

La sera in cui intervistiamo Simone Furlati per raccontare il cinema San Benedetto è la domenica della proiezione di “Sentimental Value” film norvegese di Joachim Trier con ben nove candidature ai prossimi Oscar. In sala ci saranno almeno settanta persone per l’appuntamento delle 21, quello in cui verrà proiettata la visione in lingua originale e sottotitoli in italiano.

Un film di grande scrittura, con scene che sfumano una nell’altra attraverso secondi di nero a schermo, come se la vicenda venisse raccontata attraverso momenti profondi per costruire un puzzle complesso e stratificato e che si costruisce pezzo dopo pezzo. Un racconto familiare di rara intensità: è una metafora perfetta del cinema San Benedetto (o Sambe, come lo chiamano tutti) che basa la sua proposta sul lavoro collettivo di una rete di volontari che sostengono il progetto.
“Un dozzina di persone circa ed è importante dire che la gestione ufficiale è della parrocchia, con cui condividiamo la partita Iva, gestita dal 2025 da Don Marco Caglioni. Dall’altra parte c’è una organizzazione abbastanza liquida per gestire in cinema in cui tutti alterniamo i ruoli, a seconda delle disponibilità e delle esigenze“.
Una dozzina di persone e un perno centrale insostituibile: Riccardo Fergnani, il proiezionista, con regolare patentino, l’unico a ricevere un rimborso spese. Il cinema Sambe esiste ormai da più di settant’anni: fu fondato nel dopoguerra, all’epoca con la struttura in via Bagaro, dal 1977 occupa invece l’edificio di via don Tazzoli, al civico 11.
In questi decenni ha sempre mantenuto la sua programmazione e proprio negli ultimi mesi si può finalmente dire che il numero di persone sia tornato in linea con il 2019, vero e proprio anno spartiacque del cinema: solo il recente successo di Checco Zalone ha permesso di tornare ad avvicinare in Italia i numeri che prima del Covid era normale fare in ogni stagione cinematografica. Ma in quel caso i numeri sono legati a blockbuster in grado di portare il grande pubblico in sala, mentre la proposta del San Benedetto (condivisa con il cinema Santo Spirito, di cui abbiamo parlato lo scorso anno) oggi incontra il pubblico alla ricerca di esperienze più profonde.
“Sicuramente qualcosa sta cambiando, non è una impressione, in particolare da quando abbiamo ripreso ad aggiungere le proiezioni in lingua originale. E ce ne siamo accorti personalmente: le tante settimane di programmazione di ‘“‘Le città di pianura‘, la sala colma di persone per ‘No Other Choice’ a inizio gennaio, lo stesso successo della versione originale di ‘Sentimental Value’: mese dopo mese si è ricostruita l’identità di un cinema che riesce a intercettare un pubblico in cerca di film di qualità, con l’affiancamento della versione in lingua originale che attira in particolare un nutrito pubblico di studenti universitari“.
“Possiamo dire di essere tornati ai livelli di qualche anno fa“, prosegue Furlati. “Ci sono probabilmente diversi motivi tra cui una politica dei prezzi bassi, sia per scelta sia per la possibilità di farlo, grazie al fatto che siamo tutti volontari e ad una certa lungimiranza che ci ha portato a inserirci in un doppio circuito“.
Il cinema San Benedetto fa parte di una doppia rete: da una parte l’Acec, le sale di comunità legate alla Chiesa Cattolica (una rete di 47 cinema in Emilia-Romagna) e dall’altra è parte degli Europa Cinemas, che consente di essere dentro al circuito di programmazione di film europei: entrambe consentono di ricevere fondi ministeriali ed europei rimanendo all’interno alla programmazione italiana e di film d’essai.
Inoltre la sala di San Benedetto ha poco meno di 400 posti, un numero rilevante e quindi rappresenta un’ottima vetrina per i distributori che vogliono portare il film d’essai in città. Particolare che ha consentito di creare un legame storico con distributori come Lucky Red.

“Ci organizziamo con un calendario in base alle disponibilità: essenzialmente da gestire ci sono la cassa e il bar, a rotazione, oltre alla presenza del proiezionista“.
Salendo in cabina di proiezioni vediamo la piccola saletta che gestisce i sistemi del cinema, un locale che odora di moderno e di antico allo stesso tempo, nel quale convivono i vecchi apparati di gestione delle pellicole, ormai in disuso, e i sistemi informatici e digitali moderni.
“Siamo un po’ appesi a un filo: il nostro sistema è ovviamente digitale, arriva al 7.1 ma non è compatibile con il recentissimo Dolby Atmos e quando ci siamo informati abbiamo scoperto che in caso di problematiche sarebbe difficile pensare di riparare l’attuale strumentazione, di sicuro non a cifre basse. Mentre il passaggio a quelle nuove richiede ovviamente un certo investimento di cui dobbiamo ragionare insieme alla parrocchia“.



