per molti la situazione attuale è come una bolla, come se tutti fossero in attesa che accadesse qualcosa, che l’assenza della tv locale fosse qualcosa che non poteva accadere, dopo decenni di abitudine. Ma Telestense era un’impresa privata che aveva accumulato quasi 3 milioni di debiti secondo l’ultimo bilancio disponibile, quello del 2024. La domanda è se ci sia, nel prossimo futuro, qualcuno pronto a scommettere di nuovo e far ripartire il progetto.
“Ferrara è in sostanza, attualmente, l’unica provincia emiliana senza una tv locale, con il paradosso che al momento in cui scriviamo è ancora in onda, sul canale 19, con un vecchio repertorio. E nonostante le difficoltà Telestense era arrivata a settembre 2025 con ancora circa 50mila spettatori al giorno, meno di altre tv locali ovviamente, ma pensare che anche uno degli ultimi dati, quello di dicembre, senza quasi trasmissioni segnalava oltre 30mila spettatori è indicativo. La gente il contatto lo cercava“.

Oggi c’è silenzio, immaginiamo, tra i corridoi di Telestense anche se Vicenzi e Franceschini di parole ne hanno tante, come fossero fiammelle ancora accese nella speranza di veder apparire – nei prossimi mesi – la possibilità di ripartire con un nuovo progetto editoriale.
La prima data certa è l’11 aprile, giorno della premiazione che coinvolgerà Vicenzi, Franceschini, e tutte le persone che hanno gravitato attorno all’emittente. A gennaio il premio Stampa Ferrara 2026, promosso fin dal 1957 dalla sezione provinciale dell’Aser, è stato infatti assegnato ai giornalisti, agli operatori e ai tecnici di Telestense: “Quelli di ieri e di oggi e, speriamo, quelli di domani”, come si legge nel comunicato.
Sei anni fa avevamo sottolineato la vitalità della redazione di Telestense romanticamente, citando una famosa serie tv americana, The Newsroom. Lo facciamo anche questa volta, senza voler davvero scrivere l’ultima parola sulla storia dell’unica emittente di Ferrara e provincia.
Sul canale 19 del digitale terrestre il repertorio disponibile va ancora in onda. Antonella Vicenzi è ancora, formalmente, una giornalista in organico a Telestense. Nicola Franceschini, per il quale si sono aperti nuovi capitoli di vita professionale (con nuove esperienze in radio e in tv) continua a raccontare la SPAL su Teleromagna, e tutte le altre persone che hanno fatto parte dell’emittente sono radici ancora vitali. In qualche modo non tutto è stato reciso e quei semi, su quelle frequenze o su altre, continuano a raccontare con professionalità il territorio.


Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.