

Questo articolo nasce dalla collaborazione con l’associazione F.IN.D. APS, con cui stiamo provando a mettere a fuoco alcune domande sul digitale e su come stanno cambiando società e lavoro, anche a Ferrara.
Nel 1996 gli Articolo 31 cantavano “Tanta nostalgia degli anni 90, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè”, ipotizzando un – neanche troppo distopico – anno 2030 caratterizzato da un inarrestabile crollo dei valori e tanta nostalgia del tempo passato. Indipendentemente dalle previsioni più o meno azzeccate che caratterizzavano il testo, quel brano ci ricorda una riflessione che oggi ci può tornare molto utile: ci sembra di vedere sparire, giorno dopo giorno, il mondo come lo conosciamo, all’interno delle nostre abitudini quotidiane così come nel sistema sociale che ogni giorno abitiamo, e che abbiamo contribuito a costruire.
Il tema può essere molto ampio ma con Cristiano Boscato – CEO e fondatore di DINOVA, agenzia di consulenza strategica per l’innovazione digitale – lo abbiamo limitato al mondo del lavoro, proprio in occasione dell’evento “L’era dell’IA è ora: persone e competenze nel lavoro che cambia”, organizzato da F.IN.D. APS, col patrocinio del Comune di Ferrara e in collaborazione con CNA Ferrara.
Quali sono i rischi a cui l’impresa ferrarese può andare incontro affrontando questa transizione tecnologica?
“Per chi fa impresa, il cambiamento del modello di business rimane uno dei passaggi più delicati se si vuole adottare l’AI. Molti prodotti o servizi che, fino a oggi, potevano avere un determinato valore economico, chiaro e riconoscibile, rischiano di diventare commodity in pochissimo tempo, con costi molto ridotti o addirittura azzerati. Questo porta a un ridimensionamento dei margini e, in particolare, viene messo in discussione il riconoscimento del valore percepito da parte del mercato.
Il fenomeno al quale stiamo assistendo è trasversale e riguarda potenzialmente tutti i settori: le nuove tecnologie stanno impattando direttamente sulle abitudini del consumatore, sui processi interni all’azienda e di conseguenza sulla costruzione dell’offerta. Se la PMI riesce a interpretare bene il cambiamento, introducendo strumenti adeguati e riorganizzando i propri processi, può diventare realmente più efficiente e competitiva, anche mettendosi a confronto con realtà più estese e strutturate.
Ma come in tutti i periodi di cambiamento rischio e opportunità convivono. L’incognita più immediata è senz’altro quella di perdere la propria reputazione senza poi riuscire a riposizionarsi; allo stesso tempo, il vantaggio maggiore si acquisisce quando si riesce a interpretare le trasformazioni prima degli altri, ridefinire il proprio modello di business e trovare nuove modalità per generare valore”.
Oltre alla realtà imprenditoriale, il tessuto economico ferrarese è fortemente caratterizzato anche da cooperative ed enti del terzo settore. Cosa significa la transizione tecnologica per questi ambiti?
“L’IA funziona perfettamente con tutto ciò che è codificabile, e cioè dove esistono regole, standard applicati e processi ripetibili. Tutto quello che prevede uno svolgimento logico può essere automatizzato e replicato, spesso anche in maniera migliore e più velocemente di quanto potrebbe fare una persona.
Come ben sappiamo, tutta la parte operativa può essere facilmente sostituibile e qui si apre uno spazio interessante: non tanto per la contrapposizione uomo/macchina, ma più che altro per il ripensamento del processo lavorativo. Si possono demandare all’IA le attività più strutturate come scrivere un contratto, analizzare dati, gestire processi e, parallelamente concentrare il valore sulle competenze umane, quelle che non possono essere facilmente tramandabili e che non seguono uno schema. Questa è la vera differenza e può facilmente trasformarsi in un punto di forza.
Penso alla relazione, all’attenzione e alla cura della persona, ma anche al teatro, dove un’esperienza non è mai identica alla precedente e cambia anche in base a chi la recepisce. In ambito sanitario, per esempio, è già molto evidente: tutta la parte della diagnostica sta diventando sempre più standardizzata, e se limitiamo a questo la riflessione la figura del medico di base potrebbe essere destinata a sparire. Ma il rapporto con la persona, la capacità di intervenire con empatia, di rassicurare, di gestire situazioni non lineari resta profondamente legata alla sfera dell’umano e lo stesso vale per altri settori. In sostanza l’IA può alzare il livello qualitativo, ma il valore viene poi generato dalla gestione più o meno virtuosa del tempo che rimane a disposizione del professionista”.
