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Fabula Fine Art

8 Marzo - 23 Marzo

Mostra L’INGEGNO DI EVA

L’INGEGNO DI EVA
8 marzo – 23 marzo 2019
Opere di 10 Artiste dal 1912 al 2019:
Giovanna Baruffaldi
Adriana Bisi Fabbri
Nedda Bonini
Maria Chailly
Leonor Fini
Laura Govoni
Beryl Hight
Mimì Quilici Buzzacchi
Ada Santini
Priscilla Sclavi

Seconda mostra meticciata da me proposta alla “Fabula” dopo la “Sacra Ferrarese” del dicembre scorso, la rassegna odierna si sviluppa nell’arco di un secolo, spalmata sull’asse culturale Milano-Ferrara-Roma. Sono presentate opere di 10 artiste, varie per tecnica ed ispirazione, con inaugurazione nel giorno canonico dell’otto marzo, Festa della Donna, mettendo in luce connessioni formali e simbologie che spesso hanno accorciato le distanze. Si parte da un disegno del 1912, della ferrarese Bisi Fabbri, cugina di Boccioni (e come lui trapiantata a Milano), con volti spiritosamente deformati secondo l’ottica delle “nuove tendenze” e da un pressochè coevo olietto della conterranea Chailly, deliziosa veduta marina a ricordo di uno dei tanti soggiorni in Egitto, dove l’autrice insegnava disegno presso una scuola religiosa. Vissuta equamente tra Ferrara e Roma è invece la Quilici Buzzacchi, autrice nel 1927 di una icastica incisione raffigurante l’aspetto primitivo del Castello Estense e nel 1972 di uno scorcio del borgo fortificato nell’isola del Giglio, in linea con le suggestioni della Scuola Romana. Mentre il “Vaso di fiori” (1923) della ferrarese Santini, dilettante di classe, ben documenta il genere naturamortista al quale si dedicavano allora molte pittrici, il ritratto dell’italo-argentina Fini, di circa 10 anni dopo, raffigura con felice sintesi, quasi alla De Pisis, il fresco ritratto di Felicita Frai, allora impegnata con Funi ad affrescare la Sala dell’Arengo. E sia la Fini che la Frai furono allievi di Funi, ma la seconda diventerà poi a Parigi la migliore pittrice del gruppo surrealista. Negli anni ‘50 la più significativa pittrice di Ferrara fu la Baruffaldi, qui rappresentata da un’intensa nevicata, mentre l’inglese Hight (anche scenografa e illustratrice) viveva a Roma, ma con frequenti soggiorni a Ferrara, dove nel 1963 riprese in modo incantevole la nipote letterata Roseda Tumiati. Arrivando ai nostri giorni segnaliamo due piccole, deliziose opere su carta della giovanissima Sclavi, allieva dell’Accademia di Brera e due grandi opere delle ferraresi Bonini e Govoni. La prima ha realizzato una sorta di “arazzo concettuale”, un ricordo d’Africa suggestivamente polimaterico, con ricamo e cucito su tarlatana, stampa elettrografica, fiber art. La seconda, nell’anno del centenario di Leonardo, sviluppa intelligenti suggestioni a partire dal celeberrimo disegno dell’Uomo Vitruviano: una scenografica installazione neo-pop che parla in ultima analisi del destino umano, a prescindere dal sesso…
Lucio Scardino

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