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Palazzo dei Diamanti

1 Dicembre 2019 - 13 Aprile 2020

Prossima mostra Palazzo dei Diamanti

Palazzo dei Diamanti dedica una mostra a Giuseppe De Nittis (1846-1884), figura di spicco, insieme a Boldini, della scena parigina di fine Ottocento. La rassegna nasce dal rapporto di collaborazione e interscambio culturale instauratosi tra due istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca De Nittis di Barletta.
Grazie all’accordo tra i due musei, Barletta, città natale dell’artista, ospiterà nella prestigiosa sede della Pinacoteca, a Palazzo della Marra, un nucleo di dipinti e di opere grafiche di Giovanni Boldini, mentre a Ferrara verrà presentata una selezione di opere del pittore pugliese, tra cui figurano alcuni dei suoi capolavori. Le opere provenienti da Barletta saranno affiancate ad altre creazioni di De Nittis che arriveranno a Palazzo dei Diamanti da importanti collezioni pubbliche e private, in un percorso espositivo che ambisce a rileggere la sua parabola creativa da una prospettiva che mette in luce la sua risposta alle poetiche della modernità. Entrambe le mostre saranno a cura
dello staff scientifico delle Gallerie d’Arte Moderna di Ferrara e della Fondazione Ferrara Arte.
«Con questo progetto espositivo Palazzo dei Diamanti prosegue il programma di ricerca dedicato ai pittori italiani di fine Ottocento iniziato molti anni or sono. Un episodio fondamentale di tale programma fu la mostra Degas e gli italiani a Parigi del 2003, ideata da Andrea Buzzoni, in cui per la prima volta l’arte del maestro francese venne messa in relazione con quella di Boldini e di altri artisti italiani, tra cui lo stesso De Nittis, allora presente con una selezione di opere che ne evidenziò la statura e l’originalità, riaccendendo l’attenzione della critica e del pubblico italiano sulla sua arte. Oggi, invece, uno dei suoi capolavori, Il ritorno dalle corse del Museo Revoltella di
Trieste, è uno dei dipinti più amati dai visitatori della mostra Boldini e la moda in corso a Palazzo dei Diamanti», afferma la direttrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Maria Luisa Pacelli.
Trasferitosi nella capitale francese nel 1868, qualche anno prima del collega ferrarese, De Nittis entrò subito in contatto con la  committenza dei grandi collezionisti e mercanti, stabilendo al contempo fondamentali e proficui rapporti con i colleghi francesi tra cui Degas, Caillebotte, Manet e Monet. Ad accomunarlo a Boldini – oltre alla contiguità di alcune tematiche – fu certamente il desiderio di affermarsi a Parigi dove, con un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici impressionisti, contribuì alla rivoluzione che avrebbe trasformato radicalmente l’arte occidentale.
Nel corso della sua carriera, De Nittis fu prima un interprete d’avanguardia della scuola verista del sud Italia, per entrare poi a pieno titolo nella compagine degli innovatori parigini con i quali condivise gli interessi per la fotografia e per l’arte giapponese, linguaggi che influenzarono fortemente la sua ricerca. Paesaggista virtuoso nel tradurre gli effetti di luce abbagliante del suo paese natale come i cieli brumosi dell’Ile de France, o le nebbie londinesi, egli fu abile nel raccontare un mondo e una società in veloce cambiamento fermando il suo obiettivo pittorico sulle città in trasformazione, sulla vita dei boulevard e sui luoghi della mondanità e del tempo libero.
Con la sua arte, De Nittis ha contribuito a rinnovare i codici della pittura attraverso un linguaggio raffinato e di grande fascino visivo, capace di fare proprie le istanze della modernità senza rinunciare all’affermazione di una cifra personale che affonda le proprie radici nelle esperienze giovanili e si nutre della complice intimità con la moglie Leontine, sua “manager”, oltre che modella prediletta. L’esposizione sarà ordinata secondo un percorso cronologico-tematico, la cui scansione troverà ispirazione anche in alcune delle parole che la critica coeva dedicò all’opera di De Nittis, sottolineando la peculiarità di questo pittore: «meridionale al sud, francese a Parigi e londinese a Londra», come scriveva, nel 1914, Vittorio Pica per evidenziare l’universalità e l’europeismo ante litteram della sua arte.
«Sono particolarmente felice che un progetto a lungo meditato assieme ai colleghi di Barletta, e fortemente voluto da entrambe le istituzioni, possa finalmente vedere la luce nello spirito di un reale scambio culturale e professionale tra enti pubblici», chiosa Maria Luisa Pacelli, «A questo si unisce la soddisfazione nell’aver saputo rispondere alla richiesta della città di programmare una mostra inizialmente non prevista con una proposta di qualità che non tradisce la natura e la vocazione delle nostre istituzioni coniugando ancora una volta rigore scientifico, sostenibilità e appeal.»

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