Caricamento Eventi
  • Questo evento è passato.

« Tutti gli Eventi

Teatro De Micheli Copparo

21 settembre ore 9:00 - 23 settembre ore 17:00

Selfie Esteem. Autoritratti in cerca d’autore di Andrea Amaducci.

Selfie Esteem è in mostra da venerdì 21 a domenica 23 all’interno del Teatro De Micheli di Copparo, in occasione del Settembre Copparese. Gli orari di visita corrispondono agli orari di apertura del teatro.

Il ritratto è un genere che in arte non ha mai smesso di far parlare di sé. Il dibattito sull’autoritratto, che ne è una sotto-categoria, è più che mai attuale. Oggi, così come in passato, entrambi sono soggetti molto esplorati dagli artisti, il cui ruolo sociale è, anch’esso, costantemente messo in discussione.

In passato. Robert Mapplerthorpe una volta scelse di sorridere e di scattare tagliando il suo corpo a metà per lasciare spazio nell’inquadratura al braccio destro allungato, la mano aperta, accogliente, rendendo immortale tutta la speranza della sua giovinezza. Nan Goldin mise davanti al suo obiettivo il dolore fisico stampato sul volto, livido di una violenza subita. E poi c’è Cindy Sherman che si cala dentro a personaggi sempre nuovi, irriconoscibile, eppure i travestimenti sono diventati il suo marchio di fabbrica, il modo di interpretare sé stessa, a cui ci ha abituati.

Oggi. @bibiandela posa a tre quarti, labbra gonfie strette in un bacio, un occhio chiuso e l’altro semi aperto. Ciglia lunghissime e sopracciglia disegnate, arcuate nell’atto di ammiccare, pelle perfetta, capelli appena stirati. Sullo sfondo le piastrelle del bagno e un manico di scopa appoggiato al muro.

@jen_koenig è bella, biondissima, scollata. Lascia intravedere una mano di unghie smaltate di rosso, l’altra regge il telefono. La bocca è semi aperta, gli occhi guardano dritto nell’obiettivo e la didascalia dice “when you find that perfect selfie light… #loveyourself #takeaselfie #blondehair #instagood ”. @gabrielespino14 è un po’ fuori fuoco. Ha scelto una canotta che mostra spalle e bicipiti gonfi, capelli pettinatissimi, sopracciglia ben depilate; dietro di lui la credenza della nonna.

Non è facile riuscire nell’impresa di sembrare naturali in queste pose e se hai talento e metti gli hashtag giusti son tutti like guadagnati. E i follower a queste cose ci guardano.

Prima c’era il pennello, l’emanazione della mano con cui dar vita a quello che gli occhi del pittore osservavano nel soggetto in posa. Poi è arrivato Nadar e con il ritratto (e l’autoritratto) fotografico ha semplificato le cose. Oggi c’è lo smartphone e ci sono le app. Possiamo fare tutto da soli senza sforzi, nessun contorsionismo, catturarci nella posa che esalta i nostri pregi, scegliere il filtro che nasconde l’imperfezione, 1, 3, 10 volte al giorno, senza che il processo interferisca con altri sguardi oltre al nostro, senza che nessuno ci imponga una rappresentazione diversa dal modo in cui vogliamo metterci in mostra.

Questa breve storia mi ha messa di fronte ad alcuni interrogativi: se non ci piace più essere rappresentati, interpretati, inventare mondi da narrare, ai pittori, agli scultori, ai fotografi cosa rimane? E se noi spettatori non abbiamo più la capacità, il tempo, l’occhio di cogliere la profondità, la complessità e i significati che, strato dopo strato, si annidano dentro a un volto, a un corpo a un movimento e a un’espressione ritratta, che fine fa l’arte? Chi salirà sul palco in cerca di un autore?

È così che nascono i Selfie Esteem, ritratti di autoritratti, esposti dentro il Teatro De Micheli di Copparo. Forse iniziati con uno spirito di derisione e involontariamente trasformati in personaggi in cerca di un capocomico che possa far emergere le loro storie. L’autore, nel rappresentarli, dona loro il carattere, salvandoli dallo stadio di morte da cui sono stati risvegliati. E tutto questo spessore è dato dall’impasto del colore a olio, dalla vivacità cromatica e dal segno deciso, pur sempre imperfetto.

John Lee Ludwig, Calogero Perpetua, Lucifero Valencia, Melissa Clarendon, Alonzo Reyes, Richard Hudson, la Sig.ra Crema e Mr. Willow… sono personaggi inventati, bidimensionali e truccatissimi, ma non per questo in-credibili.

Hanno le loro storie e le loro peculiarità ma anche qualcosa che li accomuna: il volto ritratto di 3/4, né di profilo, né di fronte: come vuole la tradizione pittorica di questo genere, a partire dal Rinascimento. Non hanno la bocca. È stata tolta loro la possibilità di esprimersi, di sorridere e, soprattutto, di posare. Chi conosce Andrea Amaducci si sarà accorto di questo dettaglio, non di poco conto. Avete mai visto un suo alieno senza la bocca? Qui qualcosa è successo, per far scegliere all’autore di eliminare quel cerchietto rosso, al centro di ogni suo volto, almeno fino a oggi.

Ma non fermatevi qui, continuate a studiare i tratti di ogni volto, cercate di cogliere le sfumature dei loro caratteri… Difficile, da quando ci siamo abituati a immagini di volti mono-espressione, all’auto-celebrazione che rifiuta l’importanza di mostrarsi attraverso l’occhio di un interprete, vero?

Già perché l’autoritratto, non più prerogativa dell’artista, pittore, fotografo o scrittore, diventa l’unico mezzo di manifestazione di sé che disprezza l’imperfezione e l’unicità. Ed eccoci tutti uniformemente belli e tremendamente noiosi.

E se fosse ancora possibile salvarci? Io, nel dubbio, chiudo Instagram e faccio un salto a teatro.

Elena Bertelli

Dettagli

Altro

Luogo Evento
Provincia

La redazione non è responsabile di eventuali inesattezze o variazioni nel programma degli eventi riportati. In caso di annullamento, variazione, modifica delle informazioni di un evento potete scrivere a eventi@filomagazine.it