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C’era una volta il Ducale: storia del cinema-teatro di Lido degli Estensi
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C’era una volta il Ducale: storia del cinema-teatro di Lido degli Estensi

Fino a pochi anni fa, lungo via Carducci a Lido Estensi, spiccava un punto di riferimento più preciso di una posizione condivisa da Google Maps: il Cinema Teatro Ducale.
immagine per gentile concessione di Tesori Abbandonati
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Nella vita degli abitanti della provincia di Ferrara, ma anche nei ferraresi doc – quelli che han imparato ad andare in bicicletta sul Listone, tra San Romano e via Mazzini, tirando giù per Bersaglieri fino a Giovecca – c’è una certezza matematica: la domenica, in inverno, si va a far due passi al mare, a respirare un po’ di aria buona, che apre i polmoni e fa passare l’influenza. Proprio quello stesso mare che in estate ti affoga di caldo, zanzare e gelati mangiati di fretta perché sennò ti ritrovi crema e cioccolato anche nei garetti – i talloni, se vogliamo dirla in italiano!- , e di vasche a Lido Estensi e di pesce fritto nei ristoranti caotici che non c’è mai posto quando arrivi, ma un buco per te alla fine, lo trovano sempre.

Quel mare che per quanto non sia cristallino e pop, ti aspetta paziente e sicuro, anno dopo anno, stagione dopo stagione, quello dove ti riprometti di non tornare, ma poi ci vai, perché lo sai che ti fa stare bene. Fino a pochi anni fa però ad aspettarti c’era anche una vera istituzione di Lido Estensi, che spiccava su quel viale lungo (viale Carducci, ndr), anzi infinito sotto la cioccura del sole di agosto, un punto di riferimento che era più preciso di una posizione condivisa da Google Maps. Se sei nato e hai passato i tuoi anni migliori tra il 1960 e il 2011, hai già capito di cosa parliamo: il Cinema Teatro Ducale di Lido Estensi.

foto di Tesori Abbandonati

È necessaria un po’ di storia: nato nel 1960 grazie alla lungimiranza del professor Mario Terzi, ex primario di radiologia a Forlì e amante delle arti, il Cinema Teatro Ducale, fu ben presto destinato a diventare un punto di riferimento per la Riviera Adriatica. Nonostante la diffidenza iniziale – comprensibile, perchè il signor Terzi voleva un cinema all’aperto in una località prettamente turistica – ebbe un successo immediato. Nel giro di dieci anni si rese necessario soddisfare una richiesta sempre maggiore anche durante i mesi non estivi, così all’arena all’aperto si affiancarono le sale interne: la sala A, inaugurata nel 1972, una delle più grandi e moderne dell’Emilia Romagna, e poi nel 1989 anche la sala B, progettata anche per spettacoli teatrali e concerti, con un sonoro multidirezionale che avrebbe fatto invidia ai successivi multisala.

foto di Tesori Abbandonati

Pensare al cinema come luogo in sé oggi non è lontanamente paragonabile all’atmosfera e alle sensazioni che dava il (Cinema Teatro) Ducale di allora, con le sue poltrone in velluto blu e rosso, un colore per ogni sala, i tendoni che si aprivano all’inizio di ogni film per far entrare gli spettatori, il banco dove acquistare i biglietti posto all’entrata delle sale, poi il corridoio lungo con il caminetto sempre acceso e le poltrone morbide, che ti portava al grande bar con un bancone, troppo alto per la me bambina.

foto di Tesori Abbandonati

Quel bancone lo ricordo benissimo, aveva una specie di cordolo in ottone su cui salivo con entrambi i piedi per farmi vedere e chiedere patatine e Coca Cola, poi le vetrate in stile liberty in ferro battuto, il soffitto altissimo del dehor con gli specchi, le sedute eleganti, la cioccolata calda con i biscottini, l’atmosfera di casa, perché per me quel posto era certezza, punto di arrivo e scoperta.

Le due sale interne del Cinema Teatro Ducale, la A e la B, potevano ospitare insieme fino a 800 persone: la prima aveva comode sedute in velluto rosso, la seconda invece 350 sedute blu disposte a semicurva. Ma c’era anche una sala esterna per l’estate, con le piante rampicanti alle pareti che la coloravano, coperta da una grande tettoia dove se pioveva ti prendevi anche un po’ di acqua. Il rumore delle cicale – e le zanzare! – ti facevano compagnia mentre guardavi i film in estate su sedie a listarelle di legno chiaro profilate di metallo (due le ho addirittura a casa, recuperate dalla chiusura della sala).

