

Se oggi sentite l’irrefrenabile necessità di acquistare un volo per Tenerife (e magari non amate troppo il mare), tranquilli: è tutto sotto controllo. Sono anni che il marketing lavora contro di noi per farci spendere qualcosa in più nel giorno più deprimente dell’anno.
Oggi è il Blue Monday, e non esiste alcuna evidenza scientifica che lo definisca realmente una giornata triste. È lunedì, vero. È nuvoloso (ma potrebbe non esserlo). È un giorno di metà gennaio, tendenzialmente freddo, ormai distante dal clima gioioso delle feste. Ma quali feste? E quale freddo? Se davvero ci fosse un fondamento empirico, bisognerebbe prima mettersi d’accordo su cosa intendiamo per tristezza, e soprattutto su chi la misura, quando, e perché; poi, per sostenere che il clima e il freddo possano contribuire a renderci meno felici, bisognerebbe individuare un’area geografica di competenza, nella quale il meteo sia sufficientemente altalenante da permettere di provare le due opzioni. Successivamente dovremmo concentrarci su un campione di persone che festeggia il Natale, che lo ama almeno un po’, e che a tavola con parenti e amici non si risparmia nemmeno un poco; per poi pentirsene (in maniera un po’ passiva).
Si parla infine di questioni economiche: dopo le spese folli del periodo natalizio – e la gioia della tredicesima, per chi la percepisce (primo ostacolo) -, si sarebbe obbligati a tornare alle ristrettezze della busta paga, con qualche debito. Quindi restringiamo ancora un poco il già-esiguo campione di disgraziati, a coloro che non navigano nell’oro, ma conoscono le gioie del surplus di dicembre.
In quanti siamo, dunque? Togliendoci dalla testa l’universalità di questa giornata, restiamo forse in qualche decina di milioni di persone – forse addirittura un centinaio – titolate alla mestizia. Un gruppo di eletti allo sconforto che non giustificano sicuramente la ricorrenza Blue, ma che oggi potrebbero sentirsi davvero più giù del solito. O magari no. Sicuramente non tutti insieme.
Ormai ne hanno parlato tutti i nostri più illustri concorrenti, dal Post al Guardian: il Blue Monday nasce come un’operazione di marketing, una formula pseudo-scientifica diventata virale, finta ma perfetta per intercettare un sentimento vago e trasformarlo in urgenza d’acquisto. L’autore di questa trovata pubblicitaria, il Dottor Arnall, è stato associato alla Cardiff University per aver pubblicato alcune ricerche per la Cardiff School of Psychology. La stessa Cardiff University ha voluto chiarire gentilmente, con quasi eccessiva precisione, che “non avrebbe mai permesso a nessuno di pubblicare queste scemenze a nome suo“.
Pace fatta, con le dovute attenzioni rispetto a chi soffre veramente di depressione, e non un solo giorno all’anno, possiamo dire che oggi, il Blue Monday sia un’occasione in più per farsi una risata riflettendo sullo spleen di inizio anno. Gennaio non è il mese più frizzante dell’anno, soprattutto a Ferrara (e soprattutto per chi ha aderito a questa moda del Dry January…), e forse merita davvero un sorriso in più. Filo vuole provarci, a strapparvi quella risata a metà giornata.
Se esistesse davvero il Blue Monday, cosa potremmo fare oggi a Ferrara per non sprofondare nella malinconia? 5 pratici, ipotetici, simpatici consigli local da parte di un’umile redattrice senza alcun legame con la Cardiff University.
1 – Chiedete ai vostri colleghi di raccontarvi una barzelletta, magari in ferrarese: se vi farà ridere, benissimo, avrà funzionato; se non vi dovesse far ridere, ancora meglio perché il contesto diventerà esilarante. Il jackpot? Una barzelletta in ferrarese raccontata malissimo, magari interrotta da un “Aspetta, …com’era?“.
