di Clelia Antolini
Ospite del Rotary Club Ferrara al Monastero di Sant’Antonio in Polesine, il discendente della famiglia estense ha ripercorso le vicende di uno dei più preziosi manoscritti del Rinascimento.
Per Martino d’Austria-Este, tornare a Ferrara significa ritrovare le tracce della propria famiglia; poterle cercare nella storia e nell’identità della nostra città. L’arciduca, discendente della Casa d’Austria-Este e nipote dell’imperatore Carlo I d’Asburgo, è stato ospite del Rotary Club Ferrara nella serata del 26 marzo, al Monastero di Sant’Antonio in Polesine.
La sede è stata scelta da noto club per omaggiare la Beata Beatrice II d’Este, nata nel 1226 e legata alla comunità monastica che si stabilì sull’isola di Sant’Antonio del Po di Volano nel XIII secolo, in occasione degli ottocento anni dalla nascita. Nel Monastero le religiose hanno adottato la Regola di San Benedetto, assegnata alla comunità da papa Innocenzo IV nel 1255 e confermata l’anno successivo da Alessandro IV.
Durante la serata, preceduta da una visita al monastero e ai suoi affreschi restaurati, Martino d’Austria-Este ha raccontato aneddoti e vicende legati alla Bibbia di Borso d’Este, uno dei maggiori capolavori della miniatura rinascimentale.

Commissionata da Borso d’Este e realizzata tra il 1455 e il 1461, la Bibbia è composta da due volumi e fu decorata da un gruppo di artisti guidato dai miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi. Dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1598, il manoscritto seguì la corte estense a Modena. Nel corso dei secoli attraversò l’Europa e rischiò di essere venduto negli Stati Uniti, prima di essere acquistato nel 1923 dall’industriale ed editore Giovanni Treccani e donato allo Stato italiano. Oggi è conservato alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena.
Tra novembre 2025 e gennaio 2026 la Bibbia è stata eccezionalmente esposta nella Sala Capitolare del Senato, a Roma, nell’ambito delle iniziative per il Giubileo. Un’opera che Martino d’Austria-Este vorrebbe fosse conosciuta e valorizzata con maggiore continuità, anche per il suo profondo legame con la storia ferrarese.
Interrogato sul sentimento di appartenenza della famiglia, diviso tra Ferrara e Modena, l’arciduca ha osservato come la presenza estense sia ancora molto riconoscibile nel tessuto urbano e culturale ferrarese. Più sfumato, a suo giudizio, è il ricordo della dinastia a Modena, nonostante gli Este vi abbiano governato per quasi tre secoli dopo aver lasciato Ferrara.
‘Ascoltare i suoi racconti e la sua memoria familiare, intrecciata con la storia della città, ci ha ricordato quanto Ferrara porti ancora con sé l’eredità degli Este», ha dichiarato Marco Tartaglia, presidente del Rotary Club Ferrara per l’anno 2025-2026. «Storie come queste non appartengono soltanto a una famiglia, ma a tutta la città’.