

Tre anni e qualche mese fa usciva la prima (e finora unica), guida Filo-padel. Era ancora estate, ma soprattutto era ancora un’epoca di passaggio. Era il 2022, si arrivava dai postumi della pandemia di Covid-19, che aleggiava più nelle nostre teste che nella vita quotidiana. Era uno di quei momenti in cui sembrava che tutto stesse per ripartire, anche se non era ancora chiaro in quale direzione.

La SPAL era in serie B e veniva dall’illusoria vittoria contro il Cagliari, ma stava per cominciare la discesa verso il baratro e in quella categoria, la serie C, che allora sembrava l’inferno sportivo definitivo. Spoiler: non lo era, ma questo lo avremmo capito solo dopo. Allarghiamo lo sguardo: l’Italia del 2022 era un Paese che provava a rimettersi in piedi: l’estate dei concerti pieni, dei viaggi “finalmente senza restrizioni”, del bisogno quasi fisico di tornare a stare insieme. Anche lo sport viveva una fase di rimescolamento, tra nuove abitudini e nuove passioni che avevano trovato spazio proprio negli anni più strani.
Ferrara non faceva differenza dalle altre città italiane: viveva della volontà di ripartire dopo due anni difficili, aveva imparato a distrarsi, e aveva accolto definitivamente le nuove mode di ogni ambito, tra cui il padel. Allora era lo sport del momento, contagioso, con campi che spuntavano in maniera improvvisa e capillare. Il padel, in quel contesto, era una risposta semplice a un bisogno molto complesso: stare insieme, muoversi, competere senza prendersi troppo sul serio. Era facile iniziare, bastava poco per giocare, e soprattutto dava l’illusione che tutto potesse essere accessibile, immediato, condiviso. In città si prendevano la scena, e lo fanno tutt’oggi, il Galaxy Padel, il Dock Sport Village, Hub 12, e la Padel Arena Buontemponi. Fuori dalle mura si contavano il Circolo Tennis Il Ghiandaio di Massafiscaglia, che aveva integrato i campi da padel a un già attivo circolo tennistico, e il Virus Padel di Copparo, cui avevamo riconosciuto la grande efficacia di quello che oggi nel marketing chiameremmo naming. Allargando il raggio (poi smetto di allargare e restringere i vari campi), i vari bagni al mare da Lido delle Nazioni a Lido di Spina: Bagno Mexico, Bagno Prey, Bagno Venere, Bagno Marrakech 55, Bagno Patrizia 58, Bagno Schiuma 51-52.

Da allora, però, qualcosa è cambiato. Anzi, più di qualcosa. Perché se nel 2022 il padel a Ferrara era soprattutto una mappa da completare, oggi è una storia che ha preso una direzione più netta. Non tanto per l’effetto sorpresa, che ormai si è comprensibilmente perso per strada, quanto per il modo in cui questo sport ha deciso di stare sul territorio.
La prima differenza evidente è che, nel frattempo, sono nati luoghi che non “ospitano” il padel, ma lo mettono al centro della loro offerta. The Padel Club Ferrara è forse l’esempio più chiaro: un centro pensato esclusivamente per questo sport, con campi (7 indoor, 3 dei quali vengono scoperti per la stagione estiva), orari e logiche che raccontano una fase diversa. Qui il padel non è una moda da cavalcare, ma un’attività attorno a cui costruire una routine, una comunità, una continuità. Lo stesso discorso vale per lo Zeta Club (di cui tra l’altro avevamo già parlato), storica struttura che ha aggiunto un tassello importante alla geografia cittadina, consolidando l’idea che Ferrara non stia semplicemente accumulando campi, ma stia cambiando il modo in cui li immagina, integrando in un parco di oltre un ettaro 6 campi da padel, 4 campi da tennis, 3 campi da pickleball, piscina esterna, club house accogliente e un bistrot immerso nel verde.

Anche fuori città il quadro si è fatto più interessante. A Formignana è nato il 4Mi Padel, una struttura che racconta bene il passaggio da novità a presenza stabile. Non un’invasione, non un exploit improvviso, ma un inserimento misurato in un contesto che ha dimostrato di saper accogliere questo sport senza snaturarsi. Partito con due campi scoperti, dopo poco tempo ne ha coperto uno (a dimostrazione del successo dell’investimento): oggi è in continua crescita, grazie all’ampliamento delle strutture (conta un campo coperto prenotabile principalmente per il calcetto ma in cui si svolgono anche lezioni di svariati corsi) e a partnership come quella con il Bagno Sport del Lido di Spina per l’ingresso del pickleball. Ancora più evidente è il caso del Main Padel Club di Vigarano Mainarda: 6 campi su una superficie di 2500 metri quadrati, progettata con l’idea chiara che il padel non debba adattarsi agli spazi, ma essere messo nelle condizioni giuste per funzionare.