L’ultimo film che ho visto fu nel 2003: era fine primavera, ricordo come fosse ieri di aver raggiunto il cinema a piedi da Porto Garibaldi prendendo il traghetto assieme ai miei amici. Era un pomeriggio caldo, quasi finita la terza media e pronta per l’avventura delle superiori, mi sentivo grande e un po’ libera, ma gli occhi della mia famiglia li avevo puntati addosso come una telecamera perché di fianco al Ducale c’era il negozio della zia, in cui sono cresciuta. Quindi tappa a salutarla, poi via a godermi lo spettacolo.

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foto di Tesori Abbandonati

Pochi anni dopo, nel 2005, i proiettori delle sale interne del Cinema Ducale si spensero e continuò solo l’attività dell’arena estiva. Poi, nel 2011, chiuse anche la sala esterna. Le poltrone in velluto smisero di accogliere gli spettatori e i tendoni chiusero per sempre, lasciando un velo di malinconia che nessun multisala è mai riuscito a cancellare.

foto di Tesori Abbandonati

Per altri 9 anni, e cioè fino al 2020, del Ducale è rimasto solo il bar: ha infatti continuato la sua vita il Bar Caffetteria Pineta (che era il vero nome del bar, ma per tutti si andava al Ducale, ndr) che mi ha accolto sempre con lo stesso bancone di legno lucido sia come bambina, quando andavo a prendere le schifezze tra un tempo e l’altro del film, sia come ragazza, quando prendevo il caffè prima di andar a lavorare nel negozio della zia-controllore tra scarpe, borse e vestiti. C’era sempre quel cordolo di ottone su cui da grande appoggiavo solo un piede, come a ricordarmi che pochi anni prima di piedi ne mettevo due, ma poi son cresciuta e alle cose ci arrivavo da sola.

Spesso ho rifatto quel corridoio che portava alle sale (perchè l’ingresso era proprio dietro al bar), quello col caminetto che ora era spento ed era diventato il magazzino del bar, ma Luciano mi ci faceva andare lo stesso a spiare dalla grande vetrata dove si poteva vedere ancora il cinema, tra polvere, ragnatele e cartelloni ormai distrutti dal tempo.

foto di Tesori Abbandonati

Ho spazzato infinite volte il marciapiede di fronte al negozio, guardando l’insegna “CINEMA DUCALE” gialla con la scritta nera contornata dal ferro battuto scuro, tra un saluto ai vicini di negozio e alle clienti affezionate, per i quali sono sempre stata Giulia, la nipote dell’Anto di Brera, non una qualsiasi, ma una che lì ci è cresciuta, una di casa. E ora cosa resta? Mille ricordi, volti, emozioni, un rifacimento moderno, che dello stile liberty non ha nulla a che vedere, due papaveri rossi e una scritta Ducale troppo sottile e definita per ricordare anche solo un briciolo di quel che n’è stato.

Com’è oggi l’area ex-Ducale / foto dal sito Studio Malano

Quell’insegna gialla con la scritta nera figlia di nessun font moderno, è stata sottratta alle ruspe e brilla ancora: ti accoglie da Mirto Cafè a Bologna, in via San Vitale 17/b, tra un caffè caldo, un buon cocktail e qualche chicca sarda e qualche mangiarino nel locale di Mario Pino – Pino, per tutti -, il compagno di Sante, che da bambina mi strappava il biglietto all’entrata del Cinema Ducale e che son sicura abbia un velo di nostalgia anche lui ogni volta che guarda quel rettangolo di plastica un po’ graffiato dal tempo, ma che ha fatto diventare grandi entrambi.

Solito posto?

Sì dai, ci troviamo al Ducale!

l’insegna del Cinema Ducale, oggi al Mirto Cafè / foto di Mariangela Cavallari

Le foto presenti nell’articolo sono state utilizzate per gentile concessione di Tesori Abbandonati.

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  1. Ho conosciuto il Prof. Terzi. Tracimava di passione per la sua creatura, e mi magnificò il suo cinema facendomi notare una particolarità progettuale delle sale: in pianta ricalcano un occhio umano e grazie a questa idea ogni seduta godeva della visione perfetta dello schermo.

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