

“Ho soltanto eseguito gli ordini“.
È la frase consegnata alla storia se pensiamo a Erich Priebke, considerato il responsabile materiale dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo del 1944 a Roma: una strage di 335 civili e militari in forma di rappresaglia all’attentato partigiano del giorno precedente, che costò la morte di 33 soldati tedeschi.
Un crimine di guerra violentissimo e compiuto con ferocia rara: Priebke, assieme ad altri ufficiali delle SS di stanza nella capitale, passa ore intere a cercare personalmente tutte le persone che potessero avere una colpa diretta, indiretta o casuale (morirono anche civili che avevano l’unica colpa d’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato) e poi dà luogo all’esecuzione con la perversa logica del dieci vite italiane per ogni tedesco rimasto ucciso.
Priebke andò a processo solo nel 1996 – quando aveva 83 anni – per l’Eccidio delle Fosse Ardeatine e proprio questo passaggio storico è al centro dell’evento organizzato dal MEIS per giovedì 29 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria. Sul palco della Sala Estense, dalle ore 21, ci saranno Stefano Nazzi (giornalista de Il Post, molto noto per il podcast Indagini) e Amedeo Osti Guerrazzi (storico dell’Università di Padova).
Il processo a Priebke riaprì in modo traumatico una ferita apparentemente chiusa, perché l’ex ufficiale nazista venne rintracciato quasi casualmente in Argentina nel 1994, dove conduceva una vita normale in seguito alla fuga dall’Italia nel 1948.
Del processo, anzi dei processi che fecero discutere per anni l’Italia negli anni Novanta (fino alla condanna definitiva con l’ergastolo nel 1998) si parlerà durante la serata cercando di inquadrare i temi procedurali e storici sollevati tra le varie udienze. In previsione dell’evento abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con
Stefano Nazzi stesso.
Quelle parole di Priebke, “ho soltanto eseguito gli ordini”, risuonano pesanti e attuali nei giorni in cui il mondo è sconvolto da ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Come si è sentito nel lavorare e immaginare il racconto di questa storia alla luce dell’attualità?
“È la questione che poi riguardò tutto il processo di allora. Cosa vuol dire ‘eseguire gli ordini?’. È vero, Priebke eseguì gli ordini, ma era iscritto al partito nazista sin dal 1933, era convintamente nazista, era entrato volontariamente nelle SS. E la storia ci ha insegnato che gli ordini nemmeno ingiusti, diciamo quelli criminali, quelli che sono palesemente contro l’umanità si possono non eseguire, è possibile disubbidire. Alla base c’è sempre una scelta: lui fece la sua e questo succede sempre, anche nei fatti che vediamo nell’attualità. Nessuno ti dà l’ordine di sparare o magari sì, c’è l’ordine di sparare ad una persona che è a terra, disarmata, ma poi sei tu che decidi di fare partire il colpo. E questo resta sempre nella storia“.

Parlando del processo: è stato un evento mediatico, molto discusso e molto complicato. Qual è il giudizio a posteriori?
“Fu un processo molto importante: oltre alla questione degli ordini si discusse di cosa significa rappresaglia. Si cercò di capire se quella di via Rasella fosse stata un’azione di guerra. E soprattutto fu un processo che disse una cosa: ovvero che la storia non dimentica. Priebke fu inizialmente assolto dal tribunale militare, ma questo fece nascere una vera rivolta e non fu una rivolta solo delle famiglie vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ma un’indignazione della società italiana intera. Quel processo venne rifatto perché Priebke era stato assolto su basi sbagliate, assolto da un giudice che aveva dichiarato in precedenza che quel processo non si sarebbe nemmeno mai dovuto tenere. Alla fine credo che rimanga una cosa: ci sono fatti nella storia che non si possono dimenticare, né cambiare, né raccontare in un altro modo. Sono quei fatti che hanno contribuito a formare la società che siamo oggi. Questo non vuol dire vendicarsi, vuol dire che quelle cose sono accadute e lì restano“.
In un’intervista lei ha dichiarato che tendenzialmente ha una morale assolutoria, che il male, come spesso raccontato nei casi seguiti da Indagini, è dentro, potenzialmente ognuno di noi. E nei pure gravissimi casi di cronaca c’é però spesso almeno l’ammissione, il pentimento, una ricerca di redenzione, qualcosa che Priebke non fece mai, fino all’ultimo giorno. Ci sono persone che non possiamo assolvere? Che uomo era Priebke?
“No, lui assolutamente non ebbe nessun arco di redenzione. Priebke era un omuncolo in questo senso, uno di quelli che vennero definiti i volenterosi carnefici di Hitler, persone assolutamente comuni e che trovarono la loro ragione d’essere in questo esercizio di forza, di potere, di dominio sulle altre persone. Ci sono persone che compiono un percorso personale, che non vuol dire chiedere perdono o scusa, ma che si rendono conto del disvalore di ciò che hanno fatto. Priebke no: fino agli ultimi anni della sua vita e dopo la morte lasciò interviste ai suoi avvocati in cui negava l’esistenza delle camere a gas; continuava a sostenere che le vittime delle Fosse Ardeatine fossero tutti terroristi, è rimasto convinto fino in fondo, quasi esaltato dall’essere diventato una sorta di simbolo per qualcuno. Ci sono persone per cui la presa di coscienza di ciò che si è fatto non vale“.

È proprio un momento perfetto per fare un parallelo tra presente e passato, quando pensiamo alle azioni che vediamo compiere oggi, che sembrano raccontare come la storia si ripeta sempre. Come guarderemo a questi anni?
“La storia non dimentica: il conto si paga, in qualche modo. Come le guarderemo non lo so, l’importante è continuare a guardarle e raccontarle, non per uno spirito di vendetta o nemmeno perché la storia non si ripeta, perché la storia si ripete. In altre forme, ma si ripete. Ma lo dobbiamo a chi fu ucciso, a noi stessi, è la storia“.

INFO: gli eventi legati al Giorno della Memoria promossi dal Meis, Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.
Processo a Priekbe – Sala Estense, 29 Gennaio ore 21. Intervengono Stefano Nazzi, giornalista e voce del podcast de Il Post “Indagini” e lo storico Amedeo Osti Guerrazzi (Università degli studi di Padova).
L’evento è gratuito, la prenotazione è obbligatoria: 342 5476621 (attivo da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00) – eventi.meis@orologionetwork.it.


Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.