

“A ghè bèl la fila!” è la frase che ricorre come costante ogni sabato mattina, da maggio a metà settembre, quando l’onda di macchine si infila sulla via del mare, imbottigliandosi tra le uscite di Comacchio e Porto Garibaldi della superstrada Ferrara-Mare (per i più precisi, “il raccordo autostradale 8“; per i local, semplicemente “la Super“).
La fretta di raggiungere il mare porta tutti su quel ponte, il ponte Albani, che malediciamo ogni giorno e ogni anno, ma che diventa l’unica alternativa se si ha la macchina e non si vuole fare il giro delle Valli passando da Alfonsine.
“Eh una volta si andava meglio, meno macchine, meno traffico!”, ma ne siete proprio sicuri?
Il Ponte Albani che collega Porto Garibaldi a Lido Estensi è l’evoluzione di qualcosa di più complesso e poco conosciuto e dire oggi “è solo un ponte” non è affatto sufficiente a racchiudere tutta la storia dietro a quelle due corsie trafficate, sospese sul canale di Magnavacca. Fin dall’inizio del ‘900, quando i Lidi erano solo un miraggio e qui era tutta campagna, vi è sempre stata la necessità di attraversare il canale sia a piedi che con i veicoli dell’epoca – che fossero questi auto, camion, moto o semplicemente biciclette. E com’era possibile farlo, se il ponte non c’era e il canale era troppo piccolo per permettere ad una nave apposita di attraversarlo?

Poco dopo dell’ormai ex Cercom – il sito produttivo dismesso tra Porto Garibaldi e Comacchio – ma dalla parte di Lido Estensi, in una grande casa di campagna abitava la famiglia Scrignoli: nonni, genitori e figli. Il signor Scrignoli gestiva e guidava “Al Pass”, una piattaforma mobile abbastanza grande e solida da poter caricare i veicoli, e che permetteva il passaggio di questi da un capo all’altro del canale grazie alla sola forza delle braccia e di un bastone che, piantato nel fondo del canale, fungeva da leva per far muovere questa base di legno galleggiante.


Il Pass però non era il solo modo di attraversare il canale: per chi passava a piedi c’era il traghetto. Ora voi penserete al moderno traghetto che ci porta avanti e indietro nelle afose sere d’estate, da Lido Estensi a Porto Garibaldi, ma il primo traghetto era una piccola imbarcazione a remi che si chiamava “La Pina”, poi venne la “Marinella”, che una notte d’inverno, approfittando del mare burrascoso e dell’ormeggio poco solido, decise di prendere il largo e andare in vacanza in Croazia.

Arrivò poi “Emma” a sostituire quel traghetto indipendente e via via un susseguirsi di imbarcazioni sempre più moderne e grandi, fino a quella che usiamo oggi, il nostro mezzo di trasporto per evitare il famigerato ponte in macchina. Al Pass è stato in funzione fino al 1955 quando venne sostituito da un ponte fatto di barche unite a formare una lunga zattera attraversabile (ponte Bailey), una moderna precorritrice del ponte Albani che tutti noi conosciamo.

Mia mamma è del 1954 e mi racconta spesso che era una bambina quando hanno portato l’acqua potabile dove abitava, a Lido degli Estensi, e la portarono proprio per il ponte: per impastare il cemento per fare il ponte vero e proprio – quello che attraversiamo oggi, non quello di barche che aveva sostituito Al Pass – l’acqua salata del canale non andava bene per la malta, serviva l’acqua potabile, che per noi oggi è un servizio quasi scontato ma negli anni ’50 nelle campagne a ridosso del mare poteva diventare lusso.
E ora che conoscete la storia anche voi, quando sarete fermi in macchina sotto il sole di luglio, guardando il contachilometri che non si muove e sospirando davanti alla fila che sembra infinita, ricordatevi che un tempo per attraversare quel canale serviva un uomo, una piattaforma di legno e tanta forza nelle braccia. Oggi ci basta girare la chiave, mettere su una bella playlist e aspettare pregustandosi la spiaggia e il gin tonic ad aperitivo: fateci caso quando siete fermi in fila su quello che vi pare solo un ponte, e che è stato Al Pass.
Le foto presenti nell’articolo sono state utilizzate per gentile concessione di Luciano Cassol


Nasco a Ferrara nel 1990, vivo e cresco a Porto Garibaldi, dividendomi tra giornate al mare e caldissime stagioni estive al mercato sul banco di frutta e verdura della mia famiglia, muovendo presto i primi passi nel mondo del lavoro.
Dopo il diploma al liceo classico, mi laureo in Scienze della Comunicazione con una sola cosa in testa: fare la giornalista. Cosa faccio realmente? La contabile. Nel tempo libero? Scrivo!
Amo l’inverno, le coperte calde, le tisane, il vento freddo che sa di salsedine, la buona cucina condivisa in tavolate rumorose che sanno di casa, i gatti morbidi, costruire i Lego e i viaggi improvvisati.