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Non c’è un momento migliore per iniziare a giocare a freccette, anche a Ferrara

Non c’è un momento migliore per iniziare a giocare a freccette, anche a Ferrara

Il club Ferrara Darts organizza periodicamente serate gratuite da Hangar Birrerie: diventare forti come Luke Littler magari non ci si riesce, ma ci si può appassionare a uno sport davvero spettacolare
foto di Carmen Ciclamini
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Se si tratta del gioco delle freccette le persone possono essere generalmente raggruppate in due categorie: quelli che lo trovano appassionante e quelli che ancora non sanno cosa si perdono. Si può osservare empiricamente la correttezza di questa teoria in una delle serate gratuite organizzate dal club Ferrara Darts da Hangar Birrerie, in via Poledrelli 21 a Ferrara, dentro l’ex caserma dei Vigili del Fuoco che ora si chiama Spazio Grisù. Lì, a cadenza settimanale, si ritrovano giocatori (o aspiranti tali), ma anche avventori qualunque del locale – ignari della presenza dei bersagli – che una volta dotati di tre freccette si cimentano in questa disciplina rendendosi rapidamente conto di quanto possa essere divertente.

foto di Carmen Ciclamini

Certo, non ci sono le spettacolari walk-on, le entrate sceniche sulla pedana, che sono diventate virali tra Instagram e TikTok (con relativi meme), ma c’è pur sempre tempo per arrivarci. Anche perché pensare di eguagliare Luke Littler, Stephen Bunting o Jonny Clayton è l’equivalente del volersi confrontare su un campo da basket contro Luka Doncic o ritrovarsi dall’altra parte della rete da tennis contro Jannik Sinner. Una sfida talmente impari da essere completamente imbarazzante.

Stephen Bunting, n.7 al mondo, è 63 giorni più giovane di Cristiano Ronaldo.
Entrambi sono nati nel 1985, che uno ci voglia credere o meno

Ma le serate col Ferrara Darts da Hangar, in cui si gioca nella versione steel (punta di metallo), permettono di mettere il naso in un mondo affascinante che tiene insieme occhio, competenze di calcolo, memoria muscolare e birra (in alcuni casi tanta). Basta davvero poco per iniziare a desiderare di centrare quel maledetto triplo 20 per poi vantarsene con qualcuno. Ci si piazza a ridosso della linea di tiro – a 2,37 metri dal bersaglio – e ci si prova fino ad aggiustare a sufficienza la mira grazie ai preziosi consigli di Riccardo Roversi e di suo figlio Leonardo.

Le darts, così le chiamano nel resto del mondo, sono lo sport da pub più diffuso in assoluto, per cui ha assolutamente senso che la rinascita delle freccette ferraresi stia prendendo vita dentro a un locale. La storia stessa di questa disciplina in città è strettamente connessa a una serie di bar in cui il bersaglio era un arredo più o meno interessante per chi ci entrava. Lo conferma lo stesso Riccardo Roversi, che di mestiere fa il fabbro, ma è un giocatore molto esperto, tanto da diventare istruttore per la Italian Darts Academy. Il suo ruolo è anche quello della memoria storica: “In principio, era il 1991, si giocava all’Antas Pub in via Carlo Mayr (che oggi non esiste più con questo nome, ndr), poi vennero gli anni della Brasserie del Principe al Lido della Pomposa e del Bar Cristallo a Vigarano Mainarda. Nella seconda metà degli anni Novanta c’erano gruppi che si ritrovavano anche a Bondeno e Casumaro. Era un movimento che coinvolgeva anche 50-60 persone. Poi c’è stato un momento di calo in cui anch’io mi sono un po’ allontanato dalle competizioni per motivi familiari. Nel 2015 l’interesse per le freccette ha ripreso un po’ vigore grazie alla trasmissione televisiva delle principali competizioni (tra cui i Mondiali, che si tengono tra dicembre e gennaio) e dal 2020 l’attività del Ferrara Darts si è intensificata. Ci siamo fatti conoscere durante il lockdown organizzando tornei da remoto: ognuno giocava da casa sua contro un altro avversario collegato in videoconferenza ed è stato un successo. Ancora oggi quando io e Leonardo andiamo a qualche torneo veniamo riconosciuti per quello!“.

