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Hotel Annunziata Ferrara

12 Settembre 2018 ore 19:00 - 22:00
|Evento ricorrente (vedi tutto)

Un evento ogni 1 giorno(i) che inizia alle 19:00, che si ripete fino al 28 Ottobre 2018

Mostra “CollocAzioni” di Renzo Sbolci

CollocAzioni
RENZO SBOLCI alla gallery Annunziata
1 settembre – 28 ottobre 2018
inaugurazione sabato 1 settembre ore 19,00

Ultima recensione critica firmata Giuseppe Ferrara:
“Esiste uno stretto legame tra il modo di rappresentare pittoricamente lo spazio e quello di raccontare storie. Come ci ricorda John Berger (JB), il romanzo moderno è il risultato della perdita dell’orizzonte contadino, cioè, “l’espressione di uno sradicamento”.
Questo è uno dei primi racconti delle opere di Renzo Sbolci: l’orizzonte, per come lo abbiamo conosciuto, si è perso, collassato, frammentato in una pioggia di linee e in un pugno di polvere.
L’artista livornese, ormai di casa qui a Ferrara, prosegue la sua ricerca iniziata negli anni ’80 con un breve periodo figurativo ispirato dall’opera di Giorgio Morandi; passata poi attraverso studi più informali e materici con i lavori su più tele accoppiate fino a raggiungere, negli anni 2000, la maturità…del legno con opere tridimensionali dove l’artista gioca con il pieno e il vuoto e con i pastelli direttamente passati sui tasselli dei suoi non-mosaici.
La perdita dell’orizzonte dunque come espressione di uno sradicamento.
Per afferrare la questione cruciale dell’orizzonte bisogna ricorrere al cinema di Michelangelo Antonioni al quale John Berger spesso faceva riferimento per insegnarci a guardare. Come si sa la Pianura padana è il luogo in Italia dove l’orizzonte ha la sua massima estensione; per molti versi questa ampia fetta di spazio è l’esatto contrario del paesaggio italiano – ben rappresentato ad esempio da Livorno, la città natale di Sbolci – segnato invece dalla presenza di una valle chiusa, orientata verso il mare, custodita dalle colline, spazio circoscritto e definito.
Nella Valle padana il cielo non è sempre in tumulto come accade sulla città toscana, né gli azzurri saranno mai cosi carichi come quelli dei cieli marini. Al contrario qui il grigiore invernale, il tenue azzurro estivo e il nebbioso autunno stabiliscono una uniformità di scena sulla quale appaiono, improvvise, delle cose. Si tratta dunque di uno spazio senza tempo perfetto per il cinema di Antonioni: “il regista inquadra le scene come se il fulcro del suo interesse fosse sempre a fianco dell’evento rappresentato e il protagonista mai al centro, perché il centro è un destino incomprensibile dai contorni ancora troppo vaghi (JB)”.
Potremmo dire che tutto il lavoro di Sbolci è qui compendiato: trovare un centro ma al tempo stesso non assumerlo come definitivo proprio perché il destino è qualcosa di incomprensibile.
Il confronto con il destino è per Sbolci quanto di più umano esista e il pesce che appare sovente nella sua opera è il controcanto di questa percezione: se il dubbio, l’incertezza dovuta alla perdita di un orizzonte non ha un centro ed è ubiquo, l’ immagine improvvisa che appare – la speranza “luce fiammeggiante delle tenebre” – irradia come un punto a cui vogliamo restare aggrappati.”

Giuseppe Ferrara

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