di Alessio Falavena
È finito Sanremo, quel rito collettivo che è il festival della canzone italiana e che per una settimana all’anno fa parlare soprattutto di costume e società: quindi non ci sono più scuse per non andare all’Arci Bolognesi, questo venerdì 6 marzo, a sentire Lucio Leoni.
Chi scrive è convinto che di Sanremo ci si ricordi spesso di tutto, tranne della musica – che evapora leggera, settimana dopo settimana, con qualche ovvia eccezione – ma che questo non valga lo stesso per un concerto di Lucio Leoni: come racconta lui stesso in una intervista a Oca Nera Rock, Leoni è tornato da poco dopo alcuni anni di silenzio, ha rimosso la propria musica dalle piattaforme di streaming e si prepara a rodare le nuove canzoni direttamente sul palco, per poi registrarle in un secondo momento, dopo averle vissute e sentite crescere suonandole.
È uno che crede nel valore dell’arte:“se decidi di metterti dietro a un microfono e di elevarti di qualche metro sopra un gruppo di persone, che siano 10, 100 o una folla di trentamila, quello che dici ha un peso, un effetto, non solo estetico, ma anche culturale e sociale. Stai creando una realtà per quelle persone”, ha raccontato.

Attivo ormai dagli anni duemila, fondatore e membro di diverse band, Lucio Leoni a proprio nome esordisce solo nel 2015 con “Lorem ipsum“, prosegue nel 2017 con il buonissimo “Il lupo cattivo” e pubblica il doppio album “Dove sei” nel 2020: un lavoro che ci aveva colpito non poco e che, diciamolo, potrebbe tranquillamente avere le spalle per salire su palchi come quello dell’Ariston. Un esempio? Eccolo qui.
Dove sei è un disco assolutamente splendido che esce nell’anno sbagliato (il 2020 e il 2021 in fondo sono stati gli anni del chiusi in casa) e cosa sia successo dopo non è chiaro: è iniziato il silenzio discografico, gli album sono spariti da Spotify, sono uscite alcune collaborazioni ma nessun accenno ufficiale fino al 2025: “nel 2025 si ritrova tra le mani un pugno di nuove canzoni e decide di tornare a suonarle come faceva quando era uno sconosciuto musicante di bottega”, recita la nota stampa. Nelle poche informazioni in giro scopriamo che tutti i nuovi brani sono discendenti di un primo “Il grande vecchio della musica italiana” e che Lucio Leoni oggi, poco più che quarantenne e da poco padre di Pablo, ha abbandonato – se mai l’ha avuto – il desiderio di salire sul carrozzone della visibilità, imparando a fare soprattutto l’arte che sente di avere dentro.
A parte tutto, lo faccio perché mi va e senza nessun’aspettativa. Non ho ufficio stampa, non ho un booking. Ho deciso di riprendere a riaffacciarmi sui palchi perché con Daniele Borsato, la mia metà artistica, ci piace così. Suoniamo nei posti in cui ci piace suonare; nei posti dove ci chiamano.
- Lucio Leoni in una intervista a Ocanerarock
Sempre per restare in tema kermesse, sappiate che il brano San Gennaro aveva tutte le carte in regola per entrare nelle orecchie degli italiani prima di un altro Lucio, il Corsi che lo scorso anno è stato scoperto da tutti (dopo quasi una decina di anni di gavetta, ndr) come esponente della canzone italiana; e che la canzone Il treno sarebbe la perfetta traduzione in musica della penna di Gianni Rodari, e strarebbe benissimo in televisione, in prima serata.
E quindi insomma siamo qui a segnalare questo concerto, una data da circoletto rosso sul calendario: se i grandi eventi sono spesso quelli dove si va per cantare qualcosa che si conosce già, questa è un’ottima opportunità per scoprire qualcosa di nuovo, per essere presenti a una nuova fase di vita di un grande autore colpevolmente passato sotto traccia. E tutto questo investendo solo 5€ (a cui si aggiunge la tessera Arci): ci aveva scherzato proprio Lucio Leoni, nell’ultima traccia di quel disco, quasi un pezzo di poesia in musica, dal titolo “Mi dai dei soldi?“
Informazioni:
Lucio Leoni (Opening act: Odore della Neve & Riccardo Fino) – concerto all’Arci Bolognesi, venerdì 6 marzo 2026
Dove sei pt.1, Lucio Leoni – ascoltalo su Rockit
intervista a Lucio Leoni – ascoltala su Spotify