

Il progresso tecnologico ha quasi fatto sparire quel mondo affascinante dei giochi da oratorio o da sala da bar. Oltre ai tornei di briscola con le carte, tra i più popolari c’era sicuramente il biliardino, si organizzavano vere e proprie sfide a premi. Poi c’era lui: il tavolo da ping-pong, che richiedeva qualche abilità in più a livello fisico. È proprio partendo dalle serate tra amici nelle salette dei bar che, nel 1972 è nata una delle associazioni sportive più longeve della città, la Ferrara Tennis Tavolo. Siamo andati a trovarli durante gli allenamenti nella palestra di via Praisolo per farci raccontare la loro storia e il compito di ripercorrere le prime tappe dell’attività è toccato a Enrico Mugellini, fondatore dell’associazione insieme a Giorgio Quartaroli e Ugo Romagnoli.

Quando e come è nata l’associazione Tennis Tavolo Ferrara?
“Eravamo tre giovani appassionati e d’estate partecipavamo ai tornei organizzati nei bar. Un giorno incontrammo don Barboni, il parroco di Santa Maria in Vado, che per diletto giocava anche lui a ping-pong. Fu lui a darci la prima palestra per iniziare, ricordo ancora quelle stanze enormi. A un certo punto ci siamo chiesti se esistesse anche un’associazione e così abbiamo deciso di fondarla. Prima di allora esistevano solo i tornei del Centro Sportivo Italiano e quelli organizzati nei bar. Da 54 anni portiamo avanti l’attività senza interruzioni e negli ultimi tempi abbiamo raggiunto il nostro apice sia per risultati sportivi sia per numero di tesserati“.
“Dopo quegli inizi un po’ improvvisati ci siamo trasferiti nella parrocchia di San Benedetto e lì la cosa triste era che la palestra si trovava al terzo piano mentre i tavoli al piano terra. Ogni volta dovevamo portarli su a mano e, finito di giocare, riportarli giù. Il problema è che pesavano più di 150 chili! All’inizio, e per molti anni, non abbiamo avuto un allenatore. Quando andavamo a fare i tornei tra Parma e Modena prendevamo delle belle batoste perché non sapevamo giocare, ma per imparare restavamo comunque a guardare gli altri anche dopo essere stati eliminati. Provando e riprovando alla fine quel torneo l’ho vinto: mi hanno battuto per tre o quattro anni, ma alla fine ce l’ho fatta!“.
Per dire della dedizione e della tenacia di Mugellini: l’8 aprile 2026 ha vinto il titolo nazionale Over 75!

In tempi recenti la torcia è metaforicamente passata a un’altra generazione di giocatori, anche se il Tennis Tavolo Ferrara è una famiglia che include appassionati di tutte le età. A parlarne è Simone Gallerani, il vicepresidente dell’associazione.
“Negli ultimi anni abbiamo lavorato tanto per far crescere il settore giovanile e curare l’attività amatoriale. Le persone si appassionano perché il ping-pong è uno sport per tutti e adatto a tutte le età. Quest’anno abbiamo raggiunto il record di squadre e il numero più alto di tesserati, circa 85. La richiesta è tanta e a volte ci dispiace dover dire che siamo pieni, ma purtroppo ci manca lo spazio“.

Come siete organizzati? Esistono diverse categorie: amatori, giovani, agonisti.
“Abbiamo un consiglio direttivo composto da un presidente, un vicepresidente, due consiglieri e un segretario. A loro si affianca l’allenatore che segue circa una cinquantina fra ragazzi e amatori. Ci alleniamo praticamente tutti i giorni nella palestra dell’istituto Einaudi, in via Praisolo 1. La settimana è organizzata con tre giornate dedicate ai corsi (lunedì, martedì e giovedì) e due agli agonisti (mercoledì e venerdì). Gli agonisti si allenano fra di loro per mantenere un livello simile, mentre i corsi sono seguiti da Alessandro Andreoli, tecnico federale e allenatore qualificato. Per evitare sovraffollamenti ai tavoli abbiamo introdotto un prospetto mensile condiviso con tutti, con fasce orarie in cui è necessario prenotarsi per giocare. Questo sistema si è rivelato efficace perché permette a tutti di allenarsi senza tempi di attesa. Anche perché allenarsi significa anche fare riscaldamento e schemi in vista delle partite di campionato o dei tornei“.
Avete collezionato anche numerosi successi e potete vantare anche un giovane campione nazionale che sta facendo parlare di sé da ormai diverso tempo.
“Sì, Pietro Andreoli, figlio del nostro allenatore: ha 14 anni ed è il numero 80 delle classifiche nazionali. Senz’altro è il giocatore più forte della storia dell’associazione. È stato convocato dalla Nazionale, è il numero uno in categoria Under 15 e campione italiano Under 11 e sicuramente crescerà e collezionerà altri successi. I successi della squadra però sono tanti: nel 1998 Enrico Mugellini e Ugo Romagnoli hanno vinto lo scudetto nella categoria Veterani, poi sempre Enrico è stato campione italiano Over 40 nel singolo e poi nel doppio con Romagnoli nel 1995. L’anno scorso invece, Pietro Andreoli e Sergio Curarati hanno vinto l’oro nel doppio assoluto regionale“.


