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Storia di Maria Massari Waldmann, la duchessa che cantava per Giuseppe Verdi

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di Anna Chiara Venturini

Essere invitati dalla Società del Quartetto, fondata allora sindaco di Ferrara Pietro Niccolini e promotrice di concerti e spettacoli esclusivi per i soci dal 1898 al 1933, era un onore riservato a pochi. A riceverlo – come testimonia la lettera custodita nella Collezione di Autografi, curata da Gualtiero Medri, presso la biblioteca del Museo d’Arte Antica di Ferrara – anche la duchessa Maria Massari Waldmann, moglie del duca Galeazzo Massari. E non poteva che essere altrimenti.

Maria Waldmann nei panni di Amneris nell’AidaParma, 1872

La duchessa, nata a Vienna nel 1845 da una famiglia di musicisti, era stata una cantante lirica: una carriera indubbiamente brillante, inframmezzata da successi e riconoscimenti dovuti alle sue spiccate capacità vocali. Il suo timbro canoro, da contralto, era infatti caratterizzato da una serie di preziosi elementi quali il sentire profondo, un preciso intuito drammatico, note gravi interpretate con grande potenza, qualità e ricchezza di sfumature di suono, caratura e pastosità del timbro vocale.

Maria Waldmann aveva studiato al Conservatorio di Musica dell’Imperiale Regia Società degli Amici della Musica di Vienna, diventando primo membro dell’Opera di Corte, uno dei più importanti teatri lirici al mondo. Era entrata a far parte del quartetto vocale dell’Opera di Vienna con la Stolz, Masini e Medini e frequentò il Conservatorio di Milano sotto il maestro di bel canto Francesco Lamperti. Nella sua carriera, durata fino al matrimonio con il duca Massari, si era esibita nei prestigiosi teatri di Milano, Parma, Venezia, Trieste, Napoli, ma anche a Vienna, Londra, Parigi, Mosca, Varsavia, Il Cairo.

La passione per la lirica della Waldmann fu intensa come la stima e l’affetto per Giuseppe Verdi. Il suo legame col Maestro si dimostrò affettuoso, rispettoso, profondamente intimo, destinato a durare ben oltre la frequentazione dei teatri. Interpretò diversi personaggi delle opere verdiane, che le diedero l’occasione di frequentare spesso il Maestro e la moglie Giuseppina Strepponi, anche nella villa di campagna a Villanova sull’Arda. Il loro sodalizio durò anni, ed è ben documentato nel Carteggio curato da Marco Beghelli e Nicola Badolato e pubblicato nel 2014, dove spicca il rapporto di rispettosa ammirazione e la loro sincera amicizia.

Nel 1869 Waldmann interpretò al Teatro Comunale di Ferrara il ruolo di Fede nel Grand Opéra di Meyerbeer Il Profeta, riscuotendo un premiante successo. Dopo la serata, fu chiamata più volte all’onore del proscenio con fragorosi applausi. Non avrebbe potuto certo immaginare che, al suo rientro a palazzo Massari, la stesse attendendo una suggestiva scenografia di lanterne accese lungo i vialetti del parco e che proprio sotto le finestre della sua camera, fra applausi ed evviva a lei dedicati, si sarebbe esibita una società di coristi ferraresi, omaggiandola con brani del maestro Antonio Mazzolani.

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La prima performance del Requiem di Giuseppe Verdi (Messa da Requiem) al Teatro La Scala, 25 maggio 1874 / Osvaldo Tofani (1849-1915)

Nel 1876, dopo l’ultima interpretazione nell’Aida verdiana al teatro Malibran di Venezia, nonostante la sua carriera stesse andando a gonfie vele, Maria decise di ritirarsi dalle scene per sposare il duca Galeazzo Massari di Ferrara. A soli 31 anni scelse la famiglia, diventando una figura di riferimento nel contesto cittadino, madrina in diversi eventi di beneficenza. Visse a Palazzo Massari in corso Porta Mare a Ferrara, dove ospitò artisti, diplomatici e politici, nel lusso della nobile famiglia, proprietaria di una celebre quadreria, terreni e beni immobili, non solo nella campagna estense. Si dedicò, insieme al marito duca, agli eventi europei sullo sfondo di una borghesia cittadina saldamente ancorata al territorio, cosciente del proprio status sociale e culturale maturato negli anni.

Soggiornò a Nizza, Firenze, Bologna, Roma, Napoli e, d’estate, presso la settecentesca villa a Voghenza, dove il marito le fece costruire un piccolo teatro nel quale si esibiva di tanto in tanto, ma solo per amici e parenti. Rimase vedova nel 1902, ritirandosi dalla vita pubblica.

A 49 anni il pittore Federico Bernagozzi la ritrae in una posa che appare distante dagli esiti impressionistici dell’epoca. Siamo nell’euforico clima fin de siècle e la cantante, pur non discostandosi dal repertorio di pose incipriate in voga, è al limite della sfida fotografica. Due potenti colonne fungono da quinta teatrale alla composizione. Maria rivolge lo sguardo altrove, dominando ancora una volta la scena, degna di una diva. Ha i capelli raccolti dietro la nuca e un giro di perle che le ingentiliscono il collo. Indossa un aderente abito da grande soirée, principesco nei dettagli, con applicazioni a ramage su tessuto bianco, perle e lucenti paillette, nappe di pelliccia e orlo plissettato. Il corpo dalla pelle eburnea è racchiuso in un generoso e sontuoso mantello a conchiglia di colore azzurro pallido, tenuto da entrambe le mani ingioiellate e foderato di pelliccia avorio con marezzature dorate.

Quando il 27 gennaio 1901, in una Ferrara fredda e brumosa, riceve il telegramma con la notizia della morte del Maestro, Waldmann sente di aver perso una parte di sé, ma il ricordo di quell’affetto resisterà al gelo della perdita. In occasione del primo centenario della nascita di Giuseppe Verdi, nel 1913, commissiona allo scultore Giacomo Zilocchi (1862-1943) il busto dedicato al Maestro, realizzato in bronzo su basamento in pietra. Lo si può vedere ancora esposto nel parco Massari, con la dedica: “A Giuseppe Verdi da Maria Waldmann duchessa Massari – 1914”.

foto Anna Chiara Venturini

Della voce di Maria Waldmann Massari, così cara a Verdi, non resta traccia. Ma di lei abbiamo lettere, dediche, ricordi intimi e vivi e diverse immagini, raccolte in archivi pubblici e collezioni privati. Presso l’Archivio Storico Comunale ci sono tre piccoli medaglioni con la sua immagine e presso l’Archivio del Teatro Comunale Abbado di Ferrara è custodita una preziosa cornice di gusto neoclassico con quattro sue fotografie, tra cui quella in cui si affaccia alla balaustra del Teatro Malibran di Venezia, in occasione della sua ultima apparizione concertistica, prima del ritiro dalle scene.

Sulla Gazzetta Ferrarese del 2 aprile 1877 si legge che quella sera al Malibran la cantante fu ammirata con entusiasmo e riverenza dal pubblico mentre raggiungeva il teatro, uscendo dal palazzo di corso Porta Mare. Indossava un vestito elegantissimo, su cui spiccava una ricca parure di orecchini e girocollo. Per le vie della città, riportano, “era stato posto un discreto numero di agenti della pubblica forza, proprio come se dovessero proteggere una regina. Ed era veramente regina quella che passava.”

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