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Galleria del Carbone

1 Settembre 2018 ore 11:00 - 12:30

Raoul Beltrame – 48 Kg.

Raoul Beltrame – 48 Kg.
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“lavoro di talpa e di vento”
nelle opere di Raoul Beltrame
di Lucia Boni
“Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché”.
da Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska),

Farò collegamenti con la poesia (e mi piace ricordare una scrittrice che stupisce per gli accostamenti inusitati di ‘oggetti’ e parole: Wislawa Szymborska), più che con le arti visive, benché nel lavoro di Rauol Beltrame sia riconoscibile la derivazione dai movimenti artistici che si occupano dell’oggetto come opera d’arte.

Per Raoul tutto nasce dall’objet trouvé, rinvenuto casualmente, naturale ma soprattutto costruito, utilizzato, consumato e infine scartato dall’uomo e che, tuttavia, è ritenuto da lui ancora un valore. La spiaggia, suo malgrado, è una dispensatrice di questi doni e Raoul, come un archeologo che rintracci in un sito preziosi oggetti asportabili, li prende in custodia e con questo atto ne muta il destino. Si apre così uno spazio rinnovato di senso, con nuove funzioni o imprevedibili interpretazioni. Non parliamo di ready-made, l’oggetto di cui parliamo non è pronto all’uso, nel pensiero di Raoul l’oggetto ha bisogno di restauri, assemblaggi, atti che ne evidenzino le forme ed altri che portino in luce i nuovi significati. Materiali poveri, povere cose, vengono esposte in bacheca sul piedistallo e salgono al rango di ‘opere’. In tutte queste operazioni è palese una pacifica polemica contro un’arte realizzata con supporti e tecniche codificati per les Beaux d’Arts.
Non si tratta di un’opposizione solo formale, bensì concettuale: il valore delle opere di Raoul Beltrame si calcola a peso, in funzione della quantità di rifiuti sottratta alle discariche e alle dispersioni nell’ambiente. Una sorta di riciclaggio poetico.

L’objet trouvé è già profondamente significativo per futuri e maggiori sviluppi, contiene in nuce tutta la sua carica espressiva, generatrice di valore estetico e di emozioni, ovvero contiene la forma e la sostanza del concetto che vuole esprimere: un concetto ecologico. Negli atti compiuti per la sua rigenerazione e già dal suo ritrovamento è fonte di piacere. Ha l’atteggiamento del collezionista accumulatore, Raoul, le cose sono oggetti d’affezione così come il fare, quasi artigianale necessario, così i supporti che originano da pallet, cassette, ante e ciarpame di ogni genere. Ogni forma ha il suo proprio peso, dentro la complessiva opera, per il raggiungimento del concetto, che deve essere letto al di là della figurazione apparente. L’uomo che continua a produrre quintali e tonnellate di scarti, resta piccolo, incredulo, spesso immobile di fronte allo scempio del caos che causa, si stupisce delle forme che lo sovrastano, le guarda o volta loro le spalle. Per fortuna nello stupore il poeta organizza il proprio ordine e rende ogni cosa, sia pure apparentemente insignificante, unica. E il concetto non è freddo ragionamento, ma si fa poesia.
“Solo ciò che è umano può essere davvero straniero./ Il resto è bosco misto,/ lavoro di talpa e di vento”
(da Salmo). La Szymborska, alla consegna del Nobel il 7 dicembre 1996, conclude la sua lectio con queste parole: da Vista con granello di sabbia, ”nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo. A quanto pare i poeti avranno sempre molto da fare.”

https://www.facebook.com/events/227411011293676/

Luogo

Galleria del Carbone
Vicolo del Carbone, 18/a
Ferrara, 44121 Italy

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