E come funzionano le gare? Entriamo nel vivo dei regolamenti.
“Il calendario agonistico va da ottobre a maggio e prevede circa 14 partite di campionato, che si svolgono quasi sempre nei weekend. Tra una giornata di campionato e l’altra si organizzano anche tornei di categoria o di classifica. Per esempio, può esserci un torneo maschile over 400 organizzato contemporaneamente in diverse città: significa che possono iscriversi tutti i giocatori con una classifica superiore al numero 400 (nel Tennis Tavolo, più il numero è basso, più il livello è alto). Esistono tornei maschili e femminili, ma anche tornei misti, anche perché il settore femminile è numericamente più ridotto. Quest’anno abbiamo nove squadre. In Italia i campionati sono organizzati nelle serie che vanno da A1 a D3. In tutte queste categorie possono giocare anche le donne, anche se esistono pure campionati femminili specifici di serie A, B e C. Noi abbiamo una B2, che è la nostra squadra di punta, nella quale giochiamo io, Pietro Andreoli e Sergio Curarati. Abbiamo poi una C1, una C2, una D2 e quattro D3. La nona squadra è quella dei veterani, cioè i giocatori dai 39 anni in su. I veterani disputano un campionato a parte, perché in Italia le squadre sono meno. Nel nostro caso la serie A2 veterani è organizzata in due concentramenti durante l’anno, cioè giornate in cui si giocano più partite nello stesso giorno“.

Il ping-pong è uno sport con presenze femminili?
“Purtroppo le donne sono ancora poche, abbiamo presenze soprattutto nei corsi degli amatori o dei giovani; alcune di loro fanno anche campionato e, da quest’anno, abbiamo ragazze emergenti che giocano in serie D3. In rapporto ai numeri possiamo dire che in Italia ci sono circa 10.000 tesserati iscritti, di cui circa 1.000 sono donne“.
Cosa fate per promuovervi e farvi conoscere?
“Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla promozione, soprattutto partendo dalle scuole. Abbiamo organizzato incontri negli istituti superiori, aderendo anche a progetti finanziati dalla federazione e partecipando a bandi. In questi contesti cerchiamo di trasmettere ciò che il ping-pong può offrire, non solo a livello agonistico, ma anche a livello sociale. È infatti una disciplina molto inclusiva: non si tratta solo di insegnare la tecnica, ma anche di trasmettere educazione e disciplina. Ci sono poi anche benefici più ampi che si possono trarre dall’attività. Infatti è uno sport consigliato anche dal punto di vista posturale e spesso viene utilizzato anche in percorsi di recupero o di supporto per alcune patologie. Non a caso, da due anni abbiamo iniziato a collaborare con l’AP&C, l’Associazione Parkinsoniani e Caregiver. Oltre alla promozione nelle scuole abbiamo avuto l’occasione – tramite Sport e Salute – di scendere in piazza per farci conoscere. Personalmente, quando ho avuto l’occasione di fare promozione, mi sono sempre rifatto anche alla mia esperienza personale“.

Come sei arrivato a diventare un campione nazionale?
“Sono il classico bambino che ha iniziato a giocare in oratorio: piano piano ho capito di essere portato e in tanti iniziarono a voler giocare contro di me per mettersi alla prova. Poi ho incontrato Giorgio Quartaroli in un circolo di scacchi mentre ero insieme a mio papà e ho scoperto che era il presidente del Tennis Tavolo Ferrara. Così ho deciso di passare dalla pallavolo, che praticavo all’epoca, al ping-pong. Ero al mio primo anno di università: ho iniziato piuttosto tardi, ma da allora questo è diventato il mio sport. Ormai sono passati quasi vent’anni. All’inizio pensavo fosse uno sport più leggero, invece col tempo ho capito quanto fosse tecnico e impegnativo. Però è anche lo sport che mi ha dato più soddisfazioni. La spinta a crescere è venuta soprattutto da me, anche perché all’epoca non c’erano allenatori e i veterani si erano formati da soli“.

