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Sir George Benjamin ha trovato l’equilibrio perfetto tra la musica e chi la interpreta?

Sir George Benjamin ha trovato l’equilibrio perfetto tra la musica e chi la interpreta?

Il concerto di Ferrara Musica con la Junge Deutsche Philarmonie e la violinista Bomsori Kim ha dimostrato che la musica può essere ancora al centro
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Questo è un articolo sponsorizzato, scritto dalla redazione di FiloMagazine e curato da Agostino Maiurano in collaborazione con Ferrara Musica.

C’è una tendenza, apparentemente sempre più dominante, nell’ambiente della musica classica: quello dello “slittamento silenzioso” (così lo ha definito Benedetta Morelli) del focus narrativo dalla musica all’interpretazione, dal compositore all’interprete; da qualche tempo a questa parte “il centro di gravità non è più il compositore, bensì il direttore d’orchestra“. Per una società sempre di più appare alla ricerca di leadership rassicuranti e dal forte impatto – se non proprio dell’uomo forte al comando – questo è un tema che facilmente può adattarsi in diversi settori, teatri compresi.

L’esibizione della Junge Deutsche Philarmonie diretta da Sir George Benjamin lo scorso giovedì 19 marzo al Teatro Comunale Claudio Abbado per Ferrara Musica poteva facilmente indurre ad applicare questo schema. Perché sul palco, oltre al direttore d’orchestra londinese, c’era la straordinaria violinista coreana Bomsori Kim che si è misurata con un programma complesso e potente, che comprendeva Morte e trasfigurazione di Richard Strauss e il Concerto n.1 per violino e orchestra op. 35 di Karol Szymanowski. E invece gli interpreti hanno saputo trovare la giusta distanza tra musica e interpretazione, oltre che dimostrare un ottimo amalgama e indirizzo complessivo.

foto Marco Caselli Nirmal / Ferrara Musica

Da questo punto di vista la conduzione di Sir George Benjamin, raffinato compositore contemporaneo, è stata lodevole. Il maestro ha diretto con misura, senza mai andare sopra le righe, i grandi capolavori proposti durante la serata, non peccando di iubris neppure nell’esecuzione del suo Concerto per orchestra (eseguito a Ferrara in prima nazionale). L’opera del 2021, composta per la Mahler Chamber Orchestra, è un ricco susseguirsi di effetti, coloriture timbriche contrastanti, dal carattere rapsodico, di cui ci colpisce la difficile categorizzazione nei filoni narrativi contemporanei, testimoniando una verve compositiva fuori dagli schemi. Avremo modo di ascoltare ancora le composizioni di Benjamin il prossimo 13 maggio, in occasione del recital del pianista Erik Bertsch al Ridotto del Teatro Comunale, sempre nel contesto della stagione 2025/2026 di Ferrara Musica.

Il direttore è apparso in sintonia con i giovani orchestrali della Junge Deutsche Philarmonie: pur essendo formata appunto da giovanissimi (tutti i musicisti e le musiciste studiano nei conservatori tedeschi e hanno tra i 18 e i 28 anni), questa compagine musicale restituisce un altissimo profilo professionale e una sicurezza tipica degli esecutori navigati, in particolare nelle sezioni degli archi.

Marco Caselli Nirmal / Ferrara Musica

Il tutto condito dall’energia che solo la gioventù e il suo impatto con la grande musica possono dare. Questo forse il fil rouge interpretativo che si è sviluppato attraverso i grandi e diversi autori interpretati, dall’energia sprigionata dalla trasfigurazione del già citato poema sinfonico straussiano per poi sfociare e mutare in quel tumultuoso compendio musicale che è La Mer di Claude Debussy.

Riguardo all’orchestra ci permettiamo di aggiungere un’ulteriore nota positiva extra concertistica: questa compagine, il suo entourage e i suoi ragazzi, sono testimonianza tangibile di un’idea di Europa unita che travalica le decisioni politiche ed è già realizzata nei fatti. In tutto questo c’è stato posto anche per la virtuosa Bomsori Kim, che si è cimentata nel già citato concerto di Szymanowski. La scrittura del compositore polacco non lascia molto spazio al virtuosismo strumentale idiomatico del violino: il virtuosismo del primo concerto va ricercato piuttosto nella scrittura musicale, nella tessitura e fusione tra violino e orchestra, ben distanti dalla retorica del concerto classico. Ma per far apprezzare anche quel tipo di esibizione contraddistinta dalla maestria tecnica Kim ha regalato un meraviglioso bis, il Capriccio polacco per violino solo della compositrice Grażyna Bacewicz. La brillante solista coreana e il suo violino Guarneri del Gesù “ex Moller” del 1725 hanno brillato di luce propria e, allo stesso tempo, esaltato anche il gruppo orchestrale.

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Marco Caselli Nirmal / Ferrara Musica

Se qualche ascoltatore poteva essere in qualche misura intimorito dalla mole e dal tasso tecnico degli ascolti proposti nell’arco della serata, ha dunque trovato nella fresca ed energica interpretazione di tutti i musicisti e le musiciste in scena un buon viatico e la giusta distanza per godere in modo pieno dell’essenza della musica, anche quando il cartellone sembra allontanarsi da territori più familiari agli appassionati del genere e ha grandi nomi a interpretarli. 

Sketch di Agostino Maiurano
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