Che ruolo può avere Ferrara dentro un ecosistema più ampio?
Ferrara non ha il peso di un grande sistema industriale strutturato ma ha alcuni asset chiari su cui può lavorare: può essere interpretata quasi come una PMI. Da un lato è attrattiva per i giovani, per via dell’aumento dei costi della città di Bologna e dalla sua area metropolitana molto vasta, dall’altro ha da sempre una base solida di arte, cultura e capacità di offrire servizi.
Penso che se questi elementi vengono curati singolarmente allora rischiano di restare solo nella sfera del “potenziale”, ma se invece vengono messi a sistema, possono essere un’occasione concreta di sviluppo: si aprirebbe alla possibilità di costruire nuove filiere, anche legate all’IA. Non solo tecnologiche in senso stretto, ma che si appoggino anche sulle importanti risorse territoriali che Ferrara già possiede.
In questo senso il tessuto produttivo può andare incontro a un’opportunità reale: non essendo vincolato a un modello industriale storico, può riscrivere il proprio posizionamento più velocemente di altre realtà. Servono una direzione chiara e una visione politica capace di rendere la città attrattiva per chi può portare innovazione, non avviene certo in modo spontaneo o casuale. Se Ferrara riesce a lavorare seriamente su questi elementi può avere la possibilità concreta di diventare un hub, capace di trattenere e attrarre competenze, in primis quelle generate dall’ateneo ferrarese.
Da diverso tempo siamo abituati alla narrazione di teorie per migliorare il welfare aziendale. L’IA sarà in grado di intervenire anche su questo?
“Qui entra in gioco un tema più ampio, che è quello della cultura manageriale. Ci sono due direzioni possibili: costruire modelli in cui le persone abbiano tempo per pensare, prendere decisioni, generare valore, oppure lasciare che l’efficienza diventi l’unico criterio, delegando sempre di più alle macchine. Nel primo caso si apre uno scenario legato alla qualità; nel secondo il rischio è quello di avere un sistema sì più veloce, ma anche più piatto e più “grigio”.
Gli effetti di questa trasformazione si vedranno in modo evidente nei prossimi 5-10 anni e molto dipenderà dalle scelte che verranno fatte, in parte quelle politiche, ma anche dalla capacità delle nuove generazioni di chiedere e costruire modalità di lavoro diverse. Come stiamo già osservando, l’introduzione dell’IA può portare maggiore profitto nel breve termine, con una forte riduzione del costo del lavoro e del personale: ma probabilmente questo approccio non sarà sostenibile nel medio o lungo periodo.
È abbastanza certo che ci sarà chi approfitterà delle nuove tecnologie per ottenere solamente un vantaggio economico, andando incontro a possibili licenziamenti e dando vita a una vera e propria carenza di lavoro per tutti quanti. Per questo l’AI non ci sta ponendo solamente davanti a una tematica di tipo tecnico, ma soprattutto di natura etica e di visione. Se pensiamo che l’innovazione sarà dedicata solo all’efficientamento, il rischio è che il beneficio si concentri nel breve termine, se la si adotta come strumento per ripensare i processi e la produzione del valore, può aprire scenari diversi e più duraturi. Oggi sta a dirigenti, istituzioni e territori, scegliere in quale direzione andare e come governare, in maniera efficace, il periodo transitorio che necessariamente accompagna ogni trasformazione radicale, come quella che stiamo vivendo.”
L’evento “L’era dell’IA è ora: persone e competenze nel lavoro che cambia. Monitorare il presente per costruire il futuro dell’occupazione e delle imprese a Ferrara è in programma il 10 aprile alle ore 16 presso la Sala Convegni CNA Ferrara – Via Caldirolo, 84 – Ferrara
Maggiori informazioni: www.find-aps.it/eventi

Ferrarese doc si laura in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna per poi imbarcarsi per Milano dove consegue il MASP master in Management per lo spettacolo della SDA Bocconi attraverso il quale inizia a occuparsi di social e comunicazione con un tirocinio al Teatro alla Scala. La Madunina la terrà con se per ben otto anni, durante i quali matura la sua esperienza lavorativa in agenzie di comunicazione in ambito lifestyle, beauty e food, ma il richiamo metafisico della città estense è stato più forte e così riporta a casa la sua passione per la scrittura, per l’arte e per la musica.