Nel frattempo, anche i lidi hanno cambiato pelle. Se nel 2022 il padel era spesso una parentesi estiva oggi convivono due modelli diversi. Da una parte i campi inseriti in contesti turistici strutturati, come quelli di Spiaggia Romea al Lido delle Nazioni, con due campi inseriti nel contesto turistico del villaggio, dall’altra realtà come lo Spina Sport Club di Lido di Spina, l’ex Travone aperto da Davide Santon, che segna un salto qualitativo netto. Tre campi da padel indoor, illuminati e riscaldati, all’interno di un centro che mette insieme sei campi da tennis su terra rossa, un campo in sintetico per tennis o calcio a cinque, bar, ristorazione e club house. Qui il padel smette definitivamente di essere stagionale e diventa parte di un’idea di sport che vive dodici mesi l’anno, andando oltre lo sport per far prevalere la socialità.
Mettendo insieme tutti questi tasselli, oggi la geografia del padel ferrarese appare decisamente più definita rispetto al 2022. Tra città, provincia e lidi, si arriva a circa 40 campi complessivi, quasi il doppio rispetto a quelli censiti nella prima guida. Ma il dato, preso da solo, racconta solo una parte della storia. Perché non si tratta più di una crescita disordinata, fatta di tentativi, esperimenti e qualche azzardo, bensì di un’espansione più ragionata. Meno campi improvvisati, più strutture pensate per durare, più indoor, più servizi attorno. In altre parole: meno febbre da novità, più progettualità. Nel 2022 il padel sembrava ovunque e sembrava soprattutto destinato a crescere all’infinito. Oggi è chiaro che non è così e va bene anche questo. Alcuni campi hanno chiuso, altri si sono riconvertiti, molti hanno capito che non bastava stendere un tappeto blu per garantirsi un futuro. Chi è rimasto, e chi è arrivato dopo, lo ha fatto con idee più chiare, investimenti più strutturati e una visione che va oltre l’entusiasmo iniziale. È il segnale tipico di ogni sport che smette di essere una moda e inizia a diventare sistema.

Quello che succede a Ferrara, del resto, non è un’eccezione. In Italia, tra il 2022 e oggi, il padel ha continuato a crescere, ma a ritmi più sostenibili. I campi hanno superato quota 10mila, i praticanti sono stabilmente oltre il milione e mezzo, e il numero di istruttori e maestri certificati è aumentato in modo significativo. Non siamo più nella fase in cui chiunque poteva improvvisarsi maestro dopo qualche partita ben riuscita (e meno male!): la formazione è diventata più strutturata, i percorsi più chiari, la selezione più naturale.
In questo senso il passaggio forse più simbolico, e meno raccontato, è quello federale. Dal 2023 la FIT è diventata ufficialmente FITP: Federazione Italiana Tennis e Padel. Un cambio di nome che sembra un dettaglio, ma che in realtà sancisce un passaggio definitivo: il padel non è più un ospite temporaneo, ma una disciplina riconosciuta, regolamentata, inserita a pieno titolo nel panorama sportivo nazionale. Con tutto ciò che ne consegue, nel bene e nel male: più regole, più struttura, meno spontaneità. Ma anche più futuro.

E allora, tornando a quel 30 agosto 2022, il confronto è quasi inevitabile. All’epoca il padel era una promessa, una risposta immediata a un bisogno collettivo di leggerezza e socialità. Oggi è qualcosa di più concreto, forse meno affascinante, ma sicuramente più solido. Ha perso un po’ di quella patina da “sport del momento”, ma ha guadagnato radici. E se c’è una cosa che questa guida aggiornata (o 2.0) racconta, è proprio questo passaggio: da fenomeno contagioso a presenza stabile. Meno hype, più realtà. Ed è probabilmente il miglior segnale possibile, anche a Ferrara.

Classe 2000, nato a Ferrara e cresciuto poco distante: passava le domeniche “alla SPAL”, ora la racconta su LoSpallino. Giornalista pubblicista dal 2024, dopo la triennale in Lettere e la magistrale in Comunicazione e Marketing si muove tra parole, strategie e la sottile arte di convincere la gente di quello che scrive (o almeno ci prova).
Ama lo sport in ogni sua forma: sui campi da calcetto, con una racchetta in mano, e quando capita anche con gli sci ai piedi. Ha una chitarra, che talvolta suona, e una playlist di cronache sportive memorabili. Scrive perché gli piace, e perché alla fatidica “Cosa vuoi fare da grande?” ha sempre risposto: “il giornalista”.