2 – Prendetevi il tempo per un caffè – anche d’orzo – e sedetevi a berlo al tavolo di un bar. C’è una giovane barista del centro che mi sgrida sempre quando prendo al volo un caffé al banco. Mi dice, premurosa, “Prendi e mettiti a sedere due minuti. Hai bisogno di fermarti e di concentrarti sul piacere del caffè“. E ha ragione. Quando mi siedo, quello che mangio e che bevo ha un altro sapore. Quindi prendete piattino e tazzina, spostatelo sul tavolino con la vista migliore, osservate il passaggio immerso nella foschia, e sorseggiate il caffè caldo.
3 – Parliamo ancora di caffè. C’è – o forse c’era – un altro bar del centro che promuove un’abitudine non troppo ferrarese, che forse dovrebbe diventarlo: il caffé sospeso. Immaginatevi di poter regalare lo stesso momento di pace di cui si parlavo poco fa, con un gesto così semplice che quasi non sembra nemmeno di farlo. Immaginate una persona che sta passando un vero momentaccio – mentre voi vi crogiolate in un simpatico Blue Monday – e che magari è ospite da un’amica o un amico, o da Don Bedin, perché il suo appartamento è inagibile (ogni riferimento è puramente casuale). Immaginate di non sapere davvero come aiutare questa persona, perché magari non la conoscete nemmeno. E adesso immaginate di vederla entrare in un bar, avvicinarsi al bancone, e sentirsi dire “Questo caffé, con questo cioccolatino, te l’ha offerto una persona che è passata prima di te“. Nella sua autentica Blue Week, sarà una goccia nell’oceano, ma quando si è davvero giù si tende a far caso anche alle piccole cose. Un sorrisetto lo potreste regalare, con così poco.
4 – Createvi una nuova piccola, semplice, – sostenibile – e appagante abitudine. Potreste passeggiare fino al parchetto più vicino a casa, andata e ritorno, senza mai tirare fuori lo smartphone (che tanto Ferrara ne ha parecchi di spazi verdi a portata di passi: nessuno si dimenticherà della vostra presenza online, ma la vostra mente prenderà una boccata d’aria). Oppure potreste iniziare un diario, abituarvi a camminare per 15 minuti con il naso all’insù (io, in questo modo ho scoperto favolosi cornicioni in via Garibaldi, ci avete mai fatto caso?), leggere almeno 3 pagine di un libro; fate un passo verso il vostro buon proposito dato che siamo già alla fine del primo mese dell’anno. Chi sogna una vita più sana, si abitui partendo da pochi passi prima di pensare ad andare a correre all’alba. Sentirsi capaci di sostenere una nuova abitudine è un’immensa soddisfazione.
5 – Pensate ad una cosa che vi fa sentire fortunate e fortunati. Che funziona sempre e, nonostante tutto, c’è sempre. Quella cosa lì è la benzina per il vostro motore.
Gennaio finirà, cari amici e care amiche, per lasciare spazio ad una nuova primavera, una torrida estate, un dolcissimo autunno e un festoso nuovo inverno. La tristezza esisterà sempre, così come la felicità, e – pensiero così scontato che non può non essere scritto – il loro essere complementari dà valore all’una e all’altra. Di motivi per essere tristi ne abbiamo tanti, tra potenze internazionali che giocano a Monopoli, ghiacciai che si sciolgono e persone che odiano, ma oggi no: oggi che vogliono obbligarvi alla tristezza, siate felici.
Un felice Blue Monday a tutte e tutti.


Clelia nasce a Ferrara il 5 gennaio 1988, in una famiglia di artisti che tenta di salvare la creatura dal tremendo e precario mondo dell’arte, per più di 20 anni. A maggio 2017, nell’Aula Magna del DAMS di Bologna, mamma Alessandra-musicista e papà Franco-restauratore accettano di aver cresciuto una cantante laureata in Storia Dell’Arte. Oggi è copywriter per l’agenzia Dinamica, scrive racconti brevi per amore delle parole, e collabora con le associazioni culturali ARCI Contrarock ed Officina MECA.