A che età si può iniziare a giocare?
“Direi prima dei 10 anni. Per fare un esempio: il lavoro di Alessandro Andreoli con suo figlio Pietro è iniziato prestissimo. Si racconta che a due anni dicesse ‘palla’ invece di ‘papà’ (ride, ndr). Le categorie giovanili partono già dai 6-7 anni. Ricordiamoci però che nel Tennis Tavolo le categorie per età servono soprattutto nei tornei giovanili, mentre nei campionati si gioca in base alla classifica nazionale. Questo significa che anche un ragazzo molto giovane, se è forte, può giocare nei campionati esattamente come un adulto o un veterano. Pietro che ha 14 anni, gioca in Serie B2 e si trova a giocare contro persone di 30 o 40 anni. È uno sport davvero per tutte le età. Quando si gioca in campionato, infatti, non c’è divisione per età e spesso nemmeno per sesso. Per esempio in Serie C1 i nostri ragazzi hanno incontrato una squadra in cui giocava anche una donna, che era la numero 25 d’Italia“.

Prima di Alessandro Andreoli ci sono stati altri allenatori?
“La vecchia guardia un vero e proprio allenatore non l’ha mai avuto. Il primo vero allenatore, per molti di noi, è stato appunto Alessandro. Io ho iniziato con lui, poi ho continuato a imparare osservando i grandi maestri” racconta di nuovo Enrico Mugellini.
“Tra questi abbiamo conosciuto Massimo Costantini, uno degli atleti più rappresentativi del tennis tavolo italiano. Oggi lavora per la Federazione Internazionale ed è uno degli allenatori che girano il mondo. In questo periodo, per esempio, allena in India. Per noi è stato incredibile averlo qui per due anni. Veniva ad allenarci due volte a settimana e d’estate andavamo noi da lui a Senigallia, dove c’è il centro olimpico del tennis tavolo. Ci siamo allenati per due settimane, mattina e pomeriggio, alla sera eravamo distrutti, ma entusiasti. Però, prima che esistessero i corsi giovanili e le strutture organizzate, tutto quello che abbiamo imparato è stato da autodidatti. Per questo oggi avere un allenatore è fondamentale: il ping-pong è uno sport molto tecnico e, se non si imparano bene i movimenti fin dall’inizio, si rischia di acquisire difetti difficili da correggere“.

Avete mai organizzato tornei a Ferrara?
“Sì, per due anni, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, ho organizzato due tornei nazionali, gli unici tornei di quel tipo che si siano mai svolti in città. All’epoca, però, organizzare un evento era molto più complicato. Non c’erano cellulari, né internet, né email. Le iscrizioni arrivavano per telefono a casa mia. Spesso però io non c’ero, quindi era mia nonna a prendere i nomi . Lei segnava nome e numero di telefono, a volte sbagliava anche… poi io richiamavo tutti per confermare le iscrizioni. Anche la preparazione dei tabelloni era completamente manuale. Oggi esistono programmi che fanno tutto automaticamente”, ma allora bisognava prendere le classifiche nazionali e scrivere tutto a mano“.
Qualche progetto futuro?
“Abbiamo diverse idee. Per prima cosa parteciperemo alla seconda edizione dello Sport Festival in centro a Ferrara, dove organizzeremo attività aperte a tutti: tornei, partite e la possibilità di giocare anche con i più esperti. L’obiettivo è far capire quanto sia bello questo sport e quanto sia diverso da come spesso viene immaginato. Molti lo vedono solo come un gioco tra amici, mentre esiste anche una vera dimensione competitiva. I progetti sarebbero davvero tanti. Siamo una società in crescita e il nostro sogno principale è avere una palestra tutta nostra. Dopo più di cinquant’anni passati a montare e smontare tavoli, avere uno spazio stabile sarebbe davvero importante: ci permetterebbe di accogliere molti più ragazzi e di creare un vero centro sportivo dedicato al Tennis Tavolo“.


Ragazza piccolina, laureata in comunicazione e nata nella città degli Este nel 1994, a cui piace raccontare, leggere e guardare storie, fare gite, mangiare i cappellacci con la zucca e vivere in attesa dell’estate.