Nell’ambito delle freccette l’Italia è senz’altro un paese di secondo se non addirittura di terzo piano dietro ai mostri che vengono dal Regno Unito o dagli altri paesi del nord Europa come Paesi Bassi o Belgio. Ma grazie anche alle coinvolgenti telecronache di Giorgio Basile, Dario Mastroianni e Giordano Reale l’interesse sta crescendo anche dalle nostre parti.

Il formato che si vede giocare in tv è quello del 501. In sintesi: ogni giocatore parte da 501 punti, che vengono scalati sommando i punteggi ottenuti a ogni turno, composto da tre lanci. Il bersaglio è suddiviso in settori numerati da 1 a 20: colpendo il settore “singolo” si ottiene il valore del numero, mentre le sottili fasce doppie ed esterne raddoppiano il punteggio e le triple lo triplicano. Al centro del bersaglio si trova il bull: l’anello esterno vale 25 punti, mentre il centro pieno (bullseye) ne vale 50. L’obiettivo è arrivare esattamente a zero, ma con una regola chiave: l’ultimo lancio, chiamato checkout, deve chiudere la partita colpendo una doppia (o il bullseye, che vale come doppia). Se si supera lo zero o si arriva a zero senza una doppia, il turno è considerato nullo (bust) e il punteggio torna a quello precedente.

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Chi guarda le freccette da fuori, senza sapere granché delle sue regole o delle cifre che mettono in tasca i grandi campioni (talvolta milioni), può pensare che si tratti di un passatempo da perdigiorno. Può essere anche quello – come qualunque altro gioco – ma per essere praticato con soddisfazione richiede tantissimo allenamento. Come minimo due ore al giorno, ma i professionisti arrivano anche a cinque o sei, con esercizi specifici mirati alla cura di ogni minimo dettaglio, dalla postura alla specifica giocata. Tutto questo anche se non si ha una forma fisica esattamente da atleta, mettiamola così. Da questo punto di vista le freccette sono uno sport molto democratico: ci si può giocare anche se si è palesemente sovrappeso ed eccellere comunque. Non molte altre discipline consentono di farlo.

foto di Carmen Ciclamini

Vale la pena prendere in prestito le parole di Michele Turetta, che attualmente è il giocatore italiano più competitivo a livello internazionale ed è andato vicinissimo a essere il primo rappresentante del nostro tricolore a debuttare al Mondiale più ricco di sempre giocato a Londra. In un’intervista di dicembre a La Gazzetta dello Sport ha detto: “Tempo fa dichiarai che le freccette sono uno degli sport più difficili al mondo. Lo confermo e ne sono ancora più consapevole dopo queste ultime due stagioni. Serve un movimento completo in quasi tutto il corpo – braccio, polso, gomito, spalla, bacino, gambe – per una coordinazione che dev’essere precisa al millimetro. E poi c’è il fattore mentale: ancora più difficile e delicato, perché se perdi la concentrazione per cinque minuti la partita è già scappata via. Durante gli allenamenti si fanno molte pause proprio per non affaticare troppo il cervello“.

Come si fa rimanere concentrati dopo essere entrati in pedana con 15mila irlandesi che cantano tutti insieme “Zombie” dei Cranberries? William O’Connor ci riesce, per questo è un giocatore professionista.

Dalle serate col Ferrara Darts ad Hangar Birrerie quasi certamente non uscirà mai un potenziale campione, ma tra un paio di birre e una partita con emeriti sconosciuti (almeno la prima volta) può rinascere un movimento in grado di dare vita ad amicizie e bei momenti. “Il nostro obiettivo – spiega ancora Roversi – è di arrivare a formare una squadra per partecipare a un campionato. I numeri ancora non ci sono, ma le serate a cadenza settimanale che stiamo organizzando mostrano una crescita che è incoraggiante. Certo, sarebbe bello vedere dei ragazzi giovani iniziare, perché ‘formare’ un adulto o correggerlo è estremamente complicato, ma confidiamo di fare qualche progresso anche nel reclutamento dei junior. Già ora capita che qualcuno si presenti coi figli ai nostri appuntamenti e che questi si appassionino a loro volta“.

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