Oggi i film si avviano con una semplice licenza digitale, un file vero e proprio che viene validato e proiettato, consentendo con facilità di ruotare programmazione ed eventualmente lingua originale o film doppiato nello stesso weekend. Tutto diversi da quello che accadeva prima dell’avvento del digitale e Riccardo ci mostra tutte le strumentazioni ancora funzionanti per preparare e proiettare le pellicole.
“Se questo ci ha portato gli universitari, oltre al blocco storico delle persone over 40 e 50, quella che manca è la fascia dei più giovani. Scontiamo la scarsa abitudine, l’uso delle piattaforme social, la stessa tipologia dei film in programmazione. Questo nonostante una certa attenzione: ci abbiamo tenuto ad avere nel periodo natalizio il film di animazione ‘La piccola Amelie’ e abbiamo tentato l’esperimento dei film disturbabili, proiezioni idealmente per genitori e bambini piccoli e piccolissimi, con tanto di tappetoni, fasciatoi e scalda-biberon, ma con una certa fatica nel fare arrivare il pubblico” ci racconta Simone una volta tornati al piano di sotto.
“Cerchiamo di coinvolgere tutta la città nel nostro progetto: ci piace fare capire alle persone che vengono che siamo parte dell’opera salesiana di Ferrara, con la sua comunità che gravita intorno a San Benedetto e noi facciamo parte di un progetto più ampio. Cerchiamo di essere una sala della comunità: un posto in cui le persone possano salutarsi, incontrare, conoscersi, creare relazione e discussione“.
Un cinema che rispetta ancora regole antiche, come l’assenza di assegnazione sul biglietto del posto in cui sedersi: si entra e ci si organizza.


L’idea del gruppo di persone che tiene le redini del cinema (tra cui è doveroso citare anche Luca Nardella e Luigi Pansini, il più giovane e appassionato di cinema del gruppo, mente di certe intuizioni su film da proiettare) è quello di costruire dei percorsi che aggiungano qualcosa alla visione.
“Ad esempio l’anno scorso abbiamo fatto un seminario su Ken Loach, proiettando ‘The Old Oak’ approfittando della possibilità di un seminario di Arianna Prevedello, che ci ha fatto capire il valore aggiunto che può avere una proiezione al cinema: siamo consapevoli che oggi è facile avere la possibilità a casa di vedere un film con buona qualità e allora il cinema può anche essere un luogo di comunità o approfondimento, oltre che di condivisione. Penso al successo delle proiezioni del film ‘Tatami‘“‘ lo scorso anno: coinvolgendo un’amica abbiamo messo in scena una dimostrazione di jujitsu prima, un bel momento che ha portato in sala molte persone che praticavano lo sport, unendo il territorio e i suoi appassionati e il film”.
Simone racconta le tante idee per il futuro e la necessità di punti di incontro tra tempo (di chi gestisce), bilancio economico (che è comunque un supporto alla parrocchia, essendo in attivo, fortunatamente) e sogni per il futuro: “La differenza la fanno le persone: riuscendo a incrociare le varie realtà e il passaparola si riescono ad avere buone settimane in termini di presenze. Noi ci proviamo: l’anno scorso abbiamo cercato di organizzare un piccolo ciclo sulla disabilità mentale, al momento sfumato, ma ci piace pensare di poter fare tanto di più, soprattutto coinvolgendo e integrando cinema e comunità”.
E questo senso si avverte andando al Sambe: una sala meno moderna di altre in città e sicuramente diversa a livello tecnico, dove pure sembra di poter rallentare ed entrare in una esperienza che guarda al passato mentre racconta il cinema del presente. Dove il film è il tema della serata e le conversazioni che ne nascono attorno: c’è parecchia vita, insomma, oltre settant’anni dopo la fondazione.
Restiamo in attesa di capire se Sentimental Value, sicuramente sorprendente per il grande pubblico, potrà ambire a qualche Oscar e ci prepariamo già a dire: “Certo, noi l’abbiamo visto al Sambe, voi no?“
Informazioni
cinemasanbenedetto.it
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Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.