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5 Marzo ore 10:00 - 12:00

Ci siamo rotti i polmoni! – Tavola rotonda della Rete per la Giustizia Climatica

Le politiche in tema di rifiuti sono unanimemente riconosciute come fondamentali per la salvaguardia dell’ambiente, la transizione ecologica e per assicurare un pianeta vivibile alle future generazioni. Praticamente tutti si riconoscono nelle priorità individuate dall’Unione Europea che indicano gerarchicamente nella riduzione della produzione dei rifiuti, nel riutilizzo, nel riciclaggio e nello smaltimento gli interventi da mettere in campo per attuare una seria politica di gestione dei rifiuti. 

Poi, però, le scelte concrete, compiute dai governi e dalle Amministrazioni regionali e locali non sembrano andare in questa direzione. Si può dire che molti predicano bene, ma razzolano male, oppure riprendendo l’ormai nota affermazione di Greta Thunberg, che siamo in presenza di un bel po’ di “bla bla bla”.
Riguardo la situazione sulle politiche dei rifiuti a Ferrara, nei mesi passati è stata posta molta enfasi sul risultato decisamente buono della raccolta differenziata che qui abbiamo realizzato, ben l’87% sul totale dei rifiuti prodotti. Ciò è stato, in primo luogo, il prodotto di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini, che si sono visti ripagare di questo sforzo con l’incremento delle tonnellate di rifiuti destinati all’inceneritore. Con l’Autorizzazione Integrata Ambientale della primavera scorsa, le tonnellate da incenerire sono aumentate da 130.000 a 142.000, a fronte di un aumento di circa l’8% delle tariffe, che, secondo quanto dichiarato dall’Amministrazione comunale, corrisponde a circa 300€ all’anno in più per una famiglia media, sopra la media regionale pari a circa 276 €.

Questo incredibile paradosso non dipende soltanto dall’Amministrazione comunale: l’incremento del ricorso all’incenerimento è stato approvato da ARPAE, ente di emanazione regionale e di fatto non osteggiata dalla Giunta estense, che ha dapprima proclamato una sorta di dissenso politico su tale decisione ma ha fatto scadere i termini per impugnare il provvedimento davanti al TAR. Ha poi annunciato che avrebbe fatto ricorso al Capo dello Stato, salvo poi smentire sé stessa, visto che tale procedura non è andata avanti, e oggi afferma di voler avviare un’iniziativa di carattere giuridico nei confronti di Hera, che, però, appare alquanto fumosa e dai contorni più che incerti.

Per quanto riguarda le tariffe, certamente alcune decisioni “assurde” derivano da Arera, l’Agenzia Nazionale di regolazione di vari servizi pubblici, che continua a favorire la gestione di soggetti di natura privatistica e ha disposto il raddoppio dei profitti garantiti ai soggetti gestori, dal 3 al 6% del capitale investito, e lo spostamento di risorse ai gestori (non ai cittadini!) che realizzano buoni risultati nella raccolta differenziata, ma l’Amministrazione comunale, com’era nelle sue possibilità, non è intervenuta per modificare l’impianto tariffario e le sue ricadute sui cittadini.

Ciò richiama un altro punto fondamentale, al quale il Comune di Ferrara sta continuando a sottrarsi. Alla fine del 2017 è scaduta la concessione del servizio dei rifiuti a Hera, che quindi sta gestendo il servizio in proroga mentre, come la Rete per la Giustizia Climatica chiede da diverso tempo, si può scegliere di ripubblicizzare il servizio, affidandolo ad una nuova azienda pubblica comunale, come è stato realizzato a Forli a partire dal 2017. Tornare alla gestione pubblica, attraverso uno studio preliminare di fattibilità, significa costruire almeno 2 possibili punti di miglioramento per i cittadini: il primo è che una gestione pubblica può eliminare il profitto garantito che va ai soggetti gestori, visto che un’azienda pubblica normalmente lavora con un obiettivo di efficienza del servizio a parità tra costi e ricavi. Non parliamo di poco, perché Hera ha visto riconosciuti come profitti garantiti circa 400.000 € nel 2019 e circa 1.400.000 € nel 2020 (saranno ancor di più nel 2021), risorse che, invece, potrebbero servire per diminuire la tariffa ai cittadini. Inoltre – e questo è il secondo punto di fondo – un’azienda pubblica può orientare con più forza la propria azione per finalità di interesse generale, a partire da politiche volte alla riduzione dei rifiuti prodotti, come, ad esempio, il ricorso alla raccolta spinta porta a porta.

Così come, ancora, l’Amministrazione comunale non sembra intenzionata ad impegnarsi per superare in prospettiva il ricorso all’incenerimento dei rifiuti, che provoca problematiche serie per la salute dei cittadini e a emettere gas climalteranti.

Di tutto questo vogliamo discutere nel convegno che la Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara organizza per sabato 5 marzo dalle ore 10 alle 13. Lo facciamo con ospiti importanti come Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europa, Angelo Erbacci, direttore dell’azienda pubblica Alea di Forlì, e Natale Belosi, coordinatore scientifico della rete regionale Rifiuti Zero.

Al convegno abbiamo invitato amministratori regionale e locali e esponenti politici ferraresi: a loro rivolgiamo domande precise che derivano dai ragionamenti espressi prima. Con l’auspicio che gli obiettivi che ci poniamo come Rete – il riesame dell’AIA della primavera scorsa, la ripubblicizzazione del servizio rifiuti, il progressivo superamento dell’inceneritore – possano essere oggetto di discussione approfondita. Per provare a colmare la grande distanza tra buone intenzioni annunciate e pratiche deleterie che continuano ad essere messe in campo. 

Rete Giustizia Climatica Ferrara 

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Dettagli

Data:
5 Marzo
Ora:
10:00 - 12:00
Categoria Evento:

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